CASSANDRA CLARE.

CITT DEGLI ANGELI CADUTI.

Ciclo SHADOWHUNTERS 4.

Parte 1.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of fallen angels. 2011.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
     Fondazione Ezio Galiano onlus
       http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a
Brooklyn, dove scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti, perch a casa si distrae.
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Per Josh. Sommes-nous les deux livres d'un meme ouvrage?
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Parte Prima.
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Ci sono piaghe che si aggirano nelle tenebre;
e ci sono angeli sterminatori che volano avvolti
nel manto dell' immaterialit e di una natura taciturna;
non possiamo vederli, ma percepiamo la loro forza, e
soccombiamo sotto la loro lama.
JEREMY TAYLOR, A Funeral Sermon.
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Capitolo 1.
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IL PADRONE.
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- Solo un caff, grazie.
La cameriera sollev le sopracciglia disegnate. - Niente da mangiare? - chiese con aria
delusa e un marcato accento slavo.
Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia
migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caff. Ma non era colpa
di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po'
di cibo, giusto per dare una parvenza di normalit, ma la sera tardi di un marted, in un
Veselka dove era quasi l'unico cliente, non valeva la pena sforzarsi. - Caff e basta.
Con un'alzata di spalle la cameriera riprese il menu plastificato e si allontan per
consegnare l'ordinazione. Simon appoggi la schiena contro la sedia di plastica dura e si
guard attorno. Veselka, una tavola calda specializzata in cucina slava all'angolo fra Ninth
Street e Second Avenue, era uno dei suoi posti preferiti in tutto il Lower East Side: un
vecchio locale di poche pretese tappezzato di murales bianchi e neri, dove ti lasciavano
stare seduto tutto il giorno a patto di ordinare almeno un caff a intervalli di mezz'ora.
Facevano anche quelli che una volta erano i suoi tortelli vegetariani preferiti con zuppa di
barbabietola, ma ormai quei tempi erano acqua passata.
Era la met di ottobre, e al ristorante avevano iniziato a esporre i primi addobbi per
Halloween: un cartello in equilibrio precario con la scritta dolcetto o tortello? e la sagoma
di cartone del conte Blintzula, una specie di Dracula russo. Un tempo quelle decorazioni
un po' squallide facevano morir dal ridere Simon e Clary. Ora invece il conte, con quei
canini finti e il mantello nero, non lo metteva pi tanto di buonumore.
Il ragazzo lanci un'occhiata in direzione della finestra. Era una serata fresca e il vento
faceva volteggiare le foglie su Second Avenue come fossero manciate di coriandoli. Per
strada c'era una ragazza che camminava, una ragazza con un impermeabile legato stretto
in vita e con lunghi capelli neri che ondeggiavano al vento. Quando passava, la gente si
voltava a squadrarla. Anche Simon una volta guardava cos le ragazze, fantasticando e do-
mandandosi dove fossero dirette, chi avrebbero incontrato: non dei tipi come lui, poco ma
sicuro.
Quella invece s. La porta della tavola calda si apr al suono di un campanello e Isabelle
Lightwood fece il suo ingresso. Appena vide Simon sorrise e gli and incontro, togliendosi
l'impermeabile e appoggiandolo sullo schienale della sedia prima di accomodarsi. Sotto la
giacca portava quella che Clary definiva la "tipica tenuta da Isabelle": vestito di velluto
corto e aderente, calze a rete e stivali. Infilato in cima allo stivale sinistro, c'era un coltello
che Simon sapeva di essere l'unico a poter vedere. Nonostante ci, mentre la ragazza si
sedeva gettando indietro i capelli, tutti i presenti rimasero a guardarla. Qualunque cosa
indossasse, Isabelle attirava l'attenzione come uno spettacolo di fuochi d'artificio.
La bellissima Isabelle Lightwood. Quando Simon l'aveva conosciuta, pensava che una
ragazza cos non avrebbe certo avuto tempo da perdere con uno come lui. E in effetti non
si era del tutto sbagliato. A Isabelle piacevano i ragazzi che i suoi genitori avrebbero
disapprovato, e nel suo mondo questo significava "Nascosti": lupi mannari, vampiri, gente
cos. Il fatto che si frequentassero regolarmente da un mese o due lo sorprendeva, bench
il loro rapporto si limitasse per lo pi a incontri sporadici come quello. E in tutto questo,
Simon non poteva fare a meno di chiedersi se, senza la trasformazione in vampiro che gli
aveva rivoluzionato la vita in un solo istante, due come loro sarebbero mai usciti insieme.
Isabelle si port una ciocca di capelli dietro l'orecchio, sorridendo raggiante. - Ti trovo
bene.
Simon si guard di sfuggita nel riflesso della finestra della tavola calda. Da quando si
frequentavano, l'influenza di Isabelle era evidente nel suo nuovo look. Lei lo aveva
costretto ad abbandonare le felpe per i giubbotti di pelle, le scarpe da tennis per gli stivali
firmati. Stivali che, guarda un po', costavano trecento dollari al paio. Continuava a portare
le solite magliette con le scritte (quella sera era il turno di gli esistenzialisti lo fanno per
niente), ma i suoi jeans non avevano pi le ginocchia bucate o le tasche strappate. Si era
anche fatto crescere i capelli, che ora gli cadevano fin sopra gli occhi, ma quello era pi il
frutto di una necessit che di Isabelle.
Clary lo prendeva in giro per il suo nuovo stile, anche perch trovava tutto ci che
riguardava la vita sentimentale di Simon ai confini dell'assurdo. Non riusciva a credere
che potesse frequentare Isabelle in modo serio. Ovviamente non riusciva nemmeno a
credere che frequentasse anche Maia Roberts, una loro amica, nonch lupo mannaro, in
modo altrettanto serio. N tantomeno si capacitava che Simon non avesse ancora detto
all'una dell'altra.
Simon non sapeva bene come era successo. A Maia piaceva andare a casa sua per usare
l'Xbox, perch non c'era nella stazione di polizia abbandonata dove viveva il branco dei
lupi mannari. La terza o quarta volta che si era presentata da lui, prima di andarsene, si
era sporta in avanti e gli aveva dato un bacio. Lui ne era stato felice e aveva telefonato a
Clary per chiederle se fosse il caso di dirlo a Isabelle. - Prima pensa bene a quello che sta
succedendo fra voi - aveva risposto lei. - E poi... diglielo.
Si era rivelato un pessimo consiglio. A distanza di un mese, Simon non era ancora sicuro
di cosa ci fosse fra lui e Isabelle, perci non le aveva detto niente. E pi passava il tempo,
pi l'idea di parlarne gli sembrava strana. Fino a quel momento era filato tutto liscio:
Isabelle e Maia non erano amiche e si vedevano di rado. Purtroppo per lui, per, le cose
stavano per cambiare. La madre di Clary si sarebbe sposata dopo qualche settimana con
Luke, suo amico di vecchia data, e alla cerimonia avrebbero partecipato sia Isabelle sia
Maia. Solo a pensarci gli veniva pi paura che all'idea di essere rincorso per le strade di
New York da una torma inferocita di cacciatori di vampiri.
- Dunque? - fece Isabelle, svegliandolo di colpo dai suoi sogni a occhi aperti. -
Perch qui e non da Taki? L ti darebbero del sangue.
Il volume della sua voce lo fece trasalire: Isabelle era tutto tranne che discreta. Per
fortuna nessuno l'aveva sentita, nemmeno la cameriera che nel frattempo si era avvicinata,
aveva sbattuto la tazza di caff sul tavolo di fronte a Simon, lanciato un'occhiata a Isabelle
e se n'era andata senza nemmeno chiederle se voleva qualcosa.
- Mi piace venire qui - rispose il ragazzo. - Io e Clary ci venivamo quando lei
prendeva lezioni da Tisch. Fanno dei pierogi con borscht eccezionali, vale a dire tortelli
dolci e zuppa di barbabietole, e poi resta aperto tutta la notte.
Isabelle per non lo stava ascoltando. Guardava alle sue spalle. - E quello chi ?
Simon segu lo sguardo della ragazza. - Quello  il conte Blintzula.
- Il conte Blintzula?.
Simon fece spallucce. - Fa parte degli addobbi per Halloween. Il conte Blintzula  per i
bambini.  come il conte del programma "Sesame Street". - Sorrise notando lo sguardo
perplesso di Isabelle. - Ma s, quello che insegna a contare ai bambini.
Lei scuoteva la testa. - C' un programma televisivo in cui un vampiro insegna ai
bambini a contare?
- Se lo avessi visto, capiresti - mormor Simon.
- In effetti la cosa ha delle basi storiche - osserv Isabelle, entrando in modalit
Shadowhunter saputella. - Alcune leggende sostengono che per i vampiri contare 
un'ossessione e che, se gli rovesci davanti un mucchietto di riso, devono interrompere
quello che stanno facendo per contare i chicchi. Ovviamente non c' niente di vero in tutto
questo, come nella storia dell'aglio. E poi i vampiri non perdono tempo a insegnare ai
bambini. I vampiri fanno paura.
- Grazie tante, Isabelle - disse Simon. -  un gioco di parole. Al conte piace
contare, capito? "Bambini, che cosa ha mangiato oggi il conte? Un biscotto con le gocce di
cioccolato, due biscotti con le gocce di cioccolato, tre biscotti con le gocce di cioccolato..."
La porta del ristorante si apr per lasciare entrare un altro cliente, e i due ragazzi vennero
raggiunti da una folata di aria fredda. Isabelle rabbrivid e prese la sciarpa di seta nera che
aveva con s. - Non  realistico.
- Cosa avresti preferito? "Bambini, che cosa ha mangiato oggi il conte? Un contadino
indifeso, due contadini indifesi, tre contadini indifesi...
- Ssst! - Isabelle fin di annodarsi la sciarpa attorno al collo e si sporse in avanti,
appoggiando una mano sul fianco di Simon. All'improvviso i grandi occhi neri della
ragazza avevano preso vita, come succedeva solo quando era a caccia di demoni o stava
pensando di farlo. - Guarda laggi.
Simon segu il suo sguardo. C'erano due uomini in piedi davanti alla vetrinetta dei dolci:
torte ricoperte da uno strato di glassa, involtini dolci della tradizione ebraica, sfogliatine
danesi ripiene di crema. Ma nessuno dei due aveva l'aria di essere interessato ai dolci.
Erano bassi e incredibilmente magri, tanto che i loro zigomi sporgevano sul viso, sotto la
pelle, come fossero lame di coltello. Avevano i capelli grigi, radi, e indossavano cappotti
color grigio ardesia che arrivavano fino a terra.
- Chi pensi che siano, quelli? - chiese Isabelle. Simon li studi con attenzione. Loro
ricambiarono lo sguardo con occhi privi di ciglia, pi simili a buchi. - Mi ricordano degli
gnomi da giardino in versione cattiva.
- Sono dei Soggiogati - sibil Isabelle. - Umani che appartengono a un vampiro.
- Appartengono... in che senso?
La ragazza sbuff, spazientita. - Per l'Angelo! Non sai niente sulla tua specie, vero? Ma
almeno sai come nascono i vampiri?
- Be', quando una mamma vampiro e un pap vampiro si vogliono tanto bene...
Isabelle lo guard storto. - Bene, tu sai che i vampiri non devono fare sesso per
riprodursi, ma scommetto che non sai veramente come funziona.
- S, invece - ribatt Simon. - Io sono un vampiro perch, prima di morire, ho bevuto
il sangue di Raphael. Bere sangue pi morte, uguale vampiro.
- Non proprio - precis Isabelle. - Sei un vampiro perch hai bevuto il sangue di
Raphael, poi sei stato morso da altri vampiri, e solo a quel punto sei morto.  necessario
che, a un certo punto del processo, si venga morsi.
- Perch?
- La saliva dei vampiri ha... delle propriet. Delle propriet di trasformazione.
- Bleah! - fece Simon.
Non dire bleah a me. Sei tu quello con la saliva magica. I vampiri si circondano di umani
con cui nutrirsi, quando sono a corto di sangue. Dei distributori ambulanti, in pratica. -
Izzy parlava in tono disgustato. - Penserai che perdere sangue li indebolisca sempre di
pi, ma in realt la saliva di vampiro ha delle propriet curative. Aumenta il numero di
globuli rossi, rafforza e rinvigorisce gli umani che la ricevono, li fa vivere pi a lungo. 
per questo motivo che la Legge non vieta ai vampiri di nutrirsi di sangue di umani; in
realt, a loro, non fa male. Ovviamente di tanto in tanto il vampiro decide che un semplice
spuntino non gli basta pi e che ci vorrebbe un Soggiogato... A quel punto comincia a
somministrare all'umano morsicato delle piccole quantit del proprio sangue, tanto per
tenerlo buono, fedele al suo padrone. I Soggiogati venerano i propri padroni e adorano
servirli. Tutto ci che desiderano  stare vicino a loro, un po' come hai fatto tu quando sei
tornato dal Dumont: sei stato attirato dal vampiro di cui avevi bevuto il sangue.
- Raphael... - disse Simon con voce lugubre. - In questo momento non muoio dalla
voglia di stare insieme a lui, se proprio vuoi saperlo.
- No, perch quando diventi un vero vampiro il desiderio svanisce. Sono i Soggiogati
che adorano i loro signori, ai quali non possono disubbidire. Quando sei tornato dal
Dumont, il clan di Raphael ti ha dissanguato, tu sei morto, e sei diventato un vampiro. Ma
se non ti avessero prosciugato tutto il sangue, se anzi ti avessero dato un po' del loro
sangue, alla fine saresti diventato anche tu un Soggiogato.
- Tutto molto interessante - comment Simon. - Ma non spiega il motivo per cui
stanno guardando noi.
Isabelle diede un'occhiata ai due sconosciuti. - Stanno fissando te. Forse il loro padrone
 morto e ne stanno cercando un altro. Ehi, potresti farti degli animali da compagnia! -
esclam sorridendo.
- Oppure - ribatt Simon - sono qui per le crocchette di patate.
- I Soggiogati umani non mangiano cibo. Vivono nutrendosi di un miscuglio di sangue
vampiresco e sangue animale, che li mantiene in uno stato di animazione sospesa. Non
sono immortali, ma invecchiano molto lentamente.
- Purtroppo per - comment Simon guardandoli - non sembra che stiano
invecchiando tanto bene.
Isabelle drizz la schiena. - Stanno venendo qui. Credo che presto sapremo cosa
vogliono.
I Soggiogati si muovevano come se sotto i piedi avessero delle rotelle. Invece di fare dei
passi, sembravano scivolare in avanti senza far rumore. Ci misero solo pochi secondi ad
attraversare tutto il ristorante e, quando furono vicini al tavolo di Simon, Isabelle aveva
gi sfilato il suo piccolo pugnale dallo stivale. Ora giaceva sul tavolo, splendente sotto le
luci fluorescenti della tavola calda. Era d'argento scuro e massiccio, con delle croci
marchiate a fuoco su entrambi i lati dell'impugnatura. A quanto pareva, erano motivi
ricorrenti su molte delle armi usate contro i vampiri, forse perch, pens Simon, si riteneva
che fossero in prevalenza cristiani.
- Come distanza pu bastare - dichiar Isabelle, tenendo le dita a pochi centimetri dal
pugnale, mentre i due Soggiogati si fermavano accanto al tavolo.
- Shadowhunter - disse con un mormorio sibilante la creatura di sinistra - non
sapevamo che anche tu fossi coinvolta in questa situazione.
Isabelle sollev uno dei suoi delicati sopraccigli. - Quale situazione?
Il secondo Soggiogato punt contro Simon un dito lungo e grigio che terminava in
un'unghia giallastra e appuntita. - Trattative in corso con il Daylighter.
- Non  vero - disse Simon. - Non so nemmeno chi siete. Mai visti prima.
Io sono il signor Walker - si present la prima creatura. - E questo  il signor Archer.
Siamo agli ordini del vampiro pi potente di New York, il capo del pi grande clan di
Manhattan.
- Raphael Santiago - disse Isabelle. - In tal caso dovreste sapere che Simon non fa
parte di nessun clan.  un libero professionista.
Il signor Walker accenn un sorriso. - Il mio padrone ritiene che la sua sia una
condizione temporanea.
Gli occhi di Simon incrociarono quelli di Isabelle, dall'altra parte del tavolo, che scroll le
spalle. - Ma Raphael non ti aveva detto di stare lontano dal clan?
- Magari ha cambiato idea - sugger Simon. - Sai com': lunatico, scostante.
- No, non lo so. In pratica non lo vedo dalla volta in cui minacciai di ucciderlo con un
candelabro. Per la prese bene. Non si tir indietro.
- Fantastico - fece Simon. I due Soggiogati lo stavano fissando; avevano gli occhi di
un grigio pallido, biancastro, simile a neve sporca. - Se Raphael ha intenzione di
accogliermi nel clan,  perch vuole qualcosa da me. Tanto vale che mi diciate di cosa si
tratta.
- Non siamo al corrente dei piani del nostro padrone - rispose il signor Archer in tono
altezzoso.
- Allora niente da fare - dichiar Simon. - Non vengo.
- Se non vuoi venire con noi, siamo autorizzati a prenderti con la forza.
In quell'istante fu come se il pugnale saltasse in mano a Isabelle, o per lo meno lei parve
muoversi appena. Lo fece roteare velocemente. - Se fossi in voi, non lo farei.
Il signor Archer digrign i denti. - Da quando in qua i figli dell'Angelo sono le guardie
del corpo dei Nascosti solitari? Ti pensavo al di sopra di questo genere di cose, Isabelle
Lightwood.
Non sono la sua guardia del corpo - rispose lei. - Sono la sua fidanzata. E questo mi
d il diritto di spaccarvi la faccia, se gli date fastidio.  cos che funziona.
Fidanzata?. Simon rimase cos sbalordito da guardare Isabelle con occhi increduli, ma lei
era impegnata a fissare i due Soggiogati, fulminandoli coi suoi occhi neri. Simon era quasi
certo che fino a quel momento Isabelle non si era mai presentata come la sua fidanzata. E
al tempo stesso si rendeva conto di quanto era diventata strana la sua vita, se la cosa che
pi lo stupiva, quella Sera, era la dichiarazione di Isabelle e non il fatto di essere stato
convocato al cospetto del vampiro pi potente di New York.
-Il mio padrone - disse il signor Walker in quello che probabilmente voleva essere un
tono di voce suadente ha una proposta da fare al Daylighter...
- Si chiama Simon. Simon Lewis.
- Da fare al signor Lewis. Vi prometto che il signor Lewis la trover estremamente
vantaggiosa, se solo fosse disposto a venire con noi per sentire cosa ha da dirgli il nostro
padrone. Giuro sul suo onore che non ti sar fatto alcun male, Daylighter, e che, se vorrai
rifiutare la sua offerta, sarai libero di farlo.
Il nostro padrone, il nostro padrone. Il signor Walker pronunciava quelle parole con un
misto di adorazione e timore reverenziale. Dentro di s Simon rabbrivid per un istante.
Che brutto essere cos legati a un'altra persona senza avere una propria volont.
Isabelle scosse la testa, formulando un "no". Probabilmente aveva ragione, pens Simon.
Lei era una Shadowhunter eccezionale. Da quando aveva dodici anni cacciava demoni e
Nascosti fuorilegge, tra cui vampiri diventati criminali, stregoni dediti alla magia nera,
lupi mannari impazziti e colpevoli di aver divorato qualcuno, e probabilmente era pi
brava di qualsiasi altro Shadowhunter della sua et, a parte suo fratello Jace. E poi c'era
Sebastian, pens Simon, che era meglio di tutt'e due. Ma ormai era morto.
- Va bene - disse. - Vengo.
A Isabelle uscirono gli occhi fuori dalle orbite. - Simon!
Entrambi i Soggiogati si fregarono le mani, come i cattivi di una storia a fumetti. In realt
non era il gesto in s a dare i brividi, ma il fatto che quei due lo avevano fatto esattamente
nello stesso istante e nello stesso modo, come due burattini i cui fili venivano tirati
all'unisono.
- Eccellente - disse il signor Archer.
Isabelle butt rumorosamente il coltello sul tavolo e si sporse in avanti, sfiorando la
tovaglia con i suoi lucenti capelli neri. - Simon - sussurr in tono insistente. - Non
essere sciocco. Non hai nessuna ragione per andare con loro. E poi Raphael  un imbecille!
- Raphael  un grande vampiro - ribatt il ragazzo. - Il suo sangue mi ha reso un
vampiro. Lui  il mio... o come cavolo lo chiamano loro.
- Signore, creatore, padre. C' un milione di definizioni per quello che ha fatto - disse
Isabelle, turbata. - Forse il suo sangue avr anche fatto di te un vampiro, ma non  stato
quello a fare di te un Daylighter... - I suoi occhi incontrarono quelli di lui, dall'altra parte
del tavolo.  stato Jace a farlo. Ma non lo avrebbe mai detto a voce alta. Erano solo in pochi
a sapere la verit, in pochi a conoscere tutta la storia della vera identit di Jace e delle
relative conseguenze per Simon. - Non sei tenuto a fare quello che ti dice.
- Certo, lo so - rispose il ragazzo abbassando il tono di voce. - Ma se mi rifiuto di
seguirli, pensi che Raphael lascer perdere e basta? No, non lo far. Continuer a cercarmi.
- Lanci un'occhiata obliqua verso i Soggiogati; avevano l'aria di essere d'accordo con lui,
anche se forse se lo stava solo immaginando. - Mi farebbe controllare ovunque. Mentre
sono in giro, a scuola, da Clary...
- E allora? Pensi che Clary non saprebbe cavarsela, con loro? - sbott Isabelle,
lanciando in aria le mani. - Come vuoi. Ma almeno lasciami venire con te.
- Neanche per idea - intervenne il signor Archer. - Queste non sono cose da
Shadowhunters. Queste sono faccende da Figli della Notte.
- Io non...
- La Legge ci riserva il diritto di condurre i nostri affari in privato - dichiar
fermamente il signor Walker - insieme a quelli della nostra specie.
Simon li guard. - Datemi un momento, per favore - disse ai due. - Vorrei parlare
con Isabelle.
Segu un attimo di silenzio. Attorno a loro, la vita all'interno della tavola calda
continuava il suo corso. Il cinema in fondo all'isolato aveva chiuso e aveva portato
un'ondata di clienti per i quali le cameriere correvano a destra e a manca servendo piatti
fumanti. Ai tavoli vicini, due coppiette chiacchieravano e ridevano; dietro il bancone, i
cuochi si gridavano le ordinazioni a vicenda. Nessuno stava guardando i due, n aveva
notato che stava accadendo qualcosa di strano. Simon era abituato agli incantesimi, ma a
volte, quando era con Isabelle, non poteva fare a meno di sentirsi intrappolato in un muro
di vetro invisibile, tagliato fuori dal resto dell'umanit e dalle sue normali vicissitudini.
- Molto bene - comment il signor Walker, facendo un passo indietro - anche se al
mio padrone non piace aspettare.
I due Soggiogati si diressero verso la porta, mostrandosi indifferenti alle folate d'aria
fredda che arrivavano quando qualcuno entrava o usciva, e rimasero l in piedi come
statue.
Simon si rivolse a Isabelle. - Va tutto bene - la rassicur. - Non mi faranno del male.
Non possono farmi del male. Raphael sa tutto del... - E, con un certo imbarazzo, si indic
la fronte. - Di questo.
Isabelle allung le mani sul tavolo e gli scost all'indietro i capelli, con fare pi pratico
che affettuoso, poi corrug la fronte. Simon aveva visto il Marchio abbastanza volte, allo
specchio, da conoscerne perfettamente la forma. Era come se qualcuno, con un pennello a
punta sottile, gli avesse tracciato un semplice disegno sulla fronte, al centro, appena sopra
gli occhi. Ogni tanto sembrava che cambiasse forma, come le immagini mobili che si
indovinano talvolta nelle nuvole, ma restava sempre nero ed evidente, e pure un po'
inquietante, come un segnale d'allerta scritto in una lingua sconosciuta.
- Ma... funziona veramente? - sussurr Isabelle.
- Raphael crede di s - rispose Simon. - E non ho motivo di pensare che si sbagli -
Con quelle parole le prese il polso e se lo allontan dal viso. - Andr tutto bene, Isabelle.
Lei sospir. - Ogni singola cosa che ho imparato finora mi dice che non si tratta di una
buona idea.
Simon le strinse le dita. - Dai, su, in fondo anche tu sei curiosa di sapere cosa vuole
Raphael, non  vero?
Isabelle gli diede una leggera pacca sulla mano e torn a sedersi. - Me lo racconterai
quando torni. Chiamami subito, per prima.
- Lo far. - Simon, fermo in piedi, si chiuse la cerniera della giacca. - E fammi un
favore, ti va? Anzi due.
Lei rimase a osservarlo fra il divertito e il diffidente. - Cosa?
- Clary ha detto che questa sera si sarebbe allenata all'Istituto. Se per caso la vedi, non
dirle dove sono andato. Si preoccuperebbe senza motivo.
Isabelle alz gli occhi al cielo. - E va bene. Il secondo favore?
Simon si sporse verso di lei e le diede un bacio sulla guancia. - Prima di andartene
assaggia il borscht.  troppo buono!
Il signor Walker e il signor Archer non erano fra i compagni di viaggio pi loquaci che si
potessero incontrare. Guidarono Simon attraverso le strade del Lower East Side in silenzio,
procedendo alcuni passi davanti a lui con la loro curiosa andatura scivolante. Si stava
facendo tardi, ma i marciapiedi cittadini brulicavano ancora di gente che aveva staccato
dal turno serale e correva a casa con la testa bassa e il bavero alzato per difendersi dal
vento freddo e insistente. Lungo St. Mark's Place spuntavano bancarelle che vendevano di
tutto, dalle calze a buon mercato, all'incenso al legno di sandalo, fino agli schizzi in
carboncino di New York. Le foglie crepitavano su marciapiede come ossa essiccate. L'aria
sapeva di gas di scarico misto a sandalo, ma sotto si indovinava l'odore di essere umano:
pelle e sangue.
A Simon si strinse lo stomaco. Cercava di tenere in camera bottiglie di sangue animale a
sufficienza (in fondo all'armadio nascondeva un piccolo frigorifero che sua madre non
poteva vedere) per evitare di ritrovarsi troppo affamato. Il sangue gli faceva schifo.
Pensava che un giorno si sarebbe abituato, che anzi avrebbe iniziato a desiderarlo, ma,
anche se placava i morsi della fame, non aveva niente di paragonabile al gusto del
cioccolato, del burrito vegetariano o del gelato al caff. Era sangue, punto.
Avere fame per era peggio. Avere fame significava sentire cose che non voleva sentire:
il sale sulla pelle degli altri, l'odore pungente e dolciastro del sangue che trasuda da pori
sconosciuti. Tutto questo lo faceva sentire famelico, scombussolato, totalmente sbagliato.
Curvando le spalle in avanti, si infil i pugni nelle tasche della giacca e cerc di respirare
con la bocca.
Svoltarono proprio su Third Avenue e si fermarono davanti a un ristorante sulla cui
insegna campeggiava la scritta CLOISTER CAF - GIARDINO APERTO TUTTO L'
ANNO. Simon la osserv, stupito. - Cosa ci facciamo qui?
- Questo  il luogo d'incontro scelto dal nostro padrone - rispose il signor Walker in
tono carezzevole.
- Ah - fece Simon, colto alla sprovvista. - Pensavo che Raphael fosse pi il tipo da...
ecco, da appuntamento in cima a una cattedrale sconsacrata o dentro una cripta piena di
ossa. Non lo facevo uno da ristorante modaiolo.
I due Soggiogati rimasero a fissarlo. - Ci sono problemi, Daylighter? - chiese infine il
signor Archer.
Simon si sent indirettamente rimproverato. - No. Nessun problema.
L'interno del ristorante era buio, con un bancone di marmo che correva lungo una delle
pareti. Nessun cameriere venne ad accoglierli mentre attraversavano la stanza per
raggiungere una porta sul retro e poi il giardino.
A New York c'erano molti ristoranti con spazi all'aperto, ma solo pochi erano accessibili
ad autunno cos inoltrato. Questo si trovava in un cortile circondato da diversi edifici e
aveva le pareti decorate da trompe-l'oeil che raffiguravano giardini all'italiana traboccanti
di fiori. Gli alberi, con le foglie tinte d'oro e ruggine dall'autunno, erano percorsi da fili di
luci bianche e i funghi termici disposti qua e l fra i tavoli emanavano un bagliore ros-
sastro. Al centro del cortile, una piccola fontana sprigionava schizzi d'acqua scroscianti.
C'era un unico tavolo occupato, e non da Raphael. Una donna magra, con un cappello a
tesa larga, era seduta vicino al muro. Sotto lo sguardo stupito di Simon, sollev una mano
e fece segno al ragazzo di avvicinarsi. Lui si volt e si guard alle spalle; ovviamente non
c'era nessuno. Walker e Archer ripresero a muoversi. Confuso, Simon li segu mentre
attraversavano il cortile e si fermavano a pochi passi dal punto in cui sedeva la donna.
Walker fece un profondo inchino. - Padrone - disse.
La donna sorrise. - Walker - rispose. - E anche tu, Archer. Molto bene, grazie per
avermi portato Simon.
- Fermi un attimo! - disse Simon guardando prima la donna, poi i due Soggiogati, poi
di nuovo la donna. - Lei non  Raphael.
Oh cielo, no! - rispose la sconosciuta togliendosi il cappello. Sulle sue spalle si rivers
una cascata di capelli biondo platino, splendenti sotto le luci in stile natalizio. Aveva un
viso levigato, bianco e ovale, bellissimo, dominato da enormi occhi verde chiaro.
Indossava dei lunghi guanti neri, una camicetta di seta dello stesso colore, una gonna a
tubo e un foulard anch'esso nero attorno al collo. Impossibile decifrare l'et che aveva, o
per lo meno l'et di quando era stata trasformata in una vampira. - Mi chiamo Camille
Belcourt. Piacere di fare la tua conoscenza - disse porgendo una mano guantata di nero.
- Mi hanno detto che qui avrei incontrato Raphael Santiago - disse Simon, senza
muoversi per stringergliela. - Lei lavora per lui?
Camille Belcourt rise con il suono di una fontana gorgogliante. - Assolutamente no!
Anche se una volta lui lavorava per me.
E a quel punto Simon ricord. Pensavo che il vampiro fosse un altro, aveva, detto una
volta a Raphael, nella citt di Idris. Sembravano passati secoli.
Camille non  ancora tornata da noi, aveva risposto Raphael. Faccio io le sue veci.
- Il vampiro capo  lei. Il capo del clan di Manhattan - disse rivolgendosi ai
Soggiogati. - Mi avete ingannato. Mi avevate detto che avrei incontrato Raphael.
- Io ho detto che avresti incontrato il nostro padrone - rispose il signor Walker. I suoi
occhi erano grandi e vuoti, cos vuoti che Simon si chiese se quei due avessero davvero
voluto ingannarlo o se fossero semplicemente creature programmate come robot per dire
qualunque cosa il loro padrone gli avesse ordinato di dire, incapaci di allontanarsi dal
copione. - Ed eccolo qui.
Esatto - disse Camille rivolgendo ai Soggiogati un sorriso smagliante. - Walker,
Archer, ora andate, per favore. Io e Simon dobbiamo parlare da soli. - Simon sent che
c'era qualcosa nel modo in cui aveva pronunciato quella frase... il suo nome, e anche la
parola "soli"... erano come una carezza segreta.
I Soggiogati si inchinarono e se ne andarono. Mentre il signor Archer si voltava, Simon
not sul suo collo un segno, un livido profondo, cos scuro che sembrava di vernice, con
due punti ancora pi scuri nel mezzo: erano punture, circondate da carne lacera e
rinsecchita. Simon si sent attraversare da un brivido silenzioso.
- Prego - gli disse Camille battendo la mano sulla sedia che aveva accanto. - Siediti.
Ti va del vino?
Simon si sedette, appollaiandosi scomodamente sul bordo della sedia di metallo. - In
realt non bevo.
- Ovvio - rispose lei, comprensiva. - Ma non preoccuparti troppo, col tempo riuscirai
ad abituarti a bere vino e altre bevande. Alcuni fra i pi anziani della nostra specie
riescono persino a nutrirsi di cibo umano senza troppi effetti collaterali.
Senza troppi effetti collaterali? A Simon quella frase non piaceva molto. - Ci vorr
molto tempo? - volle sapere, abbassando di proposito lo sguardo sul cellulare e vedendo
che erano gi passate le dieci e mezza. - Devo tornare a casa.
Camille bevve un sorso di vino. - Ah s? E come mai?
Perch mia madre mi sta aspettando alzata. Okay, non c'era motivo per cui quella
sconosciuta dovesse per forza venirlo a sapere. - Avevo un appuntamento e lei mi sta
facendo ritardare - disse invece. - Mi stavo solo chiedendo che cosa ci fosse di tanto
importante.
-Vivi ancora con tua madre, vero? - chiese lei appoggiando il bicchiere. - Strano che
un vampiro potente come te non voglia lasciare casa e unirsi a un clan, non trovi?
-  per questo, allora, che lei mi fa arrivare in ritardo al mio appuntamento. Voleva
prendermi in giro perch vivo ancora in famiglia. Non avrebbe potuto farlo una sera in cui
ero libero? Ovvero la maggior parte delle volte, nel caso le interessasse.
- Non ti sto prendendo in giro, Simon. - Si pass la lingua sul labbro inferiore, come
per assaporare il vino appena bevuto. - Voglio sapere perch non sei entrato a far parte
del clan di Raphael.
Che poi  il tuo stesso clan, giusto?. - Ho la netta sensazione che lui non mi voleva -
rispose Simon. - In pratica ha detto che mi avrebbe lasciato in pace se io avessi lasciato in
pace lui. E cos l'ho lasciato in pace, punto.
- Ah  cos... - fece lei, gli occhi verdi accesi da un bagliore.
- Non ho mai desiderato essere un vampiro - prosegu Simon, cominciando a
chiedersi perch mai stesse raccontando quelle cose a quella sconosciuta. - Volevo una
vita normale. Quando scoprii di essere un Daylighter, pensavo che ci sarei riuscito, almeno
fino a un certo punto. Posso andare a scuola, vivere a casa mia, vedere mia madre e mia
sorella...
- Purch non ti capiti di mangiare di fronte a loro - osserv Camille - e tu tenga
nascosta la tua sete di sangue. Non ti sei mai nutrito di un umano, vero? Solo sangue
conservato. Stantio. Animale - prosegu arricciando il naso.
Simon ripens a Jace e si affrett a rimuoverne il ricordo. Jace non era esattamente un
umano. - No, mai.
- Succeder. E quando lo farai, non te ne dimenticherai. - Si chin in avanti, verso di
lui, e i suoi capelli chiari gli accarezzarono la mano. - Non puoi nascondere la tua vera
identit per sempre.
- Quale ragazzino non mente ai propri genitori? - rispose Simon. - E comunque non
capisco perch la cosa le interessi tanto. Anzi, in realt non ho ancora capito che cosa ci
faccio qui.
Camille si sporse di nuovo e la camicetta di seta nera le si apr sulla scollatura. Se Simon
fosse stato ancora umano, sarebbe arrossito. - Me lo faresti vedere?
Simon si sentiva gli occhi che gli schizzavano fuori dalle orbite. - Vedere cosa?
Lei sorrise. - Il Marchio, sciocchino. Il Marchio di Caino. Ramingo e fuggiasco sarai
sulla Terra.
Il ragazzo apr la bocca, poi la chiuse di nuovo. Come fa a saperlo? Erano in pochissimi a
conoscere l'esistenza del Marchio che Clary, a Idris, gli aveva impresso sulla fronte.
Raphael aveva detto che si trattava di un segreto letale e Simon si era comportato di
conseguenza.
Gli occhi di Camille per erano cos verdi e decisi che Simon, per qualche ragione,
voleva obbedirle; c'era qualcosa nel modo in cui lei lo guardava, qualcosa nella musicalit
della sua voce. Si alz e scost il ciuffo di capelli, scoprendo la fronte perch lei la potesse
osservare.
Camille sgran gli occhi e dischiuse le labbra. Si sfior appena il collo con le dita, come
per controllare le pulsazioni, inesistenti.
- Oh - esclam. - Come sei fortunato, Simon. Che privilegio!
-  una maledizione - ribatt lui - non una fortuna. se ne rende conto, vero?
A lei brillarono gli occhi. - Caino disse al Signore: "Il mio castigo  troppo grande
perch io possa sopportarlo".  davvero pi di quanto tu possa sopportare, Simon?
Il ragazzo si rimise a sedere, lasciando che i capelli tornassero al loro posto. - No. Posso
sopportarlo.
- Per non vuoi farlo. - La donna pass un dito guantato sul bordo del bicchiere di
vino, senza staccare gli occhi da Simon. - E se io fossi in grado di offrirti un modo per
trasformare in un vantaggio quella che per te  una maledizione?
Direi che finalmente ci stiamo avvicinando al motivo per cui mi ha fatto venire qui, ed 
gi qualcosa. - La ascolto.
- Hai riconosciuto il mio nome, quando te l'ho detto? - chiese Camille. - Raphael ti
ha gi parlato di me, vero? - Aveva un accento molto leggero, che Simon non riusciva
bene a individuare.
- Ha detto che lei era il capo del clan e che lui lo guidava soltanto in sua vece. Un po'
come un vicepresidente, o qualcosa di simile.
- Ah. - La donna si morse appena il labbro inferiore. - In realt non  esatto. Vorrei
dirti la verit, Simon, vorrei farti una proposta. Ma prima mi devi dare la tua parola su
una questione.
- Quale?
- Sul fatto che tutto ci che accadr fra di noi qui, stasera, rester un segreto. Nessuno
pu venirlo a sapere. Non la tua amica pel di carota, Clary, n le tue due belle. E nemmeno
la famiglia Lightwood. Nessuno, Simon.
Il ragazzo si appoggi contro lo schienale della sedia. - E se non volessi promettere?
- Allora te ne puoi andare, se  questo che vuoi - rispose. - Ma non saprai mai quello
che avrei voluto dirti. E sar un'occasione sprecata di cui ti pentirai.
- Sono curioso - rispose Simon - ma non sono sicuro di esserlo cos tanto.
Negli occhi di Camille c'era un barlume di sorpresa, ilarit e forse, pens Simon, persino
di rispetto. - Niente di ci che ho da dirti li riguarda. Non metter a rischio la loro
sicurezza o la loro salute. La segretezza serve solo a proteggere me stessa.
Simon la guard con sospetto. Era sincera? I vampiri non erano come le fate, non
sapevano mentire. Per doveva ammettere di essere curioso. - E va bene. Manterr il
segreto, sempre che secondo me non possa mettere in pericolo i miei amici. Fine delle
trattative.
Camille aveva un sorriso di ghiaccio e Simon capiva bene che non amava essere messa
in discussione. - Perfetto - disse. - Presumo di non avere molta scelta, se ho un
bisogno cos disperato del tuo aiuto. - Si sporse in avanti, mentre la sua mano sottile
giocherellava con lo stelo del bicchiere. - Fino a poco tempo fa ho gestito il clan di
Manhattan, e con molto piacere. La nostra base era in un edificio d'epoca nell'Upper West
Side, risalente a prima della guerra, e non quella fogna di hotel dove ora Santiago tiene i
miei. Santiago, o Raphael come lo chiami tu, era il mio braccio destro. Il mio compagno
pi fidato... o almeno cos pensavo. Una notte ho scoperto che uccideva gli umani,
portandoli in quel vecchio albergo di East Harlem e succhiando loro il sangue per puro
divertimento. Alla fine buttava le ossa fuori, nei cassonetti dell'immondizia. Rischi inutili,
che infrangevano la Legge dell'Alleanza. - Si interruppe per bere un sorso di vino. -
Quando andai a chiedergli spiegazioni, capii cosa aveva detto al clan: l'assassina, la
fuorilegge, ero io. Il suo era un piano ben preciso. Voleva uccidermi per impossessarsi del
mio potere. Cos sono fuggita, protetta soltanto da Walker e da Archer.
- E per tutto questo tempo lui ha detto di essere a capo del clan solo in attesa del suo
ritorno...
Lei fece una smorfia. - Santiago  un bugiardo patentato. Vuole che io torni, questo 
certo, ma solo per potermi uccidere e assumere veramente il controllo del clan.
Simon non capiva bene cosa Camille volesse sentirsi dire. Non era abituato a donne
adulte che lo guardavano cos, con grandi occhi colmi di lacrime che gli raccontavano la
storia della loro vita.
- Mi dispiace - si decise infine a dire.
Lei scroll le spalle, in un modo cos particolare da fargli pensare che quel suo lieve
accento poteva essere francese. - Acqua passata - fu la risposta. - Per tutto questo
tempo sono rimasta nascosta a Londra in cerca di alleati, in attesa che qualcosa cambiasse.
E poi ho sentito parlare di te. - Alz una mano. - Non posso dirti come, ho giurato di
mantenere il segreto. Ma nel momento in cui  accaduto, ho capito che tu eri ci che
aspettavo.
- Io?
La donna si sporse in avanti e gli tocc una mano. - Raphael ha paura di te, Simon, e fa
bene. Sei uno della sua specie, un vampiro, ma non puoi essere ferito n ucciso; non pu
alzare un dito contro di te senza scatenare su di s l'ira di Dio.
Segu un attimo di silenzio. Simon riusciva a sentire il leggero ronzio delle luci natalizie
sopra le loro teste, l'acqua che sgorgava nella fontana di pietra al centro del cortile, il
brusio della citt. Quando torn a parlare, lo fece con voce sommessa. - L'ha detto.
- Detto cosa, Simon?
- Quella parola. L'ira di... - Quelle tre lettere gli pungevano sulla lingua e gliela
facevano bruciare, come sempre.
- S. Dio. - Camille ritrasse la mano, ma il suo sguardo era benevolo. - La nostra
specie ha tanti segreti, tanti segreti che ti posso mostrare e spiegare. Imparerai che la tua
non  una condanna.
- Signora...
- Camille. Chiamami Camille.
- Continuo a non capire che cosa vuoi da me, Camille.
- No? - Scosse la testa, e la chioma lucente le ondeggi sul viso. - Vorrei che ti unissi
a me, Simon. Unisciti a me contro Santiago. Andremo insieme in quella topaia del suo
albergo e, nell'istante in cui i suoi seguaci vedranno che sei con me, lo abbandoneranno e
seguiranno noi. Credo che, nonostante il timore nei confronti di Santiago, mi siano ancora
fedeli. Quando ci vedranno insieme, quel timore si dissolver e loro saranno tutti al nostro
fianco. L'uomo non pu combattere contro il divino.
Non lo so - disse Simon. - Nella Bibbia, Giacobbe ha lottato contro un angelo e ha
vinto. Camille lo guard inarcando le sopracciglia. Simon fece spallucce. - Scuola ebraica.
Giacobbe chiam quel luogo Peniel e disse: "Ho visto Dio faccia a faccia". Vedi, non sei
l'unico che conosce le Sacre Scritture. - Lo sguardo a fessura era sparito dal suo volto,
lasciando il posto a un sorriso. - Magari non te ne rendi conto, Daylighter, ma finch
porti quel Marchio sei il braccio vendicatore del Cielo. Nessuno pu opporsi a te.
Sicuramente non un singolo vampiro.
- Tu hai paura di me? - le chiese Simon.
Se ne pent quasi subito. Gli occhi verdi della sua interlocutrice si rabbuiarono come un
cielo tempestoso. - Io, paura di te? - Poi si ricompose, e i suoi lineamenti tornarono a
distendersi. - Certo che no - disse. - Sei una persona intelligente. Sono convinta che
capirai la saggezza della mia proposta e ti unirai a me.
- E qual  di preciso la tua proposta? Voglio dire, capisco la parte in cui affrontiamo
Raphael, ma dopo? In realt io non lo odio, n voglio sbarazzarmi di lui solo per il gusto di
farlo. Lui mi lascia in pace, ed  quello che ho sempre desiderato.
Camille pieg le mani davanti a s. Sul dito medio della mano sinistra, sopra il guanto,
aveva un anello d'argento con incastonata una pietra azzurra. - Tu pensi che sia questo
ci che vuoi, Simon. Tu pensi che Raphael ti faccia un favore a "lasciarti in pace", come dici
tu. Invece lui ti sta tenendo in esilio. In questo momento credi che non ti servano altri della
tua specie, ti accontenti degli amici che hai, umani e Shadowhunters. Ti accontenti di
nascondere bottiglie di sangue in camera e menti a tua madre sulla tua vera identit.
- Come fai a...
Lei prosegu, ignorandolo. - Ma che cosa succeder fra dieci anni, quando ne avrai
ventisei? E fra venti? Trenta? Pensi che nessuno noter che loro invecchiano, cambiano, e
tu no?
Simon non disse nulla. Non voleva ammettere di non aver guardato cos in l nel futuro.
Anzi, di non voler guardare cos in l.
- Raphael ti ha detto che gli altri vampiri per te sono veleno. Ma non deve essere cos.
L'eternit  un lungo periodo da passare da solo, senza altri tuoi simili. Senza altri che
capiscano. Tu sei amico degli Shadowhunters, ma non potrai mai essere uno di loro. Sarai
sempre diverso, un escluso. Con noi invece saresti come tutti gli altri. - Mentre si chinava,
l'anello brill di luce bianca, pungendo Simon negli occhi. - Abbiamo migliaia di anni di
conoscenza da condividere con te, Simon. Potresti imparare come mantenere il tuo segreto,
imparare a mangiare e a bere, pronunciare il nome di Dio. Raphael  stato crudele e ti ha
nascosto queste informazioni, anzi ti ha spinto a credere che nemmeno esistano. Non 
cos. E io ti posso aiutare.
- Se io prima aiuto te - disse Simon.
Lei sorrise, mostrando denti bianchi e affilati. - Ci aiuteremo a vicenda.
Simon si appoggi all'indietro. La sedia di metallo era dura e scomoda e, all'improvviso,
si sent stanco. Guardandosi le mani, riusciva a vedere le vene che si erano scurite e si
diramavano come una ragnatela. Aveva bisogno di sangue. Aveva bisogno di parlare con
Clary. Aveva bisogno di tempo per pensare.
- Ti ho sconvolto - riprese Camille. - Lo so. Hai molte informazioni da assimilare. Mi
piacerebbe poterti lasciare tutto il tempo che ti serve per prendere una decisione su quanto
ci siamo detti e anche su di me. Il fatto  che non ce ne resta molto, Simon. Mentre
rimango in questa citt, sono esposta agli attacchi di Raphael e dei suoi scagnozzi.
-Scagnozzi? - Malgrado la situazione, Simon abbozz un sorriso.
Camille parve perplessa. - Che problema c'?
- Be',  che "scagnozzi"  come dire "sgherri", o "tirapiedi". - Lei lo fissava con aria
incuriosita. Simon sospir. - Lasciamo perdere, probabilmente tu non hai visto tutti i
filmacci di terz'ordine che ho visto io.
Camille incresp lievemente la fronte, facendo comparire fra le sopracciglia l'accenno di
una ruga. - Me l'avevano detto che eri un tipo un po' particolare. Forse  perch non
conosco molti vampiri della tua generazione. Per sento che mi far bene stare con
qualcuno di cos... giovane.
- Sangue fresco - disse Simon.
Stavolta Camille rise. - Allora, sei pronto? Accetti la mia offerta? Iniziamo a collaborare?
Simon alz gli occhi al cielo. Sembrava che i fili con le luci bianche oscurassero le stelle.
- Senti - disse a un tratto. - Apprezzo la tua proposta, davvero. - Merda, pens.
Doveva pur esserci un modo per dirlo senza sembrare uno che rifiutava l'invito al ballo di
fine anno. Sono molto, molto lusingato che tu l'abbia chiesto a me, per... Camille, come
Raphael, parlava senza scomporsi, in tono formale, come il personaggio di una fiaba. Forse
poteva provare con la sua stessa strategia. - La mia decisione richiede tempo. Suppongo
che tu mi possa capire.
Lei sorrise, con molta grazia, scoprendo solo la punta dei canini. - Cinque giorni -
disse. - Non uno di pi. - Allung verso di lui una mano guantata; qualcosa brillava
dentro il palmo. Era un flaconcino di vetro, simile a uno di quei campioncini di profumo,
ma pieno di una polvere brunastra. - Terra di tomba. Rompi il flacone e io sapr che mi
stai chiamando. Se non lo farai entro cinque giorni, mander Walker a sentire qual  la tua
risposta.
Simon prese il contenitore e lo fece scivolare in tasca - E se la risposta sar no?
- In tal caso ne sarei dispiaciuta, ma ci lasceremo da amici. - A quel punto,
allontanando il bicchiere di vino che aveva davanti, lo conged. - Arrivederci, Simon.
Il ragazzo si alz in piedi. La sedia, strisciando contro il pavimento, emise uno stridore
metallico troppo rumoroso. Sent di dover aggiungere qualcos'altro, ma proprio non
sapeva cosa. Per il momento, comunque, Camille lo aveva congedato, perci decise che
preferiva sembrare uno di quegli strani vampiri moderni, un po' maleducati, piuttosto che
rischiare di essere di nuovo coinvolto nella conversazione. Se ne and senza aggiungere
altro.
Ripercorrendo il ristorante in direzione dell'uscita, pass davanti a Walker e ad Archer,
in piedi accanto al grande bancone di legno con le spalle ricurve sotto i lunghi Cappotti
grigi. Riusc a sentire l'intensit dei loro sguardi di rimprovero mentre si allontanava e li
salutava sfarfallando le dita, un gesto a met fra un cenno amichevole e un "a mai pi
rivederci". Archer scopr i denti, dei banali denti umani, e lo oltrepass furtivamente
dirigendosi verso il giardino, con Walker alle calcagna. Simon rimase a guardare mentre
prendevano posto sulle sedie accanto a Camille, che non alz lo sguardo mentre loro si
sedevano. Le luci bianche, che fino a poco prima illuminavano il giardino, si spensero
improvvisamente, non una dopo l'altra, ma tutte insieme, lasciando Simon dentro un
inquietante quadrato di tenebra, come se qualcuno avesse spento le stelle. Quando i
camerieri del locale si accorsero del blackout e corsero fuori per inondare di nuovo il
giardino di luce, di Camille e dei suoi Soggiogati umani non c'era pi traccia.
Simon apr la porta d'ingresso di casa sua - una fra tante villette a schiera tutte
identiche, in mattoni, che fiancheggiavano le strade del suo quartiere - e la socchiuse
appena, con le orecchie tese.
A sua madre, prima di uscire, aveva detto che avrebbe incontrato Eric e gli altri membri
della band per prepararsi al concerto previsto per sabato. Un tempo lei gli avrebbe creduto
e basta, senza problemi. Elaine Lewis era una madre di mentalit aperta, che non
imponeva mai il coprifuoco n a Simon n alla sorella, e nemmeno li obbligava a tornare a
casa presto le sere in settimana. Simon era abituato a restare fuori a qualsiasi ora con Clary,
a rientrare usando il suo mazzo di chiavi e a sprofondare nel letto alle due di notte, un
comportamento che fino ad allora non aveva suscitato particolari commenti.
Ora invece le cose erano cambiate. Simon era rimasto a Idris, la patria degli
Shadowhunters, per quasi due settimane: sparito da casa, senza possibilit di fornire scuse
o spiegazioni. Lo stregone Magnus Bane era intervenuto facendo a sua madre un
incantesimo per cancellarle la memoria e ora lei non ricordava niente dell'assenza di
Simon. O, per lo meno, non la ricordava consciamente. Infatti si comportava in modo
diverso: era sospettosa, gli stava addosso, lo osservava continuamente, insisteva perch
rincasasse entro certi orari. L'ultima volta che era rientrato da un appuntamento con Maia
si era ritrovato Elaine seduta nell'atrio, su una sedia rivolta verso la porta, con le braccia
incrociate e una malcelata irritazione dipinta sul viso.
Quella notte era riuscito a sentire il respiro di sua madre prima ancora di vederla. Ora
invece udiva solo il debole brusio della televisione che proveniva dal soggiorno. Doveva
averlo aspettato sveglia, probabilmente guardando puntate su puntate di qualche serial
ospedaliero che lei amava tanto. Simon si chiuse la porta alle spalle e ci si appoggi contro
con la schiena, cercando di raccogliere le energie necessarie per mentire.
Gi non era semplice evitare di mangiare insieme alla sua famiglia. Per fortuna sua
madre andava al lavoro presto e tornava tardi, mentre Rebecca, che frequentava il college
in New Jersey e tornava solo di tanto in tanto per lavare le sue cose, non lo vedeva
abbastanza spesso da notare che qualcosa non andava. Quando lui si svegliava al mattino,
in genere sua madre era gi uscita, lasciando sul bancone della cucina una colazione e un
pranzo preparati con amore. Lui, sulla via per la scuola, buttava tutto in un bidone della
spazzatura. La cena era pi complicata: le sere in cui la madre era a casa, gli toccava
sparpagliare tutto il cibo nel piatto, con l'aria di chi non ha fame e vuole portare tutto in
camera per mangiare studiando. Una volta o due si era sforzato, giusto per farla contenta,
ma dopo aveva passato ore chiuso in bagno a sudare e a vomitare finch quella roba non
gli era uscita dal corpo.
Non sopportava di doverle mentire. Si era sempre un po' dispiaciuto per Clary e per il
suo rapporto a volte conflittuale con Jocelyn, il genitore pi iperprotettivo che avesse mai
conosciuto. Adesso per toccava a lui. Da quando Valentine era morto, la stretta di Jocelyn
attorno alla figlia si era allentata al punto da rientrare quasi nella normalit. Simon invece,
ogni volta che era in casa, poteva sentire su di s lo sguardo di sua madre, pesante come
un'accusa, che lo seguiva ovunque si spostasse.
Raddrizzando le spalle, lasci cadere la borsa a tracolla sul pavimento vicino alla porta e
and in soggiorno preparandosi a ricevere la prevedibile ramanzina. Il televisore era
acceso, col telegiornale ad alto volume. Il giornalista locale stava facendo un servizio sul
caso di un bambino trovato abbandonato in una strada dietro un ospedale del centro.
Simon rimase sorpreso: sua madre detestava i TG, li trovava deprimenti. Guard verso il
divano e ogni traccia di stupore svan. Sua madre stava dormendo, con gli occhiali
appoggiati sul tavolino accanto e un bicchiere mezzo vuoto sul pavimento. Simon lo
riconobbe subito da quella distanza: whisky, probabilmente. Sent una fitta. Sua madre
non beveva quasi mai.
And nella camera della donna e torn con in mano una coperta fatta a maglia. Lei
dormiva ancora, respirando in modo lento e regolare. Elaine era una signora minuta, uno
scricciolo con un casco di capelli neri e ricci, striati di grigio, che si rifiutava di tingere. Di
giorno lavorava per un organizzazione ambientalista no profit e gran parte dei vestiti che
indossava erano decorati con disegni di animali. In quel momento portava un vestito con
una fantasia di onde e delfini corredato da una spilla che un tempo era un pesciolino vero
e adesso era incastonato nella resina. Mentre Simon si piegava per rimboccare la coperta
attorno alle spalle della madre, ebbe la sensazione che l'occhio laccato del pesce lo stesse
guardando di traverso.
Elaine si mosse, di scatto, girando la testa dall'altra parte. - Simon - sussurr. -
Simon, dove sei?
Dispiaciuto, lui lasci andare la coperta e si raddrizz. Forse avrebbe dovuto svegliarla,
dirle che stava bene. Poi per ci sarebbero state delle domande a cui avrebbe preferito non
rispondere e, sul viso della madre, quell'espressione ferita che non sopportava. Si volt e
and in camera sua.
Si era buttato sul letto e, senza nemmeno pensarci, aveva preso il telefono sul comodino
per chiamare Clary. Rimase un istante in silenzio ad ascoltare il segnale di libero. Non
poteva raccontarle di Camille, le aveva promesso che la sua proposta sarebbe rimasta un
segreto. Non che si sentisse particolarmente in dovere verso quella donna, ma, se c'era una
cosa che aveva imparato negli ultimi mesi, era che tradire la parola data alle creature
soprannaturali era una mossa da evitare. Per voleva comunque sentire la voce di Clary,
come faceva sempre dopo una giornata difficile. Be', aveva sempre di che lagnarsi sulla
propria vita sentimentale e la cosa sembrava divertire l'amica a non finire. Rigirandosi nel
letto, si copr la testa con il cuscino e compose il numero.
Capitolo 2
LA CADUTA
- Allora, questa sera ti sei divertito con Isabelle? - Clary, col telefono premuto contro
l'orecchio, si destreggiava con prudenza da una lunga trave a un'altra. Le travi erano
collocate a circa sei metri di altezza, nel sottotetto dell'Istituto adibito a sala allenamenti.
Camminare sulle travi serviva a imparare a mantenere l'equilibrio. Clary le odiava. La
sua paura delle altezze rendeva l'intera faccenda una discreta fonte di nausea, malgrado la
fune elastica che aveva legata attorno la vita, utile per impedirle di schiantarsi a terra in
caso di caduta. - Le hai gi detto di Maia?
Simon emise un suono debole e svogliato, che Clary interpret come un chiaro "no".
Sentiva della musica in sottofondo; si immaginava Simon sdraiato sul letto, al telefono,
con lo stereo acceso a basso volume. Le sembr stanco, quel genere di stanchezza capace
di rivelarle che il suo stato d'animo non era dei migliori. All'inizio della telefonata gli
aveva chiesto diverse volte se andava tutto bene, ma lui aveva minimizzato.
Clary sbuff. - Stai scherzando col fuoco, Simon. Spero che tu lo sappia.
- Non lo so, in realt. Pensi che sia davvero cos importante? - chiese Simon in tono
lamentoso. - Non ho parlato con Isabelle, n con Maia, di volere un rapporto esclusivo.
- Lascia che ti spieghi una cosa su noi ragazze - rispose Clary sedendosi sulla trave e
lasciando penzolare le gambe. Le finestre a mezzaluna del sottotetto erano aperte e
lasciavano entrare una fredda brezza notturna che le gelava il sudore sulla pelle. Aveva
sempre pensato che gli Shadowhunters si allenassero con la loro divisa da duri, in un
materiale simile alla pelle, ma poi aveva scoperto che quella era per gli allenamenti di
grado avanzato, quelli in cui si usavano anche le armi. Per il genere di esercizi che stava
facendo ora, mirati ad aumentare flessibilit, velocit e senso dell'equilibrio, indossava una
canottiera e dei pantaloni chiusi con una cordicella che facevano tanto personale
ospedaliero. - Anche se non hai parlato di esclusiva, si arrabbieranno comunque se
scopriranno che stai uscendo con una persona che conoscono e di cui tu non dici niente. 
una regola non scritta di tutte le relazioni sentimentali.
- Be', e io come dovrei fare a conoscere questa regola?
- La conoscono tutti.
- Pensavo che tu stessi dalla mia parte.
- Ma io sono dalla tua parte!
Clary pass il telefono all'altro orecchio e sbirci in basso, verso l'ombra che proiettava
sotto di s. Dov'era Jace? Se n'era andato per prendere un'altra corda dicendo che sarebbe
tornato dopo cinque minuti. Ovviamente, se l'avesse sorpresa al cellulare, a quell'altezza,
si sarebbe arrabbiato parecchio. Capitava di rado che fosse lui il responsabile del suo
allenamento; in genere era un compito che spettava a Maryse, a Kadir o ad altri membri
del Conclave di New York , che si arrabattavano in attesa che si trovasse il sostituto di
Hodge, il precedente insegnante dell'Istituto. - Perch - riprese Clary - i tuoi problemi
non sono problemi reali. Stai frequentando due bellissime ragazze. Pensaci! Questi sono...
problemi da rockstar!
- Avere dei problemi da rockstar potrebbe essere un modo per diventare davvero una
rockstar...
- Non te l'ho detto io di chiamare la tua band Salacious Mold, caro mio.
- Ora siamo i Millennium Lint - protest Simon.
- Senti, pensaci un po' prima che arrivi il giorno delle nozze. Se tutt'e due sono
convinte che ci andrai con loro e poi scoprono che stai facendo il doppio gioco, ti faranno a
pezzi. - Si alz in piedi. - E a quel punto il matrimonio di mia madre sar rovinato e
anche lei ti uccider. Quindi sarai morto due volte. Anzi tre, per essere precisi...
- Non ho mai detto a nessuna delle due che voglio sposarla! - esclam Simon, ora
ufficialmente nel panico.
- Certo, ma si aspetteranno che tu glielo chieda.  questo il motivo per cui le ragazze
hanno il ragazzo: per avere qualcuno che le accompagni agli eventi pi barbosi... - Nel
frattempo Clary raggiunse il bordo della trave, guardando gi verso le ombre illuminate
dalla stregaluce. Sul pavimento era tracciato con il gesso un cerchio usato per gli
allenamenti. - Senti, ora devo saltare gi da questa trave e probabilmente precipitare
verso una morte orrenda. Ci sentiamo domani.
- Alle due ho le prove con la band, te lo ricordi? Ci vediamo l.
- Okay, ciao! - Clary riagganci e si infil il cellulare nel reggiseno. I vestiti leggeri da
allenamento non avevano tasche, perci cos'altro poteva fare una ragazza?
- Ehi, hai intenzione di restare lass tutta la notte? - le chiese Jace mettendosi al
centro del cerchio di gesso e alzando gli occhi su di lei. Indossava la divisa da
combattimento, non i semplici vestiti da allenamento di Clary, e i suoi capelli biondi
risaltavano al buio in maniera sorprendente. Dalla fine dell'estate si erano scuriti
leggermente e adesso erano di un biondo dorato pi scuro, tonalit che, secondo Clary, gli
donava ancora di pi. Riuscire a notare anche i pi piccoli cambiamenti nell'aspetto di Jace
la rendeva felice in modo assurdo.
- Pensavo che saresti salito quass! - gli grid lei dall'alto. - Cambiato programma?
- E una lunga storia - rispose Jace sorridendole. - Dunque, vuoi allenarti con i salti
mortali?
Clary fece un sospiro. Provare i salti mortali consisteva nel lasciare la trave e lanciarsi nel
vuoto, utilizzando la fune elastica per restare sospesi mentre ci si dava la spinta contro le
pareti e si facevano delle capriole in avanti verso il basso, il tutto per imparare a ruotare,
calciare e abbassarsi senza preoccuparsi di quanto fosse duro il pavimento o di quanto
facessero male i lividi. Aveva visto Jace farlo e le era sembrato un angelo che cadeva dal
cielo, si librava nell'aria, volteggiava e girava su se stesso con la grazia incantevole di un
ballerino. Lei, invece, si raggomitolava come un bruco appena si avvicinava il pavimento,
e il fatto di sapere, razionalmente, che non si sarebbe schiantata, sembrava non fare la
differenza.
Iniziava a chiedersi se essere nata Shadowhunter fosse poi cos importante: forse era
tropo tardi per poter diventare una di loro, o per lo meno una davvero in gamba. O forse il
dono che rendeva lei e Jace quello che erano era stato distribuito fra loro in maniera
diseguale, per cui a lui era andata tutta la grazia fisica e a lei... be', non molta.
- Muoviti, Clary - la incit Jace. - Salta! - La ragazza chiuse gli occhi e si lanci. Per
un momento si sent sospesa nel vuoto, totalmente libera. Poi per subentr la forza di
gravit, che la fece precipitare verso il pavimento. D'istinto avvolse le gambe fra braccia,
strizzando gli occhi. La fune entr in tensione e Clary rimbalz verso l'alto, per poi
ricadere di nuovo gi. Mentre rallentava apr gli occhi e si ritrov appesa all'estremit
della fune, circa un metro e mezzo sopra Jace. Lui stava sorridendo.
- Bello - comment. - Aggraziata come un fiocco di neve che scende leggero...
- Ho gridato? - chiese lei, seria. - Intendo mentre scendevo.
Jace annu. - Per fortuna non c' nessun altro, altrimenti avrebbero pensato che ti stavo
uccidendo.
- Ts! Non riusciresti nemmeno a prendermi - fece lei allungando una gamba e
iniziando a roteare lentamente a mezz'aria.
Negli occhi di Jace comparve una scintilla. - Scommettiamo?
Clary conosceva quell'espressione. - No - si affrett a dire - qualunque cosa tu abbia
intenzione di fare...
Ma ormai l'aveva gi fatta. Quando Jace si muoveva in fretta, i suoi singoli gesti
risultavano quasi invisibili. Clary vide solo la mano che gli andava alla cintura, poi
qualcosa che balen nell'aria. Sent un rumore, come di stoffa che si strappava: la fune
elastica era stata tagliata in due. Senza pi sostegno, e troppo sbalordita anche solo per
gridare, Clary precipit... fra le braccia di Jace. L'impatto lo fece barcollare all'indietro e
insieme caddero su uno dei materassini imbottiti che ricoprivano il pavimento, con Clary
sopra. Lui la guard e le sorrise.
- Ecco - le disse. - Stavolta  andata molto meglio. Non hai gridato neanche un po'!
- Non ne ho avuto il tempo - rispose lei. Era senza fiato, e non solo per la caduta.
Essere sdraiata sopra Jace, sentire il suo corpo contro il proprio, le faceva tremare le mani e
battere in fretta il cuore. Tempo prima aveva pensato che l'effetto che lui aveva su di lei (o,
meglio, gli effetti che si provocavano a vicenda) prima o poi sarebbero scomparsi,
conoscendosi meglio, ma non era stato cos. Anzi, se possibile, pi tempo passava insieme
a Jace e pi la situazione peggiorava. O migliorava, a seconda dei punti di vista.
- Ora lui la stava guardando con quei suoi occhi color verde nocciola dorato,
spingendola a domandarsi se il loro colore si fosse intensificato dopo l'incontro con Raziel,
l'Angelo, sulle rive del lago Lyn di Idris. Ma non poteva chiederlo a nessuno: anche se tutti
sapevano che Valentine aveva evocato l'Angelo, e che quest'ultimo aveva guarito Jace
dalle ferite inflittegli dal padre adottivo, solo Clary e Jace sapevano che Valentine non si
era limitato a procurargli delle semplici ferite: nel corso della cerimonia d'evocazione
aveva pugnalato il ragazzo dritto nel cuore. Lo aveva pugnalato e lo aveva sorretto mentre
moriva. Su richiesta di Clary, poi, Raziel aveva riportato Jace in vita. L'enormit di
quell'evento non smetteva di scioccare Clary, sicura che lo stesso valeva anche per Jace.
Cos avevano deciso di non rivelare mai a nessuno che lui, anche se solo per pochi istanti,
era morto sul serio. Era il loro segreto.
Jace alz una mano e le scost i capelli dal viso. - Sto scherzando - disse - non sei
cos male. Ce la farai. Avresti dovuto vedere Alec, quando faceva i primi salti mortali...
Una volta si  dato un calcio in testa.
- Sicuro - rispose Clary. - Ma avr avuto undici anni! - Lo osserv attentamente. -
Scommetto che tu invece sei sempre stato speciale.
- Io sono nato speciale - fece lui accarezzandole la guancia con la punta delle dita, un
gesto delicato ma abbastanza intenso da farle venire i brividi. Clary non disse una parola;
Jace stava scherzando, ma in un certo senso aveva ragione: lui era nato per essere ci che
era. - Per quanto puoi fermarti, stasera?
- Lei accenn un sorriso. - Abbiamo finito di allenarci?
- Mi piacerebbe pensare che abbiamo concluso gli esercizi assolutamente indispensabili.
Per ci sono due o tre cosette che vorrei fare ancora... - Jace fece per tirarla verso di s,
ma in quell'istante si apr la porta e Isabelle entr a grandi passi, battendo i tacchi alti degli
stivali sul parquet lucido.
Quando si accorse di Jace e Clary sdraiati sul pavimento, sollev perplessa un
sopracciglio. - Vedo che qui si amoreggia. Ma non dovevate allenarvi?
- Nessuno ti ha detto che potevi entrare senza bussare, Iz. - Jace non si mosse, gir
solo la testa di lato per guardare Isabelle con un misto di irritazione e affetto. Clary invece
si alz di corsa e si risistem i vestiti spiegazzati.
-  la sala allenamenti, un luogo pubblico - replic Isabelle, sfilandosi un guanto di
velluto rosso fiamma e fermandosi a guardarlo. - Li ho appena presi da Trash and
Vaudeville, la mecca del look da rockstar. Erano in saldo. Non vi piacciono da morire?
Non ne vorreste un paio anche voi? - disse puntando il dito verso gli altri due.
- Non so - disse Jace. - Ho paura che stonerebbero con la mia divisa.
Isabelle fece una smorfia. - Hai sentito dello Shadowhunter trovato morto a Brooklyn?
Il cadavere era completamente dilaniato, perci non sono ancora riusciti a identificarlo.
Credo che la mamma sia gi sul posto.
- S - rispose Jace alzandosi. - Riunione del Conclave. L'ho incontrata mentre usciva.
- Non me l'hai detto - disse Clary. -  per questo che ci hai messo cos tanto ad
andare a prendere quella corda?
Lui annu. - Scusami.  che non volevo spaventarti.
- In realt non voleva rovinare l'atmosfera romantica - disse Isabelle, mordendosi un
labbro. - Spero solo che non si tratti di qualcuno che conosciamo.
- Non credo. Il cadavere  stato ritrovato in una fabbrica abbandonata, dove  rimasto
per diversi giorni. Se fosse stato qualcuno dei nostri, ci saremmo accorti della sua assenza.
- Jace si infil i capelli dietro le orecchie. Clary era convinta che stesse guardando
Isabelle con aria impaziente, come infastidito dalla scelta di quell'argomento. In realt
avrebbe preferito se lui gliene avesse parlato prima, anche a costo di rovinare l'atmosfera.
Gran parte di quello che Jace faceva, anzi di quello che tutti loro facevano, li portava
spesso a contato con la realt della morte. Tutti i Lightwood, ciascuno a modo suo,
soffrivano ancora per la perdita del figlio pi piccolo, Max, morto semplicemente per
essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era strano: Jace aveva accettato la
decisione di Clary di lasciare la scuola e iniziare gli allenamenti senza batter ciglio, ma
evitava di parlare con lei dei pericoli della vita da Shadowhunter.
- Vado a cambiarmi - annunci dirigendosi verso la porta che immetteva nei piccoli
spogliatoi attigui all'area allenamento. Erano molto semplici: pareti di legno chiaro, uno
specchio, una doccia, ganci appendiabiti. Su una panca di legno accanto alla porta c'erano
delle pile ordinate di asciugamani. Clary si fece una doccia veloce e si vest: collant, stivali,
gonna di jeans e maglione rosa. Guardandosi allo specchio not che le calze erano sma-
gliate e i suoi capelli rossi, umidi e arricciati, erano un groviglio disordinato. Non sarebbe
mai riuscita ad avere un look perfetto come quello di Isabelle, ma Jace sembrava non farci
caso.
Quando torn in palestra, lui e Isabelle avevano accantonato il tema dello Shadowhunter
morto per passare a qualcosa di cui, a quanto pareva, Jace era ancora pi inorridito...
L'appuntamento di Isabelle con Simon. - Non ci credo che ti ha portato in un vero ri-
storante! - Jace era in piedi, impegnato a rimettere a posto i tappetini e il resto
dell'attrezzatura, mentre Isabelle, appoggiata al muro, giocherellava coi guanti nuovi. -
Pensavo che la sua idea di appuntamento consistesse nel portarti a vedere lui che gioca a
World of Warcraft coi suoi amici sfigati.
- Io - gli fece notare Clary - sarei uno dei suoi amici sfigati, grazie tante.
Jace le sorrise.
- Non era un vero e proprio ristorante, diciamo pi una tavola calda. E poi voleva che
assaggiassi una zuppa rosa... - disse Isabelle ripensando alla serata. -  stato molto
dolce.
Clary si sent subito in colpa per non poter confessare n a lei n a Jace di Maia. - Ha
detto che vi siete divertiti - disse.
Lo sguardo di Isabelle guizz verso di lei. Sul viso le comparve un'espressione
particolare, come se nascondesse qualcosa, ma svan talmente in fretta che Clary non fu
nemmeno sicura di averla davvero notata. - Hai parlato con lui?
- S, mi ha telefonato qualche minuto fa, giusto per farmi un saluto - rispose Clary
facendo spallucce.
- Capisco - disse Isabelle con la voce fattasi all'improvviso fredda e distaccata. -
Dunque, dicevo, Simon  molto dolce. Ma forse un tantino troppo dolce... E la cosa pu
diventare noiosa - comment infilandosi i guanti in tasca. - Comunque non  una cosa
stabile. Per adesso ci stiamo solo divertendo.
- A quelle parole il senso di colpa di Clary svan. - Avete mai parlato... s, insomma,
del fatto di non uscire con nessun altro?
Isabelle sembr scandalizzata. - Certo che no! - A quel punto rivolse agli altri due uno
sbadiglio e, come un gatto, si stiracchi le braccia sopra la testa. - Okay, e ora a letto. Ci
vediamo, piccioncini!
Detto questo, se ne and, lasciando dietro di s un'avvolgente scia di profumo al
gelsomino.
Jace rivolse lo sguardo verso Clary. Aveva iniziato a slacciare la divisa, una sorta di
guscio protettivo sopra i vestiti normali, che scatto davanti e dietro ai polsi. - Devi
tornare a casa, vero?
Lei annu senza entusiasmo. Gi il convincere sua madre a lasciarle seguire gli
allenamenti degli Shadowhunters era stato causa di una lunga e spiacevole discussione.
Jocelyn aveva puntato i piedi, dicendo di aver faticato tutta la vita per tenerla fuori da quel
mondo non solo pericoloso e violento, ma anche crudele e settario. Solo un anno prima le
aveva detto che, se si fosse voluta allenare, non le avrebbe pi rivolto la parola; la ragazza
aveva ribattuto dicendo che, se il Conclave aveva sospeso quel genere di regole mentre il
nuovo Concilio rivedeva la Legge, significava che era cambiato rispetto ai tempi in cui Jo-
celyn era giovane, e che, in ogni caso, lei doveva imparare a difendersi.
- Spero che il motivo non sia Jace - aveva commentato infine la madre. - So cosa
vuol dire essere innamorati di una persona: vuoi stare dove sta lei e fare quello che fa lei.
Per, Clary...
- Io non sono te - le aveva risposto, sforzandosi di trattenere la rabbia. - Gli
Shadowhunters non sono il Circolo e Jace non  Valentine.
- Non ho parlato di Valentine.
- Ma  quello a cui stavi pensando - aveva ribattuto Clary. - Valentine lo avr anche
cresciuto, ma Jace non c'entra niente con lui!
- Be', spero proprio che tu abbia ragione... - aveva sussurrato la madre. - Per il bene
di tutti.
Alla fine Jocelyn si era arresa, ma aveva imposto delle condizioni: Clary non poteva
vivere all'Istituto, ma doveva restare con lei a casa di Luke; tutte le settimane Maryse le
avrebbe riferito i progressi fatti dalla figlia, per assicurarle che Clary stesse davvero
imparando e non magari passando le giornate a contemplare Jace o a fare altro. E
soprattutto, Clary non doveva mai trascorrere la notte all'Istituto. Mai. - Non dormi nello
stesso posto dove c' il tuo ragazzo - aveva dichiarato fermamente Jocelyn. - Non mi
importa se si tratta dell'Istituto, ho detto di no.
Il tuo ragazzo... Sentire quelle parole era ancora uno shock. Per molto tempo le era
sembrato del tutto impossibile che lei e Jace potessero mettersi insieme, diventare l'uno
per l'altra qualcosa di diverso da fratello e sorella, e questa cosa era stata troppo brutta e
difficile da accettare. Avevano deciso che sarebbe stato meglio non rivedersi mai pi, ma
anche che sarebbe stato come morire. Poi, per miracolo, erano stati liberati. Il mio ragazzo:
ormai erano passate sei settimane, ma Clary non si era ancora stancata di quelle parole.
- Devo tornare a casa - disse. - Sono quasi le undici e mia mamma va fuori di testa
se mi fermo qui oltre le dieci.
- D'accordo. - Jace appoggi la divisa, o almeno la met superiore, sulla panca.
Indossava una maglietta sotto la quale Clary riusciva a intravedere, come inchiostro
attraverso la carta umida, i marchi. - Ti accompagno fuori.
Mentre passavano per le sue stanze, nell'Istituto regnava il silenzio. In quel momento
non c'erano Shadowhunters ospiti in visita da altre citt: Robert, il padre di Alec e Isabelle,
era a Idris per contribuire alla formazione del nuovo Concilio. Con Hodge e Max
scomparsi per sempre, e Alec in viaggio con Magnus Bane, Clary si sentiva come se gli
altri presenti fossero gli ospiti di un albergo semivuoto. Le sarebbe piaciuto ricevere pi
spesso visite da parte degli altri membri del Conclave, ma immaginava che al momento
tutti stessero lasciando tempo ai Lightwood. Tempo per ricordare Max, e tempo per di-
menticare.
- Dimmi un po', hai sentito di recente Alec e Magnus? - chiese Clary. - Si stanno
divertendo?
- Sembrerebbe di s - rispose Jace togliendosi il cellulare dalla tasca e porgendolo alla
ragazza. - Alec continua a mandarmi foto irritanti, con molte didascalie del tipo VORREI
CHE CI FOSSI ANCHE TU, MA NON PROPRIO.
- Be', come dargli torto.  nata come vacanza romantica. - Clary pass in rassegna le
foto sul telefono di Jace e si mise a ridacchiare. Alec e Magnus di fronte alla torre Eiffel,
Alec in jeans come al solito e Magnus con maglione a righe da marinaio, pantaloni di pelle
e un basco assurdo. A Firenze, ai Giardini di Boboli, Alec portava ancora i jeans, Magnus
invece una maestosa mantella veneziana abbinata a un cappello da gondoliere. Sembrava
il Fantasma dell'Opera! Di fronte al Prado sfoggiava invece un bolero luccicante da torero
e degli stivali con plateau, mentre Alec era sullo sfondo, tranquillo, che dava da mangiare
ai piccioni.
- Te lo tolgo di mano prima che arrivi all'India - disse Jace riprendendosi il cellulare.
- Magnus con il sari. Sono cose che non si dimenticano tanto facilmente.
Clary scoppi a ridere. Erano gi arrivati all'ascensore, che apr il suo cancelletto
traballante dopo che Jace ebbe premuto il pulsante di chiamata. La ragazza entr per
prima, e lui la segu. Nell'istante in cui l'ascensore cominci a scendere (Clary pens che
non si sarebbe mai abituata al barcollamento iniziale, da infarto, di quando partiva), lui,
nella penombra, le si avvicin e la tir a s. Lei gli mise le mani contro il petto,
riconoscendo sotto la maglietta i suoi muscoli possenti e, pi sotto, il battito del cuore.
Anche in quella luce tenue, gli occhi gli brillavano. - Mi dispiace non poter restare -
sussurro Clary.
- Non ti devi dispiacere - fu la risposta. Nella voce di Jace c'era un che di severo che la
colse di sorpresa. - Jocelyn non vuole che diventi come me. E non posso darle torto.
- Jace... - fece Clary, un po' scossa dall'amarezza del tono con cui il ragazzo aveva
parlato. - Va tutto bene?
Invece di risponderle il ragazzo la baci, stringendola a s. Il corpo di lui premette quello
di lei contro la parete, facendole sentire il freddo dello specchio sulla schiena, e le mani le
scivolarono attorno alla vita, salendo su da sotto il maglione. A Clary era sempre piaciuto
il modo in cui lui la stringeva. Dolce, ma non troppo delicato, almeno non cos delicato da
non darle la sensazione che lui avesse il controllo della situazione pi di quanto non lo
avesse lei. Nessuno dei due riusciva a tenere a freno quello che provava per l'altro, e a lei
questo piaceva, come le piaceva sentire il cuore di Jace che martellava contro il suo e le
parole che le mormorava sulla bocca quando rispondeva ai suoi baci.
L'ascensore si ferm cigolando e il cancelletto si apr. Dall'altra parte Clary vide la vuota
navata della cattedrale illuminata da una fila di candelabri. Si strinse a Jace, felice che
l'ascensore fosse abbastanza buio da impedire allo specchio di mostrarle le guance in
fiamme.
- Forse posso restare - sussurr. - Ancora un pochino.
Lui non disse nulla. Clary riusciva a percepire la tensione dentro al suo corpo, e anche lei
si irrigid. Era pi di una semplice passione: Jace aveva i brividi e tutti i muscoli gli
tremavano mentre le affondava il viso sopra la spalla.
- Jace - disse lei.
Lui la lasci andare, di colpo, e fece un passo indietro. Aveva le guance paonazze, gli
occhi febbricitanti. - No - disse. - Non voglio dare a tua madre un'altra ragione per
detestarmi. Lei gi mi vede come la reincarnazione di mio padre...
Si interruppe prima che Clary potesse dire: Valentine non era tuo padre. In genere Jace
stava molto attento a chiamare Valentine Morgenstern per nome anzich definirlo "mio
padre", sempre che lo nominasse. Erano abituati a evitare l'argomento, e Clary non aveva
mai ammesso di fronte a Jace che sua madre temeva di ritrovare in lui un secondo
Valentine: sapeva che il solo accennare a quel sospetto lo avrebbe ferito profondamente.
Quindi Clary, il pi delle volte, faceva tutto il possibile per tenere lui e sua madre a debita
distanza.
Jace le pass accanto prima che lei potesse aggiungere qualunque cosa, e spalanc il
cancelletto dell'ascensore. - Ti amo, Clary - le disse senza guardarla. Stava fissando la
navata della chiesa; la fila di candele accese si rifletteva nei suoi occhi con un bagliore
dorato. - Pi di quanto non abbia mai... - Si interruppe. - Dio... forse pi di quanto
dovrei. Lo sai, vero?
Clary usc dall'ascensore e si gir per guardarlo in faccia. C'era un milione di cose che
avrebbe voluto dirgli, ma lui aveva gi distolto lo sguardo e stava premendo il bottone che
avrebbe riportato l'ascensore ai piani dell'Istituto. Fece per parlare, ma l'ascensore era gi
sul punto di muoversi; le porte stavano per chiudersi, e in un istante sarebbe iniziata la
cigolante risalita. Infine le porte si serrarono di scatto, e Clary rest a fissarle per un
momento. Sopra era dipinto l'Angelo, con le ali spiegate e gli occhi levati al cielo. La sua
immagine era raffigurata ovunque.
Quando apr bocca in quello spazio vuoto, la sua voce echeggi seria. - Anche io ti amo.
Capitolo 3
SETTE VOLTE
- Sai cos' la cosa bella? - disse Eric appoggiando le bacchette. - Avere nella band un
vampiro.
 questo il fattore che ci far davvero decollare. Kirk, abbassando il microfono, alz gli
occhi al cielo. Eric non faceva che parlare di quando il gruppo avrebbe sfondato, ma fino
ad allora non era mai successo nulla di concreto. Il loro evento pi importante restava un
concerto alla Knitting Factory, a cui avevano partecipato solo quattro persone... di cui una
era la madre di Simon. - Non capisco come faremo a decollare se non possiamo rivelare a
nessuno la sua vera identit! - disse.
- Peccato - comment il diretto interessato. Era seduto su uno degli amplificatori
accanto a Clary, nel frattempo impegnata a mandare messaggi, probabilmente a Jace. - E
comunque non ti crederebbe nessuno, perch guarda: eccomi qui, vivo e vegeto alla luce
del sole - disse alzando le braccia per indicare i raggi che penetravano dai buchi sul tetto
del garage di Eric, la loro attuale sala prove.
- In effetti questo inciderebbe negativamente sulla nostra credibilit - osserv Matt,
spostandosi i capelli rosso brillante dagli occhi e guardando Simon di traverso. - Forse
potresti metterti dei canini finti.
-Non gli servirebbero - ribatt Clary, infastidita, mentre metteva gi il telefono. - Ce
li ha gi, autentici. E li avete anche visti.
Era vero. Quando aveva confessato la notizia alla band, Simon aveva subito dovuto
mostrare i denti. All'inizio pensavano tutti che avesse picchiato la testa o fosse in preda a
un esaurimento nervoso, ma una volta visti i canini si erano convinti. Eric aveva
addirittura ammesso di non essere particolarmente sorpreso. - L'ho sempre saputo che
esistono i vampiri, amico - gli aveva detto. - Eh s, hai presente quelle persone che
restano sempre uguali anche quando hanno cento anni? Tipo David Bowie? Succede
perch sono vampiri.
Simon aveva evitato di dire che Clary e Isabelle erano Shadowhunters; non spettava a lui
rivelarlo. Anche il fatto che Maia fosse un lupo mannaro restava un segreto: per i ragazzi
della band lei e Isabelle erano soltanto due ragazze da urlo che, inspiegabilmente, avevano
entrambe accettato di uscire con Simon. La cosa veniva attribuita a quello che Kirk aveva
definito il "sex appeal vampiresco" del loro amico. A Simon non importava come lo
chiamassero, purch non si lasciassero mai sfuggire con l'una della storia con l'altra. Fino a
quel momento era riuscito con successo a invitarle a concerti diversi, in modo che non si
presentassero mai contemporaneamente.
- Magari potresti mostrare i canini mentre sei sul palco, che ne dici? - propose Eric. -
Ma s, tipo una volta. Mostrali alla folla.
- Se lo facesse, il capo clan dei vampiri di New York vi ucciderebbe tutti - disse Clary.
- Ve ne rendete conto, vero? - Scosse la testa in direzione di Simon. - Hai detto a questi
qui che sei un vampiro, non posso crederci... - aggiunse abbassando il tono di voce per
non farsi sentire dagli altri. - Sono degli idioti, nel caso tu non te ne fossi accorto.
- Sono i miei amici - borbott il ragazzo.
- Sono i tuoi amici e sono anche degli idioti.
- Le persone a cui voglio bene devono sapere la verit su di me.
- Ah s? - fece Clary, in tono poco gentile. - E allora quand' che lo dirai a tua madre?
Simon non fece in tempo a risponderle che sent bussare forte sulla porta del garage. Un
secondo dopo si apr, lasciando entrare altra luce. Simon rimase a guardare, aprendo e
chiudendo le palpebre. Era un riflesso istintivo dei tempi in cui era un umano; in realt ora
i suoi occhi impiegavano meno di una frazione di secondo ad adattarsi al buio o alla luce.
Sull'ingresso del garage, davanti ai raggi del sole autunnale, c'era un ragazzo. Teneva fra
le mani un foglio di carta; lo guard titubante e poi alz di nuovo gli occhi sulla band. -
Ehil - esord. -  qui che posso trovare i Dangerous Stain, la band?
- Ora siamo i Dichotomous Lemur - rispose Eric facendosi avanti. - Chi  che lo
vuole sapere?
- Mi chiamo Kyle - disse il ragazzo abbassandosi per entrare dalla porta del garage.
Rialzandosi, si butt all'indietro i capelli castani che gli cadevano sugli occhi e consegn il
foglio che teneva in mano a Eric. - Ho visto che cercavate un cantante solista.
- Ts, buonanotte! - esclam Matt. - Abbiamo attaccato quel volantino qualcosa
tipo un anno fa. Me ne ero completamente dimenticato.
- S - conferm Eric. - All'epoca facevamo cose diverse, ora rinunciamo quasi del
tutto alla voce. Tu hai esperienza?
Kyle, un ragazzo molto alto ma ben proporzionato, not Simon, fece spallucce. - Non
molta. Per mi dicono che so cantare. - Parlava con una pronuncia un po' strascicata, pi
da surfista che da americano del Sud.
I membri del gruppo si guardarono a vicenda, titubanti. Eric si gratt dietro l'orecchio.
- Ci puoi dare un secondo, amico?
- Certo. - Kyle usc dal garage abbassandosi di nuovo e chiudendosi la porta alle
spalle. Simon riusciva a sentirlo anche da fuori mentre fischiettava appena: sembrava
qualcosa tipo John Brown, e non era nemmeno particolarmente intonato.
- Non so - disse Eric. - Non credo che in questo momento possiamo permetterci
qualcuno di nuovo. S, insomma, non possiamo raccontargli la storia del vampiro, giusto?
- No - conferm Simon. - Non potete.
Be', allora  un peccato - disse Matt scrollando le spalle. - Un cantante ci serve, Kirk fa
schifo. Senza offesa, Kirk.
- Fottiti - disse l'altro. - Io non faccio schifo.
- S invece - ribatt Matt - fai schifo, fai proprio schifo.
- Io penso - intervenne Clary alzando la voce - che dovreste dargli una possibilit.
Simon la guard stupito. - E perch?
Perch  un gran pezzo di ragazzo - rispose Clary, lasciando di stucco Simon. Lui non
era rimasto granch colpito dall'aspetto di Kyle, ma forse non era il giudice pi adatto per
valutare la bellezza maschile. - E al vostro gruppo serve un po' di sex appeal.
- Grazie - disse Simon. - A nome di tutti noi, grazie tanto.
Clary sbuff. - Okay, okay, voi siete tutti dei bei ragazzi, soprattutto tu, Simon - li
rassicur, dando a lui una leggera pacca sulla mano. - Per Kyle...  proprio figo. Sentite,
niente di personale, ma il mio parere di donna  che se lo fate entrare nella band
raddoppierete il numero delle fan.
- E questo vorr dire avere ben due fan femmine invece di una sola! - comment Kirk.
- Quale fan, scusa? - domand Kirk, sinceramente curioso.
- L'amica della cugina di Eric. Com' che si chiama? Quella che si era presa una cotta
per Simon. Viene a tutti i nostri concerti e dice in giro di essere la sua ragazza.
Simon rabbrivid. - Ma ha tredici anni!
- Quello  il tuo sex appeal vampiresco in azione, bello mio - gli disse Matt. - Le
donne non sanno resisterti.
- Ehi, ragazzi, per favore, non esiste niente del genere! - Dichiar puntando un dito
contro Eric. - E non venite nemmeno a dirmi che Sex Appeal Vampiresco sembra il nome
di una band, altrimenti...
La porta del garage si riapr di scatto. - Allora, ragazzi? - Era di nuovo Kyle. -
Sentite, se non volete farmi provare, per me non c' problema. Magari avete cambiato
sound, pazienza. Basta dirlo e me ne vado.
Eric lo osserv inclinando la testa di lato. - Entra, fatti vedere.
Kyle fece come gli era stato detto. Simon rimase a osservarlo, cercando di indovinare
cos'era che lo aveva reso attraente agli occhi di Clary. Era alto, magro e con le spalle larghe;
zigomi pronunciati, capelli neri ricci un po' lunghi che gli ricadevano sulla fronte e sul
collo, pelle ambrata che ancora non aveva perso l'abbronzatura estiva. Le lunghe ciglia
sopra quei sorprendenti occhi color verde nocciola lo facevano sembrare una vera rockstar
da copertina. Indossava dei jeans e una maglietta verde aderente e le sue braccia erano
coperte di tatuaggi; nessun marchio, solo normali tatuaggi che gli avvolgevano la pelle a
spirale, salendo e scomparendo sotto le maniche della t-shirt.
Okay, Simon doveva ammetterlo. Kyle non era male.
- Sai - disse infine Kirk, interrompendo il silenzio. - Ora lo capisco.  bello, davvero.
Kyle batt le palpebre e si volt verso Eric. - Allora, volete sentirmi cantare o no?
Eric stacc il microfono dall'asta e glielo pass. - Vai,  tutto tuo.
- Sapete, non era davvero niente male - disse Clary. - Io un po' scherzavo sul fatto di
far entrare Kyle nella band, ma in effetti sa cantare sul serio.
Stavano camminando lungo Kent Avenue, verso casa di Luke. Il cielo, ora che era quasi
il tramonto, dall'azzurro era passato al grigio scuro, e sull'East River incombevano nuvole
basse. Clary stava facendo scorrere una mano rivestita da un guanto lungo la rete che
separava lei e Simon dalla sponda di cemento crepato, provocando un tintinnio metallico.
- Lo dici solo perch per te  bello - rispose Simon. Sulle guance di Clary si formarono
delle fossette. - Non  cos bello. Diciamo che non  il ragazzo pi bello che abbia mai
visto. - Quel ruolo spettava, Simon ne era quasi certo, a Jace, ma fu abbastanza discreto
da non dirlo. - Per, davvero, penso che averlo con voi nella band sia una buona idea. Se
Eric e gli altri non possono dire a lui che sei un vampiro, allora non possono dirlo a nessun
altro. Speriamo che serva a metter fine a quella loro stupida idea. - Nel frattempo erano
quasi arrivati a casa di Luke; Simon la vedeva, dall'altra parte della strada, con le finestre
illuminate di luce gialla che contrastava col buio imminente. Clary si ferm davanti a un
punto in cui la rete era rotta. - Ti ricordi quando qui abbiamo ucciso un gruppo di
demoni Raum?
- Tu e Jace avete ucciso dei demoni Raum. Io per poco non vomitavo - ricord Simon,
ma con la mente era altrove. Stava pensando a Camille, seduta davanti a lui nel giardino,
che gli diceva: Tu sei amico degli Shadowhunters, ma non potrai malessere uno di loro.
Sarai sempre diverso, un escluso. Lanci uno sguardo obliquo verso Clary, domandandosi
cosa gli avrebbe detto se lui le avesse raccontato dell'incontro con la vampira e della sua
offerta. Probabilmente si sarebbe spaventata tantissimo. Il fatto che era diventato
invulnerabile non le impediva di continuare a preoccuparsi per lui.
- Ora non avresti pi paura - sussurr lei, come se gli leggesse nel pensiero. -
Adesso hai il Marchio. - Si volt per guardarlo, restando appoggiata alla rete. - Qual-
cuno se n' accorto, o ti ha mai chiesto qualcosa?
Simon fece di no con la testa. - Il pi delle volte lo copro con i capelli, e poi si  scolorito
molto. Vedi? - disse scostandosi il ciuffo.
Clary allung una mano per toccargli la fronte e il Marchio in rilievo. Lo sguardo della
ragazza era triste come quel giorno in cui, nella Sala degli Accordi di Alicante, aveva
dovuto imprimere sulla pelle del suo amico la maledizione pi strana del mondo. - Fa
male?
- No, no, non fa male. - Caino disse al Signore: "Il mio castigo  troppo grande perch
io possa sopportarlo". - Lo sai, vero, che non te ne faccio una colpa? Mi hai salvato la vita.
- S, lo so. - Ora lo sguardo di Clary luccicava. Gli tolse la mano dalla fonte e si sfreg
il dorso del guanto sulla guancia. - Accidenti, detesto piangere.
- Mi sa che farai meglio ad abituarti - disse Simon, e quando lei sgran gli occhi, si
affrett ad aggiungere: - Mi riferivo al matrimonio. Quand', sabato prossimo? Tutti
piangono ai matrimoni!
Clary sbuff.
A proposito, come stanno Luke e tua madre?
- Disgustosamente innamorati.  terribile. Comunque.. . - disse dandogli una pacca
sulla spalla - ora devo entrare. Ci vediamo domani?
Il ragazzo annu. - Certo. A domani
Rest a guardarla mentre attraversava di corsa la strada e saliva le scale fino alla porta
d'ingresso di Luke. Domani. Si chiese quanto tempo era rimasto senza vederla per pi di
qualche giorno di fila. Si chiese cosa significasse essere "ramingo e fuggiasco sulla Terra",
come aveva detto Camille. Come aveva detto anche Raphael. La voce del sangue di tuo
fratello grida a me dal suolo. Lui non era Caino, assassino del proprio fratello, ma la ma-
ledizione lo riteneva tale. Era strano, pens, aspettare di dover perdere tutto, o comunque
non sapere se sarebbe accaduto oppure no.
La porta si chiuse dietro le spalle di Clary. Simon si gir per percorrere Kent Avenue,
verso la fermata di Lorimer Street della linea G della metropolitana. Ormai era quasi
completamente buio, il cielo sopra di lui un vortice di grigio e di nero. Simon sentiva le
auto che sgommavano sulla strada dietro di lui, ma non si voltava. In quel punto
andavano sempre troppo veloce, malgrado le buche e l'asfalto sconnesso. Fu solo quando
un furgone azzurro lo affianc e si ferm stridendo che si volt per guardare.
L'autista del mezzo strapp le chiavi dal cruscotto, spegnendo di colpo il motore, e
spalanc la portiera. Era un uomo alto, che indossava scarpe da tennis e una tuta grigia
con il cappuccio abbassato fino a nascondere quasi completamente il viso. Quando salt
gi dal sedile di guida, Simon not che in mano teneva un lungo e lucente coltello.
Simon, pi tardi, pens che avrebbe dovuto scappare. Era un vampiro, pi veloce degli
umani. Poteva seminare chiunque. Avrebbe dovuto scappare, ma in quel momento era
troppo spaventato. Rimase immobile mentre lo sconosciuto, coltello scintillante alla mano,
si muoveva verso di lui. Gli disse qualcosa con voce bassa e gutturale, qualcosa in una
lingua che Simon non capiva.
Il ragazzo fece un passo indietro. - Senti - disse mettendosi una mano in tasca. - Ti
lascio il portafoglio... L'uomo invece scatt in avanti verso di lui, spingendo il coltello in
direzione del suo petto. Era come se tutto accadesse al rallentatore, col tempo che si
dilatava all'infinito. Simon si vide prima la punta del coltello vicino al petto, poi la lama
che intaccava la pelle della giacca, infine quest'ultima che veniva lacerata di traverso, come
se qualcuno avesse afferrato il braccio dell'aggressore e l'avesse strattonato. Lo sconosciuto
lanci un urlo mentre veniva sbalzato in aria come un burattino a cui erano stati tirati i fili.
Simon si guard attorno con ansia: qualcuno doveva aver visto o sentito il tentativo di
aggressione, ma nei paraggi non c'era nessuno. L'uomo continuava a urlare e si contorceva
disperato, mentre la maglietta gli si squarciava in mezzo al petto come se a strapparla
fosse una mano invisibile.
Simon rimase a guardarlo, in preda al terrore. Sul torace dell'aggressore stavano
comparendo delle ferite enormi; a un tratto la testa gli cadde all'indietro e dalla bocca gli
usc un fiotto di sangue. Smise all'improvviso di gridare. E a quel punto cadde, come se la
mano invisibile che lo teneva sospeso si fosse aperta e avesse mollato la presa. Appena
toccato l'asfalto, l'uomo si sgretol come un bicchiere che tocca terra e si infrange in mille
schegge luccicanti.
Simon cadde in ginocchio. Il coltello che avrebbe dovuto ucciderlo giaceva poco distante,
a portata di mano. Era tutto quel che restava del suo aggressore, fatto salvo un mucchio
cristalli luccicanti che il vento iniziava gi a disperdere. Ne tocc uno con cautela.
Era sale. Si guard le mani: stavano tremando. Sapeva cos'era accaduto, e anche perch.
Ma il Signore gli disse: "Per chiunque uccider Caino subir la vendetta sette volte!".
Allora era questo che significava sette volte.
Riusc a malapena a raggiungere il tombino prima di piegarsi su se stesso e vomitare
sangue per strada.
Nell'istante in cui Simon apr la porta, cap di aver fatto male i calcoli. Pensava di trovare
sua madre gi a letto, ma si era sbagliato. Era sveglia, seduta su una poltrona rivolta verso
la porta d'ingresso, col telefono sul tavolino accanto, e ci mise un secondo a notargli il
sangue sulla giacca.
Simon rimase sorpreso dal fatto di non sentirla gridare, ma la vide portarsi comunque
una mano alla bocca. - Simon...
- Non  sangue mio - si affrett a rispondere lui. - Ero a casa di Eric, e Matt ha perso
sangue dal naso...
- Non voglio stare a sentire - replic sua madre con un tono brusco, che usava solo di
rado. Gli ricordava il modo in cui parlava negli ultimi mesi di malattia del padre, quando
l'ansia era come un coltello nella sua voce. - Non voglio pi stare a sentire le tue bugie.
Simon lasci cadere le chiavi sul tavolino accanto alla porta. - Mamma...
- Non fai che raccontarmi storie. E io mi sono stancata.
- Non  vero - si difese lui, ma si sent male dentro, perch sapeva che lei aveva
ragione. - E che in questo momento della mia vita stanno succedendo un sacco di cose.
- Lo so - disse sua madre alzandosi in piedi. Era sempre stata una donna molto magra,
ma ora gli pareva addirittura scheletrica; nei punti in cui i capelli, scuri come i suoi, le
ricadevano attorno al viso, facevano capolino pi striature grigie di quante ne ricordasse.
- Vieni con me, giovanotto. Adesso.
Confuso, Simon la segu nella piccola cucina giallo canarino. La madre si ferm e indic
il bancone. - Ti dispiacerebbe spiegarmi quella roba?
A Simon si azzer la salivazione. Allineati sul mobile, come una fila di soldatini, c'erano
le bottiglie di sangue che teneva nascoste nel minifrigo dentro l'armadio. Una era piena a
met, le altre completamente, e il liquido rosso al loro interno brillava come un'accusa.
Aveva trovato anche le sacche di sangue vuote che lui si era preoccupato di risciacquare e
riporre ordinatamente dentro un sacchetto della spesa, per poi buttarle nella spazzatura.
Anche quelle erano sparse sul bancone della cucina, come una grottesca decorazione.
- All'inizio ho pensato che fossero bottiglie di vino - disse Elaine Lewis con voce
tremante. - Poi per ho trovato le sacche. E ne ho aperta una.  sangue, vero?
Simon rimase in silenzio. Sembrava che la voce gli fosse sparita per non tornare mai pi.
- In quest'ultimo periodo ti comporti in modo cos strano - prosegu la madre. -
Fuori a tutte le ore, non mangi mai, dormi a malapena, frequenti amici che non ho mai
visto e di cui non ho mai sentito parlare prima. Pensi che non mi accorga, quando menti?
Me ne accorgo, Simon. Ho anche pensato che magari ti drogavi...
Simon ritrov la voce. - Hai frugato in camera mia?
Sua madre arross. - Ho dovuto farlo! Ho pensato... ho pensato che se trovavo della
droga avrei potuto aiutarti, inserirti in un programma di disintossicazione. Ma questa roba?
- disse indicando agitata le bottiglie. - Non so nemmeno cosa pensare. Che sta
succedendo, Simon? Sei entrato in qualche specie di setta?
Simon fece di no con la testa.
E allora parla - gli disse con le labbra che le tremavano. - Perch le uniche spiegazioni
che mi vengono in mente sono disgustose, malate. Simon, ti prego...
- Sono un vampiro - le disse. Non aveva idea di come gli fosse uscito, e nemmeno del
motivo per cui lo aveva fatto. Ma ormai eccola l, quella frase, le cui parole aleggiavano
sospese fra loro come gas tossico.
Sua madre non sembr pi in grado di reggersi sulle ginocchia, e si accasci su una sedia
della cucina. - Che cosa hai detto? - gli chiese con un filo di voce.
- Sono un vampiro - ripet Simon. - Ormai lo sono da due mesi. Mi dispiace non
avertelo detto prima, ma non sapevo come fare...
Il viso di Elaine Lewis era bianco come uno straccio. - I vampiri non esistono, Simon.
- Invece s - rispose lui. - Esistono. Ascolta, non  stata una mia scelta. Mi hanno
attaccato e non ho avuto scelta. Cambierei, se solo potessi. - Ripens disperatamente al
libretto che Clary gli aveva dato molto tempo prima, quello che spiegava come dichiararsi
ai propri genitori. Ai tempi gli era sembrata una sciocchezza, ora non pi.
- Tu pensi di essere un vampiro - disse, come intontita, la madre di Simon. - Tu
pensi di bere sangue.
- Lo bevo sul serio - precis Simon. - Bevo sangue animale.
- Ma tu sei vegetariano!. - esclam lei, ormai sul punto di scoppiare in lacrime.
- Lo ero, ora non pi. Non posso permettermelo. Il sangue  la mia vita. - Simon si
sent stringere la gola. - Non ho mai torto un capello a nessuno, non potrei mai bere
sangue umano. Resto sempre la stessa persona, il solito Simon!
Era evidente che sua madre si stava sforzando di non perdere il controllo. - I tuoi nuovi
amici... sono anche loro vampiri?
Simon pens a Isabelle, a Maia e a Jace. Non poteva spiegare anche l'esistenza degli
Shadowhunters e dei lupi mannari, sarebbe stato troppo. - No, per loro sanno che io lo
sono.
- Ti hanno... ti hanno dato della droga? Forse ti fai di qualcosa? Qualcosa che magari
provoca allucinazioni? - Sembrava avesse sentito a malapena la sua risposta.
- No. Mamma,  la realt.
- Non  la realt... - sussurr la donna. - Tu pensi che lo sia. Oddio, Simon. Mi
dispiace cos tanto. Avrei dovuto accorgermene. Cercheremo aiuto, qualcuno troveremo.
Un medico. Non importa quanto coster...
- Mamma, io non posso andare dal medico.
- Certo che s. Devi andare da qualche parte. In ospedale, magari...
Simon le porse un braccio. - Sentimi il polso - le disse.
Lei lo guard, scioccata. - Cosa?
- Il polso - ripet lui. - Sentilo. Se ci sono battiti, hai ragione tu, e io verr in ospedale
insieme a te. Ma se non  cos, allora mi dovrai credere.
La donna si asciug gli occhi dalle lacrime e si mosse lentamente per prendergli il
braccio. Dopo tutto quel tempo passato a occuparsi di suo marito durante la malattia, era
capace di misurare il battito cardiaco come una vera infermiera. Gli premette l'indice sul
polso e rimase in attesa.
Simon rest a guardarla mentre sul viso le passava prima un'espressione di tristezza e di
turbamento, poi di puro terrore. Si alz in piedi, lasciandogli cadere la mano,
allontanandosi da lui. I suoi occhi spiccavano grandi e neri in mezzo al volto bianco. -
Che cosa sei?
Simon si sent male. - Te l'ho detto. Sono un vampiro.
- Tu non sei mio figlio. Tu non sei Simon! - Stava tremando. - Quale essere vivente
non ha battito cardiaco? Che genere di mostro sei? Che ne hai fatto di mio figlio?.
- Sono Simon, mamma - le disse il ragazzo facendo un passo verso di lei.
La donna lanci un grido. Non l'aveva mai sentita urlare cos, e non voleva che
succedesse di nuovo. Era un suono orrendo.
- Allontanati da me. - La voce le si spezz in gola. - Non fare un altro passo. - A
quel punto inizi a sussurrare. - Barukh ata Adonai sho'me'a t'fila...
Stava pregando, si rese conto Simon con una scossa. L'aveva impaurita al punto da
spingerla a pregare che se ne andasse, che venisse bandito! E la cosa peggiore era che
riusciva a percepirlo. Il nome di Dio gli strinse lo stomaco e gli fece provare dolore alla
gola.
Sua madre aveva ragione, a pregare, pens, sentendosi male nel profondo. Era una
creatura maledetta, e nel mondo non c'era posto per lui. Quale essere vivente non ha
battito cardiaco?
- Mamma - mormor. - Mamma, basta.
Lei lo guard con gli occhi spalancati e le labbra ancora tremanti.
- Mamma, non devi essere cos sconvolta. - Simon sentiva la propria voce come se
provenisse da lontano, pacata e suadente, la voce di un estraneo. Mentre parlava teneva gli
occhi fissi su sua madre, usandoli per catturare lo sguardo di lei come un gatto potrebbe
catturare un topo. - Non  successo niente. Ti sei addormentata sulla poltrona del
soggiorno. Stai avendo un brutto sogno in cui io torno a casa e ti dico di essere un vampiro,
ma  una follia, una cosa del genere non potrebbe mai accadere.
La donna smise di pregare. Apr e richiuse pi volte le palpebre. - Sto sognando -
ripet.
- E un brutto sogno - le disse Simon. Le si avvicin e le mise una mano sulla spalla.
Lei non si ritrasse. La testa le ciondolava, come quella di un bambino molto stanco. -
Soltanto un sogno. Non hai mai trovato niente in camera mia. Non  successo nulla.
Dormivi, tutto qui.
Le prese la mano. Lei si lasci guidare in soggiorno, dove Simon la fece sedere su una
poltrona. Sorrise, quando lui la avvolse con una coperta, dopodich chiuse gli occhi.
Simon torn in cucina, dove con fare svelto e meticoloso butt in un sacco della
spazzatura sia le bottiglie sia le sacche. Chiuse il sacco con uno spago e se lo port in
camera, dove cambi la giacca insanguinata con una pulita e butt in fretta alcune cose
dentro uno zaino. Spense la luce e usc, chiudendosi la porta alle spalle.
Quando attravers il soggiorno, sua madre stava gi dormendo. Si ferm per
accarezzarle dolcemente la mano.
- Vado via per qualche giorno - sussurr. - Ma tu non ti preoccuperai. Non
aspetterai il mio ritorno. Penserai che sono in gita scolastica. Non ci sar bisogno di
telefonare, va tutto bene.
Ritrasse la mano. Nella luce fioca sua madre sembrava allo stesso tempo pi vecchia e
pi giovane di quanto ricordasse. Raggomitolata sotto la coperta, era piccola come una
bambina, ma sul viso le erano comparse nuove rughe che Simon non aveva mai notato
prima.
- Mamma - mormor.
Le tocc la mano e lei si mosse. Per evitare che si svegliasse, ritrasse di scatto le dita e si
allontan senza far rumore verso la porta, senza dimenticare di prendere le chiavi dal
tavolino.
All'Istituto c'era silenzio. Era sempre cos, in quei giorni. Jace si era abituato, di notte, a
tenere la finestra spalancata, perci sentiva il rumore del traffico, le sporadiche sirene di
un'ambulanza o i clacson su York Avenue. Riusciva a sentire anche cose che ai mondani
sfuggivano, come lo spostamento d'aria causato dalla moto volante di un vampiro, il
battito d'ali delle fate, l'ululato lontano dei lupi mannari durante le notti di luna piena.
Ora invece la finestra era aperta solo a met e lasciava entrare giusto la luce che gli
serviva per leggere sdraiato sul letto. Davanti a lui c'era, aperta, la scatola d'argento di suo
padre, di cui stava esaminando il contenuto. All'interno c'erano uno stilo dei suoi e un
pugnale da caccia con l'elsa d'argento, incisa con le iniziali SWH. Inoltre, e questa era la
cosa che a Jace interessava di pi, la scatola conteneva anche un pacchetto di lettere.
Negli ultimi sei mesi Jace aveva iniziato a leggerne pi o meno una ogni notte, cercando
di capire qualcosa di quello che era il suo padre biologico. A poco a poco ne era emerso un
ritratto, quello di un giovane uomo riflessivo, con genitori ambiziosi, che si era avvicinato
a Valentine e al Circolo perch sembravano offrirgli l'occasione di distinguersi dal resto
del mondo. Aveva continuato a scrivere ad Amatis anche dopo il divorzio, un dettaglio
che lei non aveva mai riferito a Jace. In quelle lettere erano evidenti il suo disincanto nei
confronti di Valentine e il suo disgusto per le attivit del Circolo, ma solo raramente
parlava della madre di Jace, Celine. Era comprensibile: Amatis non voleva sentir parlare
della sua sostituta, eppure Jace non riusciva a non odiare un po' suo padre per questo. Se
non gli importava di Celine, perch l'aveva sposata? Se odiava il Circolo a tal punto,
perch non ne era uscito? Valentine era un pazzo, ma per lo meno era rimasto coerente ai
propri principi.
E poi, ovviamente, Jace si sentiva ancora peggio per aver preferito Valentine al suo vero
padre. Che genere di persona era per il fatto di aver compiuto una scelta simile?
Un colpo secco alla porta lo distolse dai sensi di colpa. Si alz e and a vedere chi fosse,
aspettandosi Isabelle che gli chiedeva questo o si lamentava di quello.
Invece non era Isabelle. Sulla soglia c'era Clary.
Non era vestita come al solito. Aveva una canottiera nera scollata, coperta da una
camicetta bianca chiusa con un nodo, e una gonna corta, abbastanza corta da scoprirle le
curve delle gambe fino a met coscia. Aveva raccolto i capelli rosso vivo in due trecce, da
cui sfuggivano riccioli sospesi sopra l'incavo delle tempie, come se fuori avesse piovuto
leggermente. Quando lo vide sorrise, inarcando le sopracciglia. Erano color rame, come le
sottili ciglia che le incorniciavano gli occhi verdi. - Non mi fai entrare?
Lui guard a destra e a sinistra nel corridoio. Non c'era nessun altro, grazie a Dio. Prese
Clary per un braccio, la tir camera e chiuse subito. - Cosa ci fai tu qui? E successo
qualcosa? - le chiese tenendo la schiena appoggiata alla porta.
- No, va tutto bene. - Clary si tolse le scarpe e si sedette sul bordo del letto. Mentre si
sdraiava all'indietro, con le mani sotto la testa, la gonna le si alz, scoprendo una porzione
ancora pi ampia di gambe. Non era il massimo per la concentrazione di Jace. - Mi
mancavi. Mia madre e Luke stanno dormendo, non si accorgeranno che non ci sono.
- Non dovresti essere qui. - Le parole gli uscirono di bocca come una specie di
lamento. Detestava pronunciarle, ma sapeva che bisognava farlo, per motivi che nem-
meno sapeva. E che sperava di non sapere mai.
- Be', se vuoi che me ne vada basta dirlo. - Clary si alz in piedi, gli occhi verdi che
tremolavano. Fece un passo verso di lui. - Ma sono venuta fin qui. Almeno potresti
darmi un bacio di saluto.
Lui la prese, la strinse a s e la baci. C'erano cose che andavano fatte e basta, anche se
erano una pessima idea. Lei scivol fra le sue braccia come morbida seta. Jace le mise le
mani fra i capelli e lasci scorrere le dita, sciogliendole le trecce finch tutti i riccioli le
ricaddero sulle spalle, come piaceva a lui. Ricord di averlo voluto fare gi la prima volta
che l'aveva vista, salvo poi pensare che fosse un'idea assurda. Era una mondana, non sa-
peva chi fosse, desiderarla non aveva alcun senso. E poi quel primo bacio, nella serra, che
per poco non lo aveva fatto impazzire. Erano scesi al piano di sotto, ma poi Simon li aveva
interrotti, e Jace avrebbe voluto ucciderlo come mai aveva desiderato uccidere nessun altro,
anche se razionalmente sapeva che il poverino non aveva fatto niente di male. Quello che
provava, tuttavia, non aveva niente a che vedere con la razionalit e, quando era stato
sfiorato dal pensiero che lei avrebbe potuto lasciarlo per Simon, si era spaventato ed era
stato male in un modo sconosciuto a qualsiasi demone.
E poi Valentine aveva detto che loro due erano fratello e sorella, e Jace aveva capito che
c'erano cose peggiori, cose immensamente peggiori che vedere Clary lasciarlo per un altro:
sapere, appunto, che la maniera in cui lui l'amava era, in un modo o nell'altro, totalmente
sbagliata; che quella che sembrava la cosa pi pura e irreprensibile della sua vita era
corrotta senza possibilit di riscatto. Si ricord di quando suo padre diceva che, nel
momento in cui gli angeli cadono, lo fanno in preda all'angoscia, perch hanno visto il
volto di Dio ma sanno che non lo rivedranno mai pi. Ora, pens, capiva come dovessero
sentirsi.
Non per questo la desiderava di meno; soltanto, il desiderio si era trasformato in tortura.
A volte, l'ombra di quel supplizio invadeva i suoi ricordi anche quando, come adesso, la
baciava, e quando lei lo spingeva a stringerla ancora pi forte contro di s. Clary emise un
gemito di sorpresa, ma non protest, nemmeno quando lui la sollev e la riport sul letto.
Ci si sdraiarono sopra insieme, accartocciando alcune lettere, con Jace che buttava da una
parte la scatola per lasciare spazio ai loro corpi. Sentiva il cuore che gli martellava dentro
le costole. Non si erano mai ritrovati insieme su un letto in quel modo, non cos. C'era stata
quella sera a Idris, in camera di lei, ma si erano a malapena sfiorati. Jocelyn stava attenta a
evitare che l'una passasse la notte nello stesso posto in cui c'era anche l'altro. Jace sapeva
di non piacerle molto, ma non poteva biasimarla: anche lui, al suo posto, probabilmente
non si sarebbe piaciuto.
- Ti amo - sussurr Clary. Gli aveva tolto la maglietta e stava facendo scorrere le dita
sopra le cicatrici che aveva sulla schiena, anche su quella a forma di stella identica a quella
che aveva lei, reliquia dell'angelo a cui apparteneva il sangue condiviso da entrambi. -
Non ti voglio perdere, mai.
Lui fece scivolare una mano verso il basso per slegarle il nodo della camicetta. L'altra
mano tocc il freddo metallo del pugnale da caccia che doveva essere caduto dal letto col
materiale contenuto all'interno della scatola. - Non succeder mai.
Clary alz lo sguardo su di lui, gli occhi luminosi. - Come fai a esserne cos sicuro?
La mano di Jace si strinse attorno all'impugnatura del coltello. La luce della luna che
entrava dalla finestra and a riflettersi sull'arma, ora alzata. - Sono sicuro - disse, e nel
farlo riabbass il pugnale: la lama lacer le carni della ragazza come fossero carta. Mentre
la bocca di Clary si apriva per lo stupore e il sangue le inzuppava la camicetta bianca, lui
pens: Buon Dio, no, mai pi.
Svegliarsi da quell'incubo fu come schiantarsi contro una vetrata, le cui schegge taglienti
continuavano a ferire Jace anche quando si alz e si mise a sedere sul letto, ansimando.
Rotol a terra, sentendo il bisogno di scappare, e colp il pavimento di marmo con le mani
e le ginocchia. Dalla finestra aperta entrava un'aria fredda che gli dava i brividi, ma che
almeno cancellava gli ultimi frammenti di sogno che ancora gli stavano aggrappati.
Si guard le mani. Non c'erano tracce di sangue. Il letto era un disastro, lenzuola e
coperte raggomitolate alla rinfusa come effetto di un sonno inquieto. La scatola con gli
oggetti di suo padre per era ancora sul comodino, dove l'aveva lasciata prima di andare a
dormire.
La prima volta che aveva avuto quell'incubo si era alzato per vomitare. Ora stava attento
a non mangiare anche fino a parecchie ore prima di dormire, con la conseguenza che il suo
corpo, per vendicarsi, gli provocava febbre e spasmi di dolore. Uno di questi lo colp
proprio in quel momento e lo fece rannicchiare su se stesso e poi annaspare e tossire in
preda a conati.
Passata la crisi, Jace rimase con la testa premuta contro il pavimento gelido. Il sudore gli
si stava gelando sul corpo, la maglietta era incollata alla pelle, e si chiese, a ragione, se quei
sogni avrebbero finito per ucciderlo. Aveva tentato di tutto, per liberarsene: pastiglie e
pozioni per dormire, rune del sonno, rune della pace e della guarigione.
Tutto inutile. Quegli incubi si insinuavano nella sua mente come veleno, e non c'era
niente che potesse fare per evitarli.
Anche durante le ore di veglia faceva fatica a guardare Clary. Lei era sempre stata capace
di guardargli dentro in un modo che nessun altro sapeva fare e lui poteva solo
immaginare che cosa avrebbe pensato se solo avesse saputo dei suoi sogni. Rotol su un
fianco e fiss la scatola sul comodino, illuminato dai riflessi della luna. Ripens a
Valentine. Valentine, che aveva tenuto prigioniera e torturato l'unica donna che avesse mai
amato, Valentine, che aveva insegnato a suo figlio, anzi a entrambi i suoi figli, che amare
una cosa significava distruggerla per sempre.
La testa gli girava vorticosamente mentre si ripeteva le stesse parole, di continuo. Erano
diventate una specie di mantra e avevano iniziato a perdere il loro significato letterale.
Non sono come Valentine. Non voglio essere come lui. Non sar come lui. Non lo far.
Vide Sebastian (Jonathan, in realt), il suo quasi fratello, che gli sorrideva attraverso un
groviglio di capelli bianco ghiaccio, con quei suoi occhi neri che brillavano di gioia spietata.
E poi vide il proprio pugnale che entrava e usciva dal corpo di Jonathan, finch questo,
esanime, cadeva verso il fiume mentre il sangue si mescolava agli arbusti e all'erba delle
sponde. Io non sono come Valentine.
Uccidere Jonathan non gli era dispiaciuto. Se ne avesse avuto la possibilit, lo avrebbe
rifatto anche ora. Non voglio essere come lui.
Di sicuro non era normale uccidere qualcuno, anzi uccidere il proprio fratello adottivo, e
non provare la minima emozione.
Non sar come lui.
Ma suo padre gli aveva insegnato che uccidere senza piet era una virt. E forse non si
possono dimenticare gli insegnamenti dei propri genitori, per quanto disperatamente lo si
possa desiderare.
Non sar come lui.
Molte persone non riuscivano mai a cambiare davvero. Non lo far.
Capitolo 4
L'ARTE DELLE OTTO BRACCIA
QUI SI CUSTODISCONO L'ANELITO DI GRANDI CUORI
E NOBILI COSE CHE TORREGGIANO SULLA MAREA,
LA PAROLA MAGICA CHE GENERA MERAVIGLIE ALATE,
LA SAGGEZZA RIPOSTA CHE NON  MAI MORTA.
Queste erano le parole incise sull'ingresso principale della biblioteca pubblica di
Brooklyn, in Grand Army Plaza. Seduto sui gradini antistanti c'era Simon, intento a
osservare la facciata dell'edificio. L'oro sbiadito dell'iscrizione luccicava sulla pietra e
ciascuna parola brillava di vita fugace ogni volta che veniva catturata dai fari delle auto di
passaggio.
La biblioteca era sempre stata uno dei suoi posti preferiti, sin da quando era bambino.
Da una parte c'era l'ingresso riservato ai piccoli, ed era l che per anni, ogni sabato, si era
dato appuntamento con Clary. Insieme radunavano pile di libri e andavano al vicino Orto
Botanico, dove potevano leggere per ore, sdraiati sull'erba, col rumore del traffico che
ronzava monotono e costante in lontananza. Come avesse fatto quella sera a finire l, non
lo sapeva bene. Se n'era andato di casa il pi in fretta possibile, per poi rendersi conto di
non avere un posto dove andare. Non poteva affrontare Clary: sarebbe rimasta sconvolta
dal suo gesto e di sicuro gli avrebbe chiesto di tornare a casa e aggiustare le cose. Quanto
a Eric e gli altri, loro non avrebbero capito. Jace invece non lo amava, e comunque non
poteva andare all'Istituto. Era una chiesa, e la ragione principale per cui i Nephilim
l'avevano scelta era proprio per tenere alla larga le creature come lui. Alla fine aveva
capito chi era la persona che avrebbe potuto chiamare, ma solo l'idea era stata abbastanza
sgradevole da farlo indugiare ancora un po' prima di trovare il coraggio necessario per
metterla in pratica.
Sent la moto prima ancora di vederla, con il rombo potente del motore che fendeva il
suono dei semafori di Grand Army Plaza. Il veicolo attravers l'incrocio ondeggiando e
sal sul marciapiede, dopodich fece inversione e si lanci su per i gradini. Simon si fece da
parte mentre la moto gli atterrava dolcemente accanto e Raphael staccava le mani dal
manubrio.
La moto si fece subito silenziosa. Come tutte quelle dei vampiri, funzionava grazie agli
spiriti demoniaci e reagiva come un cucciolo ai desideri del proprietario. A Simon
facevano paura.
- Volevi vedermi, Daylighter? - Raphael, elegante come sempre con la sua giacca nera
e i jeans dall'aspetto costoso, scese dalla moto e l'appoggi contro il cancello della
biblioteca. - Spero ci sia un buon motivo - aggiunse. - Non vengo fino a Brooklyn per
niente... Raphael Santiago non  tipo da quartieri periferici.
- Ah, bene, inizi a parlare in terza persona. Non  segno di megalomania incombente o
cose del genere, vero?
Raphael fece spallucce. - Mi puoi dire quello che mi volevi dire oppure lasciare che me
ne vada. A te la scelta. - Si guard l'orologio. - Hai trenta secondi.
- Ho detto a mia madre che sono un vampiro.
A Raphael si sollevarono le sopracciglia. Erano molto sottili e molto scure e, in un altro
momento, Simon si sarebbe chiesto se fossero truccate a matita. - E che cosa  successo?
- Ha detto che sono un mostro e ha cercato di cacciarmi pregando. - Ricordare quella
scena gli faceva salire in gola il retrogusto amaro di sangue stantio.
- E quindi?
- E quindi non sono sicuro di cosa sia successo. Ho cominciato a parlarle in modo
molto strano, con voce suadente, dicendole che non era successo niente e che si trattava
solo di un brutto sogno.
- E lei ti ha creduto.
- Lei mi ha creduto - conferm Simon a malincuore.
- Ma certo - disse l'altro. - Perch tu sei un vampiro. E uno dei nostri poteri.
L'encanto, la mala. La capacit di persuasione, si potrebbe definire. Puoi convincere i
mondani a fare quasi qualunque cosa, se impari a usare questa abilit come si deve.
- Ma io non volevo usarla su di lei.  mia madre! C' un modo per risvegliarla, per
sistemare le cose?
- Sistemare le cose per farti odiare di nuovo? Per farti ritenere un mostro? Strana
definizione di "sistemare le cose".
- Non mi importa - rispose Simon. - Si pu fare?
- No! - esclam allegro Raphael. - Non c' rimedio. E lo sapresti, ovviamente, se non
disprezzassi cos tanto la specie a cui appartieni.
- E va bene. Comportati pure come se io avessi respinto te. Non  che magari hai
cercato di uccidermi o cose del genere, no...
Raphael scroll di nuovo le spalle. - Pure e semplici politiche vampiresche. Niente di
personale. - Si appoggi contro il cancello e incroci le braccia sul petto. Indossava
guanti neri da motociclista e Simon dovette ammettere che nell'insieme faceva la sua
figura. - Ti prego, dimmi che non mi hai fatto venire fin qui per annoiarmi a morte con
una storia su tua sorella.
- Mia madre - lo corresse Simon.
Raphael sventol la mano, come se non gli interessasse. - Okay, okay, tua madre. Una
donna della tua vita ti ha respinto. Sappi che non sar l'ultima, lascia che te lo dica. Perch
mi infastidisci con questa storia?
- Volevo sapere se posso venire al Dumont... - disse Simon, parlando molto in fretta
per non rischiare di cambiare idea a met frase. L'aveva chiesto davvero, quasi non
riusciva a crederci. Ci che ricordava dell'hotel dei vampiri erano sangue, terrore e dolore.
Ma era pur sempre un posto in cui rifugiarsi, un posto dove stare e dove nessuno lo
avrebbe cercato, se non voleva tornare a casa. Era un vampiro: era stupido avere paura di
un albergo pieno di altri vampiri. - Non ho un altro posto dove stare.
A Raphael brillarono gli occhi. - A-ha - esclam con una punta di trionfo che a Simon
non piacque particolarmente. - Quindi ora vuoi qualcosa da me.
- Credo di s. Anche se mi spaventa vedere che la cosa ti eccita tanto, Raphael.
L'altro sbuff. - Se vieni a vivere al Dumont, non ti rivolgerai a me con Raphael, ma con
Padrone, Sire o Grande Capo.
Simon si fece coraggio. - E Camille? Raphael trasal. - Che cosa intendi dire?
- Mi hai sempre ripetuto che non eri tu il vero capo dei vampiri - prosegu Simon con
calma - finch, a Idris, non mi dicesti che quel ruolo spettava a una certa Camille, giusto?
Mi spiegasti che non era ancora tornata da New York, ma presumo che, quando lo far, il
capo sar di nuovo lei, giusto?
Lo sguardo di Raphael si incup. - Non credo di gradire la tua raffica di domande,
Daylighter.
- Ho il diritto di sapere come stanno le cose.
- No - ribatt Raphael - non ce l'hai. Vieni da me e mi chiedi se puoi restare nel mio
hotel perch non hai un altro posto dove andare, ma non perch desideri la compagnia dei
tuoi simili. Tu ci eviti.
- Cosa che, come ho gi precisato, deriva dal fatto che una volta tu tentasti di
uccidermi.
- Dumont non  una casa famiglia per vampiri scontenti di essere tali - prosegu
Raphael. - Vivi fra gli umani, cammini alla luce del giorno, suoni nella tua stupida band.
Gi, non pensare che non lo sappia. In ogni cosa che fai dimostri di non accettare ci che
sei veramente. Se le cose stanno cos, al Dumont non sei il benvenuto.
Simon ripens a Camille che gli diceva: Nell'istante in cui i suoi seguaci vedranno che sei
con me, lo abbandoneranno e seguiranno noi. Credo che, nonostante il timore nei
confronti di Santiago, mi siano ancora fedeli. Quando ci vedranno insieme, quel timore si
dissolver e loro saranno al nostro fianco. - Devi sapere - disse allora - che ho ricevuto
altre offerte.
Raphael lo guard come se fosse pazzo. - Offerte di che genere?
- Soltanto... offerte - rispose Simon, vago.
- Tu non ci sai fare con questi giochetti, Simon Lewis. Ti consiglio di non riprovarci
mai.
- Bene. Ero venuto qui per dirti una cosa, ma ora non lo far pi - dichiar il ragazzo.
-Certo. E scommetto che butterai anche il regalo di compleanno che mi avevi comprato
- replic Raphael. - Che tragedia, che tragedia! - Recuper la motocicletta, sal in sella
e il motore prese vita. Dal tubo di scappamento uscivano scintille rosse. - La prossima
volta che mi disturbi, Daylighter, cerca di farlo per un buon motivo. Altrimenti non sar
cos comprensivo.
E a quel punto la moto sfrecci verso l'alto e in avanti. Simon reclin il collo per guardare
Raphael che, come l'angelo da cui prendeva il nome, saliva in cielo lasciandosi dietro una
scia infuocata.
Clary, seduta con il blocco da disegno sulle ginocchia, mordicchiava pensierosa la matita.
Aveva disegnato Jace decine di volte (era la sua personale alternativa a quello che la
maggior parte delle ragazze scrivevano sul loro diario dei fidanzati), ma le sembrava di
non essere mai riuscita a ritrarlo davvero bene.
Innanzitutto era praticamente impossibile convincerlo a posare, cos aveva pensato che
quel momento, mentre lui dormiva, sarebbe stato perfetto. Eppure il disegno non stava
riuscendo come sperava. Non sembrava lui, ecco tutto.
Lanci il blocco sulla coperta, sbuffando esasperata, e si ferm a osservare Jace
portandosi le ginocchia al petto. Erano andati a Central Park per pranzare e allenarsi
all'aperto, intanto che il tempo era ancora buono, ma avevano fatto solo la prima cosa.
Sull'erba, vicino alla coperta, c'erano i contenitori di cibo di Taki. Jace non aveva mangiato
granch, si era limitato a spizzicare di tanto in tanto qualche noodle al sesamo, ma poi
aveva messo da parte il cartone e s'era sdraiato a pancia in su sulla coperta a fissare il cielo.
Clary si era seduta a guardarlo, a guardare il modo in cui le nuvole si riflettevano nei suoi
occhi limpidi, il disegno dei muscoli delle braccia incrociate dietro la testa, la pelle perfetta
che appariva fra l'orlo della maglietta e la cintura dei jeans. Avrebbe voluto allungare una
mano e farla scivolare sui suoi addominali scolpiti, invece aveva distolto lo sguardo e si
era messa a rovistare per trovare il blocco da disegno. Quando si era girata di nuovo,
matita alla mano, lui aveva gli occhi chiusi e respirava in modo tranquillo e regolare.
Ormai aveva gi fatto tre schizzi preparatori e non era neanche lontanamente vicina al
disegno che voleva ottenere. Osservando Jace adesso, si chiese per quale strano motivo
non riuscisse a ritrarlo. La luce era perfetta, un dolce chiarore bronzeo d'ottobre che gli
gettava sulla pelle e sui capelli una tinta dorata ma meno intensa di quella che gi avevano
naturalmente. Anche le palpebre chiuse erano incorniciate d'oro, in una tonalit appena
pi scura dei capelli. Una delle mani era morbidamente appoggiata sul petto, l'altra aperta
lungo un fianco. Mentre dormiva il suo viso era rilassato e indifeso, pi dolce e meno
spigoloso di quando era sveglio. Forse era quello il problema; capitava cos di rado che
Jace fosse tranquillo e vulnerabile che ritrarlo in quelle condizioni sembrava... strano.
In quell'esatto istante si mosse. Nel sonno aveva iniziato ad ansimare leggermente,
mentre gli occhi, sotto le palpebre chiuse, saettavano a destra e a sinistra. La mano
appoggiata sul petto sobbalz, finch il ragazzo non si mise a sedere talmente
all'improvviso che per poco non fece ribaltare Clary. Spalanc gli occhi. Per un istante
parve semplicemente confuso,- era impallidito in maniera spaventosa.
- Jace? - fece Clary, incapace di nascondere lo stupore.
Gli occhi di lui fissarono i suoi; un istante dopo lui l'aveva tirata a s senza traccia della
consueta dolcezza. Se la mise sulle gambe e la baci con passione, facendole serpeggiare le
mani fra la chioma rossa. Clary sentiva il cuore di lui che martellava all'unisono col
proprio e si accorse di avere le guance in fiamme. Erano in un parco pubblico, pens, ed
era probabile che qualcuno li stesse guardando.
- Wow - fece lui allontanandosi e curvando le labbra in un sorriso. - Scusami. Mi sa
che non te lo aspettavi.
-  stata una gradita sorpresa. - Si sent parlare con voce profonda e gutturale. - Ma
che cosa stavi sognando, scusa?
- Te - rispose Jace prendendole una ciocca di capelli e arrotolandosela sul dito. - Ti
sogno sempre.
Ancora a cavalcioni su di lui, Clary rispose: - Oh, davvero? Perch ho pensato che
invece stessi avendo un incubo.
Lui tir indietro la testa per guardarla meglio. - A volte sogno che non ci sei pi - le
disse. - Continuo a chiedermi quando capirai che faresti davvero meglio a lasciarmi.
Lei gli accarezzo il viso con la punta delle dita, facendole scorrere delicatamente sulla
superficie degli zigomi, gi fino alla curva della bocca. Jace non aveva mai detto quelle
cose a nessuno, soltanto a lei. Alec e Isabelle sapevano, poich vivevano insieme a lui e gli
volevano bene, che sotto quell'armatura difensiva di sarcasmo e di finta arroganza lo
tormentavano ancora le schegge di memoria del suo passato. Clary per era l'unica a cui
lui diceva certe cose a voce alta. La ragazza scosse la testa; i capelli le ricaddero sulla fronte
e li scost con impazienza. - Vorrei essere capace di dire le cose come le dici tu - disse a
Jace. - Tutto quello che dici, le parole che scegli, sono cos perfette. Trovi sempre la
citazione perfetta, o la frase giusta per convincermi del tuo amore. Io invece non riesco ad
assicurarti che non ti lascer mai... Lui le prese le mani. - Dillo di nuovo.
- Non ti lascer mai - ripet Clary.
- Qualsiasi cosa succeder, qualsiasi cosa far?
- Io non mi stancher mai di te. Mai. Quello che provo nei tuoi confronti... - Incespic
con le parole. -  il sentimento pi importante che abbia mai provato.
Cavolo, pens Clary fra s. Che frase idiota!
Jace per non sembrava avere apprezzato, perch sorrise malinconico e disse, in italiano:
- L'amor che move il sole e l'altre stelle.
- E latino?
- Italiano. E un verso di Dante - rispose.
Lei gli pass la punta delle dita sulle labbra e lui rabbrivid. - Io non so l'italiano -
disse Clary, con un filo di voce.
- Significa che l'amore  la forza pi potente al mondo, capace di fare qualsiasi cosa.
Lei sfil la mano dalla sua, consapevole che lui la stava guardando con gli occhi
socchiusi. Gliele allacci dietro il collo, si pieg in avanti e gli tocc le labbra con le sue.
Non un bacio, questa volta, ma soltanto delle labbra che si sfioravano. Era sufficiente:
Clary sent che il cuore di face batteva pi forte e lo vide avvicinarsi per cercare di
catturare la sua bocca con la propria. Scosse la testa, scuotendo i capelli attorno a loro due
come una tenda che li avrebbe nascosti dagli occhi indiscreti delle altre persone nel parco.
- Se sei stanco, possiamo tornare all'Istituto - gli disse con un mezzo sussurro. - E fare
un pisolino. Non dormiamo insieme nello stesso letto da... da Idris.
I loro sguardi si incatenarono l'uno all'altro, e Clary cap che Jace stava ripensando alla
stessa cosa a cui stava pensando lei... La debole luce che filtrava attraverso la finestra della
cameretta di Amatis, la disperazione nella sua voce. Voglio solo sdraiarmi con te e
svegliarmi con te, una volta sola, una volta sola nella vita. Una notte intera, sdraiati fianco
a fianco, toccandoci solo le mani. Da quella volta si erano toccati molto di pi, ma non
avevano mai dormito insieme. Lui sapeva che lei gli stava offrendo pi di un semplice
riposino in una delle stanze inutilizzate dell'Istituto. Lei era sicura che lui glielo leggesse
negli occhi, anche se per prima non sapeva fino in fondo quanto stesse offrendo. Ma non
importava: Jace non le avrebbe mai chiesto niente che non fosse disposta a dare.
- Voglio farlo. - Il calore che gli vide negli occhi e la voce rotta con cui aveva parlato le
facevano capire che non stava mentendo. - Per... non possiamo. - Le prese i polsi con
decisione e li spinse verso il basso, con le mani a formare una barriera fra di loro.
Clary spalanc gli occhi. - Perch no?
Lui fece un respiro profondo. - Siamo venuti qui per allenarci, ed  quello che
dovremmo fare. Se passiamo tutto il tempo a sbaciucchiarci finir che non mi
permetteranno pi di aiutarti.
- Ma non dovrebbero comunque assumere qualcun altro che mi alleni a tempo pieno?
- S - rispose Jace alzandosi e aiutandola a fare lo stesso. - E sono preoccupato che se
ti abitui a baciare l'attuale istruttore, alla fine lo farai con tutti!
- Non essere maschilista. Magari mi trovano un'insegnante donna.
- In quel caso avresti il mio permesso. Te la puoi baciare, ma io devo poter guardare...
- Bene - fece Clary sorridendo e curvandosi per ripiegare la coperta che avevano
portato per sdraiarsi. - In realt hai paura che prendano un ragazzo pi bello di te.
Jace sollev le sopracciglia. - Pi bello di me?
- Potrebbe succedere - disse Clary. - Almeno in teoria.
- In teoria il mondo potrebbe spaccarsi di colpo in due lasciando me da una parte e te
dall'altra, tragicamente ed eternamente divisi. Per nemmeno questo mi preoccupa. Ci
sono cose... - disse con il suo tipico sorriso asimmetrico - troppo improbabili per
pensarci troppo su.
Le porse la mano, lei la prese e insieme attraversarono il prato camminando verso un
boschetto ceduo al confine dell'area di East Meadow, noto probabilmente solo agli
Shadowhunters.
Clary sospettava che fosse incantato, perch lei e Jace si allenavano l abbastanza spesso,
ma nessuno li aveva mai interrotti a eccezione di Isabelle o Maryse.
In autunno Central Park era un'esplosione di colori. Gli alberi ai confini della distesa
erbosa si erano accesi delle loro tonalit pi vivide e circondavano il verde con bagliori
d'oro, rosso, rame e ruggine. Era una giornata bellissima per fare una passeggiata
romantica nel parco e baciarsi su uno dei ponti di pietra. Peccato che non sarebbe successo!
Il parco, almeno per Jace, era un prolungamento esterno della palestra dell'Istituto e lui era
l per insegnare a Clary svariati esercizi, fra cui orientamento terrestre, tecniche di fuga e
di evasione, uccisione a mani nude.
Normalmente l'idea di imparare a uccidere qualcosa senz'armi l'avrebbe esaltata, ma
c'era qualcosa, in Jace, che la preoccupava. Non riusciva a liberarsi di quella fastidiosa
sensazione che le faceva pensare a un problema serio. Se solo ci fosse stata una runa, pens,
per costringerlo a dire quello che veramente provava... Ma non ne avrebbe mai creata una
simile, ricord subito a se stessa. Non sarebbe stato corretto sfruttare il proprio potere per
cercare di controllare qualcun altro; e poi, da quando a Idris aveva creato la runa
vincolante, era come se quel potere fosse inattivo. Non aveva sentito il bisogno di
disegnare vecchie rune e nemmeno aveva avuto visioni in cui ne percepiva di nuove.
Maryse le aveva detto che, una volta cominciati seriamente gli allenamenti, le avrebbero
trovato come insegnante un esperto di rune, ma fino a quel momento non si era ancora
visto nessuno. Non che le importasse, in realt. Doveva ammettere che, se anche il suo
potere fosse sparito per sempre, forse non le sarebbe dispiaciuto cos tanto.
-Prima o poi ti capiter di incontrare un demone e dovrai avere armi con cui affrontarlo
- le stava dicendo Jace mentre passavano sotto una fila di alberi carichi di foglie basse, i
cui colori andavano dal verde al giallo acceso. - Quando succeder, non puoi permetterti
di andare nel panico. Innanzitutto devi ricordarti che qualsiasi cosa pu trasformarsi in
un'arma: il ramo di un albero, una manciata di monete (possono trasformarsi in un
eccellente tirapugni), una scarpa, tutto. E poi non dimenticare che tu stessa sei un'arma. In
teoria, quando avrai finito l'allenamento, dovresti essere in grado di fare un buco in un
muro o mettere al tappeto un alce con un solo pugno.
- Non darei mai un pugno a un alce! - protest Clary. -  una specie protetta.
Jace sorrise appena e si gir rapidamente per mettersi di fronte a lei. Avevano raggiunto
il boschetto ceduo, una piccola area al centro di un gruppo di alberi. Nei tronchi mozzati
che li circondavano erano incise delle rune, segno che quello era un dominio degli
Shadowhunters.
- C' un'antica disciplina di combattimento che si chiama muay thai - spieg Jace. -
Ne hai mai sentito parlare?
Lei fece di no con la testa. Il sole splendeva costante e luminoso, e con quei pantaloni
della tuta addosso, pi la felpa, aveva caldo. Jace si tolse la giacca e torn a rivolgersi a lei,
stiracchiando le mani flessuose da pianista. In quella luce autunnale, il suo sguardo era
oro puro. Marchi della velocit, dell'agilit e della forza salivano come rampicanti dal
polso e superavano il rigonfiamento dei bicipiti, sparendo poi sotto le maniche della ma-
glietta. Clary si chiese come mai Jace avesse perso tempo a riempirsi di marchi, neanche
fosse stata una nemica con cui fare i conti.
Ho sentito dire che il nuovo istruttore, in arrivo la settimana prossima,  maestro di
muay thai - spieg. - Nonch di sambo, lethwei, tomo, krav maga, jujitsu e di un'altra
disciplina di cui ora non ricordo il nome, ma con cui si uccide la gente usando dei baston-
cini o qualcosa del genere. Quello che voglio dire  che questo tizio non  abituato a
lavorare con qualcuno della tua et e con il tuo basso livello d'esperienza, perci, se ti
insegno almeno le basi, spero che verrai trattata un po' meglio... - Le mise le mani sui
fianchi. - Ora girati e guardami in faccia.
Clary obbed. In quella posizione, uno davanti all'altra, con la testa arrivava sotto il
mento di Jace. Gli appoggi delicatamente le mani sui bicipiti.
- Il muay thai  detto l'arte delle otto braccia. Questo perch, per colpire, non si usano
soltanto pugni e piedi, ma anche ginocchia e gomiti. Prima trascini l'avversario verso di te,
poi lo martelli di colpi usando tutti gli otto punti finch non crolla.
- E con i demoni funziona? - domand Clary, perplessa.
- Con quelli pi piccoli. - Jace le si avvicin ancora di pi. - Okay. Ora fammi
passare una mano dietro al collo e afferramelo.
Poteva riuscirci solamente sollevandosi in punta di piedi, e per l'ennesima volta si
ritrov a maledire la sua bassa statura.
- Ora alza anche l'altra mano e fai la stessa cosa, in modo da averle tutte e due attorno
alla mia nuca.
Clary obbed. Jace aveva la pelle calda per il sole e i suoi morbidi capelli le solleticavano
le dita. I loro corpi erano l'uno contro l'altro; l'anello che portava al collo a mo' di ciondolo
le dava la sensazione di un sassolino pigiato fra due palmi di una mano.
- In un vero combattimento la mossa sarebbe molto pi rapida - le spieg. Forse lo
stava immaginando, ma le sembr che Jace avesse la voce un tantino incerta. - Ecco, puoi
usare questa presa per fare leva: la sfrutterai per spingerti in avanti e dare pi slancio al
calcio verso l'alto con il ginocchio...
- Accipicchia - disse una voce calma e divertita. - Solo sei settimane e gi vi
prendete per il collo? Come svanisce in fretta l'amore fatale!
Clary lasci la presa su Jace e si gir di scatto, anche se gi sapeva di chi si trattasse. L,
in piedi in mezzo all'ombra fra due alberi, c'era la Regina della Corte Seelie. La Regina
indossava infatti un abito verde come l'erba, e i capelli, lunghi sulle spalle, erano del colore
delle foglie autunnali. Era bellissima e terribile come la stagione morente, e Clary non si
era mai fidata di lei.
- Che cosa ci fai tu qui? - chiese Jace affilando lo sguardo. - Questo posto  degli
Shadowhunters.
- Ho delle notizie che potrebbero interessare proprio agli Shadowhunters. - Mentre la
Regina incedeva con grazia, il sole che filtrava fra gli alberi le faceva scintillare la corona
di bacche attorno alla testa. A volte Clary si chiedeva se studiasse apposta quelle entrate a
effetto e, se s, come ci riusciva. - C' stata un'altra morte.
- Che tipo di morte?
Un altro dei vostri.  morto un Nephilim. - C'era un sottile godimento nel modo in cui
aveva dato quell'annuncio. - Il corpo  stato ritrovato all'alba di oggi, sotto il Ponte di
Oak. Come saprete, il parco  sotto il mio dominio. L'omicidio di un umano non mi
riguarda, ma quella morte non sembra di origini mondane. Il cadavere  stato portato alla
Corte per essere analizzato dai miei medici, i quali hanno dichiarato che si tratta di uno di
voi.
Clary lanci un rapido sguardo verso Jace, ricordando la notizia, ricevuta due giorni
prima, dello Shadowhunter trovato morto. Era certa che anche lui stesse pensando alla
stessa cosa: era impallidito. - Dov' il cadavere? - chiese.
- Vi preoccupa la mia ospitalit? Giace presso la mia Corte e vi garantisco che gli
abbiamo tributato tutto il rispetto che si meriterebbe uno Shadowhunter da vivo. Ora che
uno dei miei ha un seggio nel Consiglio, accanto ai vostri, suppongo che non possiate
dubitare della nostra buona fede.
- Come sempre, buonafede e sua Maest vanno a braccetto. - Il sarcasmo nella voce di
Jace era evidente, ma la Regina si limit a sorridere. Lui le piaceva, Clary ne era sempre
stata convinta, le piaceva nel modo in cui alle fate piacciono le cose belle solo perch sono
belle. La cosa non valeva invece per lei, e il sentimento era reciproco. - E perch informi
noi invece di Maryse? La tradizione vorrebbe che...
- Oh, la tradizione. - La Regina liquid l'argomento con un gesto della mano. - Voi
eravate gi qui. Mi  sembrato pi comodo.
Jace le lanci un'altra occhiata sospettosa e apr il cellulare. Fece segno a Clary di restare
dov'era, e poi si allontan di qualche passo. - Maryse? - gli sent dire la ragazza non
appena qualcuno ebbe risposto, ma poi la voce di Jace venne soffocata da grida
provenienti dai vicini campi da gioco.
Colta da un gelido terrore, Clary torn a posare gli occhi sulla Regina. Non la vedeva
dall'ultima notte trascorsa a Idris, quando non era stata propriamente gentile nei suoi
confronti. Aveva i suoi dubbi che la Regina se ne fosse dimenticata o che l'avesse
perdonata...Davvero rifiuteresti un favore dalla Regina della Corte Seelie?
- So che Meliorn ha ottenuto un posto nel Consiglio - disse Clary. - Sarai contenta,
no?
- Certo - rispose la Regina, guardandola con fare divertito. - Ne sono lieta quanto
basta.
- Dunque niente rancori, giusto? - chiese Clary.
Il sorriso della Regina si raggel agli angoli, come ghiaccio sulle rive di uno stagno. -
Immagino che tu ti riferisca alla mia offerta, quella che hai molto sgarbatamente declinato
- rispose. - Come sai, il mio obiettivo  stato comunque raggiunto. Chi ci ha perso in
quel frangente, e suppongo che tutti siano d'accordo, sei stata tu.
- Il tuo accordo non mi interessava - spieg Clary cercando, senza riuscirci, di
nascondere l'ostilit nella sua voce. - Sai com', la gente non pu sempre fare quello che
vuoi tu.
- Non osare dare lezioni a me, bambina. - Con lo sguardo la Regina si rivolse a Jace,
che stava passeggiando avanti e indietro, accanto agli alberi, col cellulare in mano. - 
bellissimo - comment. - Capisco perch ne sei innamorata. Ma ti sei mai chiesta cos'
che ti attira a lui?
Clary non reag; le sembrava che non ci fosse nulla da dire.
-Siete legati dal sangue del Cielo. Sotto la pelle, sangue chiama sangue. Ma il sangue e
l'amore non sono la stessa cosa - concluse la Regina.
-Nient'altro che enigmi - ribatt Clary con rabbia. - Ma quando parli cos, dici mai
qualcosa veramente?
- Lui  legato a te - prosegu l'altra. - Ma ti ama?
Clary si sent prudere le mani. Avrebbe voluto provare con la Regina qualcuna della
nuove mosse di combattimento appena imparate, ma sapeva che sarebbe stato davvero
poco saggio. - S, mi ama.
- E ti vuole? Perch amore e desiderio non sempre sono la stessa cosa...
- Questi non sono affari tuoi - replic secca Clary, ma vedeva che la Regina le stava
puntando addosso occhi taglienti come lame.
- Tu lo desideri come non hai mai desiderato nient'altro. Ma lui, per te, prova la stessa
cosa? - La voce morbida della Regina era implacabile. - Potrebbe avere chiunque o
qualunque cosa desideri. Ti sei mai chiesta perch abbia scelto te? Non ti domandi mai se
se n' pentito?  cambiato nei tuoi confronti?
Clary sent le lacrime bruciarle in fondo agli occhi. - No, non l'ha fatto - disse, ma
dentro di s ripens al viso di Jace sull'ascensore, quella sera, e al modo in cui lui le aveva
detto di tornare a casa quando lei si era offerta di restare.
- Mi hai detto che non volevi stringere un patto con me perch io non avevo niente da
darti. Hai detto anche che al mondo non c'era niente che tu desiderassi. - Gli occhi della
Regina scintillavano. - Quando immagini la tua vita senza di lui, sei ancora convinta di
quelle parole?
Perch mi stai facendo questo? Clary voleva gridare, ma non disse nulla, perch la Fata
Regina le guard alle spalle e sorrise dicendo: - Asciugati le lacrime, lui sta tornando qui.
Non c' bisogno che ti veda piangere.
Clary si sfreg in fretta gli occhi col dorso della mano, poi si volt. Jace stava
camminando verso di loro e aveva il broncio. - Maryse sta andando alla Corte. Dov'
andata la Regina? - chiese.
Clary lo guard, sorpresa. -  qui... - disse girandosi, e a quel punto si interruppe. Jace
aveva ragione: la Regina se n'era andata, lasciando come segno del suo passaggio solo un
turbine di foglie ai piedi di Clary, nel punto in cui aveva sostato.
Simon, con la giacca raggomitolata sotto la testa, era sdraiato sulla schiena e guardava in
su, verso il soffitto pieno di buchi del garage di Eric, provando un senso di disgrazia
incombente. Aveva lo zaino coi vestiti ai suoi piedi e il telefono premuto contro l'orecchio.
In quel momento la voce familiare di Clary, dall'altro capo della linea, era l'unica cosa che
gli impedisse di crollare completamente.
- Simon, mi dispiace tanto. - Clary doveva essere da qualche parte in centro. Dietro di
lei si sentiva il frastuono del traffico, che le smorzava la voce. - Sei davvero nel garage di
Eric? E lui lo sa?
- No - ammise Simon. - Adesso a casa non c' nessuno, ma io ho la chiave. Mi 
sembrata una possibilit... E tu, invece, dove sei?
- In citt. - Per gli abitanti di Brooklyn, Manhattan restava sempre "la citt", l'unica e
sola metropoli. - Mi stavo allenando con Jace, ma poi lui  dovuto tornare all'Istituto per
non so quale impegno con il Conclave. Ora sto tornando a casa di Luke. - In sottofondo si
sent un'auto suonare forte il clacson. - Senti, vuoi venire a stare da noi? Potresti dormire
sul divano di Luke.
Simon esit. Conservava dei bei ricordi di quel posto. Da quando conosceva Clary, Luke
aveva sempre vissuto nella stessa casa a schiera, vecchia ma accogliente, sopra il negozio
di libri. Clary aveva la chiave per entrarci e insieme lei e Simon avevano trascorso una
gran quantit di ore felici leggendo libri "presi in prestito" dal piano di sotto oppure
guardando vecchi film in tiv. Ora per le cose erano diverse.
- Forse mia madre potrebbe parlare con la tua - propose Clary, preoccupata dal
silenzio dell'altro. - Farle capire la situazione...
- Farle capire che sono un vampiro?. Clary, credo che quello lo capisca, in qualche
strano modo. Ma questo non significa che lo accetter o che se ne far mai una ragione.
- Be', Simon, non puoi nemmeno continuare a farglielo dimenticare - osserv Clary.
- Non pu funzionare per sempre.
- E perch no? - Sapeva che non stava ragionando in maniera razionale, ma l,
sdraiato su quel pavimento duro, circondato dall'odore di benzina e dal sibilo dei ragni
che tessevano la ragnatela negli angoli del garage, sentendosi pi solo che mai, la
razionalit gli sembrava un concetto quanto mai distante.
- Perch tutto il tuo rapporto con lei si fonderebbe su una bugia. Non potresti pi
tornare a casa...
- E allora? - la interruppe bruscamente Simon. - Fa parte della maledizione, no?
"Ramingo e fuggiasco sarai sulla Terra".
Malgrado il rumore del traffico e delle chiacchiere in sottofondo, il ragazzo sent Clary
che inspirava di colpo.
- Pensi che dovrei raccontarle anche di quello? - prosegu lui. - Di come mi hai
segnato con il Marchio di Caino? Di come io sia in pratica una maledizione ambulante? E
tu pensi che lei vorrebbe una cosa del genere in casa sua?
I rumori di sottofondo si placarono; Clary doveva essersi riparata dentro un portone. La
sentiva sforzarsi di ricacciare indietro le lacrime mentre gli diceva: - Simon, mi dispiace
cos tanto! Tu lo sai che mi dispiace, lo sai...
- Non  colpa tua. - All'improvviso si sent sfinito. Complimenti, prima terrorizzi tua
madre e poi fai piangere la tua migliore amica.  proprio la tua giornata, Simon. - Senti, 
chiaro che in questo momento  meglio se evito la compagnia della gente. Mi fermo un po'
qui, e quando Eric torna dormir in casa con lui.
Clary soffoc il suono di una risata fra le lacrime. - Cosa? Ed Eric non fa parte della
"gente"?
- Ti spiegher pi tardi - rispose lui, poi esit. - Ti telefono domani, va bene?
- Tu mi vedi, domani. Avevi promesso di accompagnarmi a provare quel vestito, te ne
sei dimenticato?
- Wow - fece lui. - Mi sa che allora ti voglio davvero bene.
- Lo so. Anche io te ne voglio.
Simon riagganci e, ancora sdraiato, si tenne il cellulare sul petto. Che buffo, pens, ora
riusciva a dire a Clary che le voleva bene, quando invece per anni ci aveva provato senza
che certe cose gli uscissero mai dalla bocca. Ora che dopo "ti" c'erano due parole, "voglio
bene", anzich una, era tutto molto pi semplice.
A volte si chiedeva che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato nessun Jace Wayland e
se Clary non avesse mai scoperto di essere una Shadowhunter. Allontan il pensiero:
inutile, Simon, tieni a freno la mente. Non poteva cambiare il passato, poteva solo
guardare avanti. Non che avesse la minima idea su cosa il futuro gli avrebbe riservato:
restare per sempre nel garage di Eric, di certo, era escluso. Anche nello stato d'animo
attuale, dovette ammettere che si trattava di una sistemazione a dir poco pessima. Non
sentiva freddo (perch materialmente non avvertiva pi n il freddo n il caldo), ma il
pavimento era duro, e per di pi faceva fatica a dormire. Gli sarebbe piaciuto poter
ottenebrare i sensi. Il frastuono del traffico proveniente dall'esterno gli impediva di
riposare, come del resto faceva anche la puzza di benzina. Ma la cosa peggiore era il
tormento di dover pensare a come si sarebbe dovuto comportare d'ora in avanti.
Aveva buttato via quasi tutte le scorte di sangue e si era tenuto il resto nascosto nello
zaino. Poteva andare avanti per qualche giorno, ma poi sarebbe stato nei guai. Eric,
ovunque fosse, gli avrebbe certamente dato il permesso di stare da lui, ma probabilmente i
genitori avrebbero voluto chiamare sua madre. E dato che lei lo pensava in gita scolastica,
una telefonata del genere non sarebbe stata apprezzata.
Giorni, pens. Era quello il tempo che aveva a disposizione. Prima di finire le scorte di
sangue, prima che sua madre iniziasse a chiedersi dove fosse sparito e chiamasse la scuola
per cercarlo. Prima che ricordasse tutto. Ora era un vampiro, avrebbe avuto diritto
all'eternit, invece gli restavano soltanto dei giorni.
Era stato cos attento... Si era impegnato tanto per vivere quella che riteneva una vita
normale: scuola, amici, casa sua, camera sua. Era stato difficile, ma anche la vita lo era.
Altre opzioni gli parevano talmente deprimenti e solitarie che anche solo immaginarle gli
era insopportabile. Eppure nella testa gli risuon la voce di Camille: Ma che cosa
succeder fra dieci anni, quando ne avrai ventisei? E fra venti? Trenta? Pensi che nessuno
noter che loro invecchiano, cambiano, e tu invece no? La situazione che aveva creato per
se stesso, che aveva scolpito con cura fino a farle assumere la forma della sua vecchia vita,
non era mai stata immutabile, pens adesso con un tuffo al cuore, non avrebbe potuto es-
serlo. Era rimasto attaccato a ombre e ricordi. Ripens di nuovo a Camille, alla sua offerta,
che ora gli sembrava migliore di quanto non avesse pensato all'inizio. Era l'offerta di una
comunit, anche se non era la comunit che voleva. Gli restavano solo circa tre giorni
prima di darle una risposta definitiva. E cosa le avrebbe detto, a quel punto? Aveva
pensato di saperlo, ma ora non ne era pi cos sicuro.
Le sue riflessioni vennero interrotte da un forte cigolio. La porta del garage si stava
aprendo dal basso in alto, finch la luce non invase il buio all'interno. Simon si mise a
sedere, ogni muscolo del corpo improvvisamente all'erta.
- Eric?
- No. Sono Kyle.
- Kyle? - ripet Simon perplesso, prima di ricordare che si trattava del ragazzo
appena entrato nella band come cantante solista. Per poco non si ributt di nuovo
all'indietro sul pavimento. - Ah, giusto. Gli altri non ci sono, perci se speravi di fare un
po' di prove...
- Non c' problema. Non e quello il motivo per cui sono venuto. - Kyle entr nel
garage, battendo le palpebre per adattarsi al buio e tenendo le mani infilate nelle tasche
posteriori dei jeans. - Tu sei comesichiama... il bassista, giusto?
Simon si alz e si ripul i vestiti dalla polvere del pavimento. - Simon.
Kyle si guard attorno, con una ruga di preoccupazione fra le sopracciglia. - Mi sa che
ieri ho dimenticato qui le chiavi. Le ho cercate dappertutto, ma niente. Ah, eccole l! - Si
abbass sotto la batteria e riemerse un secondo dopo, trionfante, facendo tintinnare fra le
dita un mazzo di chiavi. Aveva un aspetto simile a quello del giorno precedente: maglietta,
azzurra stavolta, giubbino di pelle e medaglietta d'oro con un santo che gli brillava attorno
al collo. La chioma bruna era pi scomposta che mai. - Allora? - gli chiese,
appoggiandosi contro uno degli amplificatori. - Stavi per caso dormendo qui, sul
pavimento?
Simon annu. - Mi hanno buttato fuori di casa. - Non era del tutto vero, ma era
comunque quello che si sentiva di dire.
Kyle annu in segno di comprensione. - Mammina ha trovato la scorta di erba, eh?
Brutta storia.
- No. Nessuna... scorta di erba - rispose Simon scrollando le spalle. - Divergenza di
opinioni sul mio stile di vita.
- E cos ha scoperto delle tue due fidanzate? - ritent l'altro ridacchiando. Era bello,
Simon doveva ammetterlo, ma a differenza di face, che era perfettamente consapevole di
esserlo, Kyle aveva l'aria di uno che con ogni probabilit non si spazzolava i capelli da
settimane. Nonostante ci, in lui c'era una tenerezza spontanea e amichevole. - S, Kirk
me lo ha detto. Buon per te, amico - gli disse.
Simon scosse la testa. - Non  stato quello il motivo. Fra i due ci fu qualche istante di
silenzio.
- Nemmeno io... nemmeno io vivo in casa - confess poi Kyle. - Me ne sono andato
un paio di anni fa. - Si avvolse le braccia attorno al torso, abbassando la testa. Parlava a
voce bassa. - Da allora non ho pi parlato coi miei genitori. S, voglio dire, da solo me la
cavo, per... ti capisco.
- Quei tatuaggi - disse Simon, sfiorandosi di riflesso le braccia. - Che significato
hanno?
Kyle distese le braccia. - Shaantih shaantih shaantih - disse. - Sono mantra delle
Upanishad.  sanscrito, sono preghiere di pace.
In un'altra situazione Simon avrebbe pensato che farsi tatuare delle scritte in sanscrito
fosse un po' pretenzioso, ma in quel momento non fu cos. - Shalom - gli disse invece.
Kyle lo guard esitante. - Eh?
- Significa "pace" - gli spieg. - In ebraico. Stavo pensando che sono parole simili.
Kyle lo studi con attenzione,- sembrava stesse riflettendo. Alla fine gli disse: - Ti
sembrer un po' assurdo...
Oh, non lo penso - lo interruppe Simon. - La mia definizione di "assurdo"  diventata
piuttosto flessibile negli ultimi mesi.
- Ho un appartamento. A Manhattan, nel quartiere di Alphabet City. Il mio coinquilino
si  appena trasferito; ci sono due camere, se vuoi puoi dormire nella sua. C' un letto e
tutto il resto.
Simon esit. Da un lato non conosceva Kyle per niente, e trasferirsi da un perfetto
sconosciuto gli sembrava una mossa di una stupidit epica. Quel tipo avrebbe potuto
rivelarsi un serial killer, nonostante i tatuaggi di pace. D'altro canto, proprio perch non
conosceva Kyle per niente, nessuno sarebbe mai andato a cercarlo da lui. E se invece si
fosse rivelato veramente un maniaco? pens preoccupato. Per Kyle sarebbe finita peggio
che per lui, proprio come era successo la notte prima al suo aggressore.
- Sai che c'? - fece Simon. - Mi sa che ti prendo in parola, se per te va bene.
Kyle annu. - Ho qui fuori il furgone, se vuoi venire in citt con me.
Simon si abbass per raccogliere lo zaino coi vestiti e si rialz mettendoselo in spalla. Si
fece scivolare in tasca il cellulare e spalanc i palmi delle mani, per indicare che era pronto.
- Andiamo.
Capitolo 5
INFERNO CHIAMA INFERNO
[eBL 041] Cassandra Clare - citt degli angeli caduti[by Pico & Elena77]
L'appartamento di Kyle si rivel una piacevole sorpresa. Simon si aspettava un
bugigattolo in un I casermone popolare di Avenue D, con gli scarafaggi che si
arrampicavano sulle pareti e il letto fatto di gommapiuma e di cassette del latte. Invece
trov un appartamento pulito, con due camere da letto, un sa-lottino, una tonnellata di
scaffali di libri e dozzine di fotografie alle pareti con i migliori posti dove fare surf. A
quanto pareva Kyle coltivava piantine di marijuana sulla scala antincendio, ma tutto non
si poteva avere.
La stanza di Simon era fondamentalmente una scatola vuota. Chiunque ci avesse vissuto
fino a quel momento non aveva lasciato dietro di s nient'altro che un materasso
giapponese. Pareti spoglie, pavimento sgombro, una finestra dalla quale Simon poteva
vedere l'insegna al neon del ristorante cinese dall'altra parte della strada. - Ti piace? -
gli chiese Kyle, affacciandosi sulla porta con quei suoi occhi verde nocciola espansivi e
cordiali.
- Stupendo - rispose Simon, sincero. - Esattamente quello che fa al caso mio La cosa
pi costosa di tutto l'appartamento era il televisore a schermo piatto del soggiorno. Si
buttarono sul divano e guardarono un po' di programmi di scarso livello, finch fuori la
luce del sole non cominci ad affievolirsi. Simon decise che Kyle era un tipo in gamba.
Non rompeva, non si impicciava, non faceva domande. A quanto pareva, poi, in cambio
della stanza non voleva niente se non un contributo per le spese. Era un ragazzo simpatico,
ecco tutto. Simon si chiese se non avesse dimenticato com'erano gli esseri umani normali.
Dopo che Kyle fu uscito per il turno di lavoro serale, Simon and in camera sua, croll
sul materasso e rimase ad ascoltare il traffico che scorreva su Avenue B.
L'immagine del volto di sua madre lo perseguitava da quando se ne era andato di casa: il
modo in cui lei lo aveva guardato, con disgusto misto a terrore, come se fosse un intruso
fra le mura domestiche. Anche se non aveva bisogno di respirare, ripensarci gli provocava
ancora una stretta al petto. Ora invece...
Da bambino gli era sempre piaciuto viaggiare, perch andare in un posto nuovo
significava stare lontano da tutti i problemi. Anche in quel luogo, separato da Brooklyn
solo da un corso d'acqua, i ricordi che prima lo avevano divorato come acido - la morte
dell'aggressore, la reazione di sua madre quando le aveva confessato la sua vera identit -
sembravano confusi e distanti.
Forse era quello il segreto, pens. Andare avanti. Come uno squalo. Andare dove
nessuno ti pu trovare. Ramingo e fuggiasco sarai sulla Terra.
Ma quello funzionava soltanto se non c'era nessuno di cui ti importava da lasciarsi dietro
le spalle.
Simon dorm agitato tutta la notte. L'istinto naturale lo portava a dormire durante il
giorno, nonostante i poteri da Daylighter, ma si sforz di scacciare inquietudine e sogni. Si
alz tardi, col sole che invadeva la stanza dalla finestra. Dopo essersi messo i vestiti puliti
che si era portato da casa, usc dalla stanza e incontr Kyle che cucinava uova e bacon in
una padella antiaderente.
- Ehi, coinquilino - lo salut con entusiasmo. - Ti va di fare colazione?
La vista del cibo provoc in Simon un certo senso di nausea allo stomaco. - No, grazie.
Per prendo del caff - disse appollaiandosi su uno degli sgabelli da bar, leggermente
barcollanti.
Kyle gli spinse davanti, sul bancone, una tazza sbeccata. - La colazione  il pasto pi
importante della giornata, bello. Anche se  gi quasi mezzogiorno.
Simon circond la tazza con entrambe le mani e sent il calore penetrargli nella pelle
fredda. Pens a un argomento di conversazione che magari non fosse il suo scarso appetito.
- Ah, ieri poi non te l'ho pi chiesto. Che cosa fai nella vita? - fu la sua scelta.
Kyle prese una fetta di bacon dalla padella e la addent. Simon not che la medaglietta
d'oro che portava al collo era decorata con delle foglie e con la scritta in italiano "Beati
bellicosi", da cui dedusse che il suo coinquilino era probabilmente di religione cattolica. -
Faccio consegne in bicicletta - rispose il ragazzo masticando. - E fantastico. Posso girare
per Manhattan, guardare un sacco di roba, parlare con tutti. Molto meglio delle scuole
superiori.
- Hai lasciato la scuola?
- Ho preso un diploma da privatista l'anno scorso.
Ma sai, preferisco la scuola della vita. - Simon l'avrebbe trovata una risposta ridicola, se
non fosse che Kyle aveva detto le parole "scuola della vita" nello stesso modo in cui diceva
tutto il resto: con totale naturalezza. - E tu invece? Che progetti hai?
Oh, niente di che. Vagare per la Terra portando morte e distruzione a persone innocenti.
Magari bere anche del sangue. Vivere per sempre ma non divertirmi mai. Il solito,
insomma. - Bah, in questo momento prendo un po' le cose come vengono.
- Nel senso che non vuoi fare il musicista? - chiese Kyle.
Per la gioia di Simon, il telefono gli squill prima che dovesse rispondere a quella
domanda. And a pescarlo dalla tasca e guard lo schermo. Era Maia. - Ehi! Come stai?
- la salut.
- Questo pomeriggio accompagni Clary a provare il vestito? - chiese con voce rotta
per via della linea disturbata. Probabilmente stava chiamando dal quartier generale del
branco, a Chinatown, dove i telefoni non prendevano benissimo. - Mi aveva detto che
saresti andato con lei, per farle compagnia.
- Come? Ah, giusto. S, ci andr! - Clary gli aveva chiesto di accompagnarla a provare
il vestito da damigella di nozze, e dopo sarebbero andati insieme a comprare dei fumetti e
lei si sarebbe potuta sentire, cos aveva detto, "meno ragazza gn gn tutta trine e merletti".
- Bene, allora vengo anch'io - disse Maia. - Devo dare a Luke un messaggio da parte
del branco, e poi mi sembrano secoli che non ti vedo.
- Lo so. Mi dispiace molto...
- Non ti preoccupare - disse lei, piano. - Ma prima o poi mi dovrai dire cosa ti metti
al matrimonio, altrimenti i nostri look potrebbero stonare.
Riattacc, e Simon rimase a fissare lo schermo del cellulare. Clary aveva ragione: il
giorno delle nozze sarebbe stato un D-Day e lui era dolorosamente impreparato per
scendere in guerra.
- Era una delle tue due ragazze? - chiese Kyle, curioso. - Quella coi capelli rossi che
ho visto al garage  una di loro? Perch era carina.
- No. Lei  Clary, la mia migliore amica. - Simon si infil il cellulare in tasca. - Ed 
fidanzata. Cio,  molto, molto, molto fidanzata. Di quelle coppie a prova di bomba
atomica. Fidati!
Kyle sorrise. - Chiedevo e basta! - Mise la padella del bacon, di cui ormai non c'era pi
traccia, nel lavandino. - E quindi come sono le tue due ragazze?
- Sono molto, molto... diverse. - Per certi versi, Simon pens, erano agli antipodi.
Maia era calma e coi piedi per terra, Isabelle viveva in un perenne stato d'eccitazione. Maia
era una luce costante nelle tenebre, Isabelle una stella infuocata che turbinava nel vuoto.
- S, ecco, sono tutt'e due favolose. Bellissime, intelligenti...
- E non sanno l'una dell'altra? - chiese Kyle appoggiandosi al bancone. - Cio, non
ne hanno la minima idea?
Simon si ritrov a spiegare come, al ritorno da Idris (senza per citarne il nome),
entrambe avessero cominciato a chiamarlo per uscire. E dato che a lui piacevano tutt'e due,
aveva accettato entrambi gli inviti. E poi, in qualche modo, le cose con ognuna avevano
preso una piega sentimentale, ma non c'era mai stata l'occasione di spiegare all'una che
c'era anche un'altra. La cosa sera ingigantita sempre di pi, e ora Simon si ritrovava in
quella situazione assurda, senza voler ferire nessuna delle due, ma senza nemmeno sapere
come andare avanti.
- Be', se vuoi il mio parere - fece Kyle girandosi per svuotare il caff avanzato da
Simon nel lavandino - dovresti sceglierne una e smetterla di fare il furbo. Niente di
personale, eh.
Kyle gli stava dando le spalle, perci Simon, non potendo vederlo in faccia, si chiese per
un istante se l'altro fosse un po' arrabbiato. Aveva parlato con un tono di voce stranamente
severo... Quando per si volt, la sua espressione era allegra e spontanea come sempre,
motivo per cui Simon decise che doveva esserselo immaginato.
- Lo so - gli rispose. - Hai ragione. - Si gir per lanciare un'occhiata in direzione
della camera da letto dove aveva dormito. - Senti, sei sicuro che ti va bene se resto qui?
Quando vuoi, me ne posso...
- Nessun problema. Resta tutto il tempo che ti serve - lo anticip Kyle, aprendo nel
frattempo uno dei cassetti della cucina per trovare quello che cercava: chiavi di scorta
legate a un anello di gomma. - Eccoti un mazzo di chiavi. Qui sei assolutamente il
benvenuto, okay? Adesso devo andare al lavoro, ma se vuoi puoi restare. Fatti una partita
a Halo o quello che ti pare. Quando torno sarai qui?
Simon scroll le spalle. - Probabilmente no. Alle tre mi aspettano per una prova d'abito.
- Bello! - comment l'altro appendendosi una borsa a tracolla sulla spalla e
dirigendosi verso la porta. - Fatti fare qualcosa di rosso.  decisamente il tuo colore.
- Allora? - chiese Clary uscendo dal camerino. - Cosa ne pensi?
La ragazza fece una giravolta su se stessa. Simon, in equilibrio su una delle scomode
sedie bianche del Karin's Bridal Shop, cambi posizione e rimase di stucco. - Stai bene -
le disse.
E in effetti Clary stava pi che bene. Era l'unica damigella di nozze di sua madre, perci
poteva scegliere il vestito che preferiva. Aveva optato per un modello molto semplice, di
seta color rame, con delle spalline sottili che mettevano in risalto la sua figura esile.
L'unico gioiello era l'anello dei Morgenstern, portato al collo su una semplice catenina
d'argento che le valorizzava la forma delle spalle e la curva del collo.
Fino a non molti mesi prima, vedere Clary vestita per una cerimonia di nozze avrebbe
suscitato in Simon un misto di sentimenti contrastanti: nera disperazione (lei non lo
avrebbe mai amato) ed esaltazione pi totale (o magari s, se solo avesse avuto il coraggio
di dirle come si sentiva). Ora invece gli faceva soltanto venire un po' di malinconia.
-Bene? - ripet Clary. - Tutto qui? Bah! Maia, tu invece che ne pensi?
Maia aveva rinunciato alla sedia scomoda e si era messa sul pavimento, con la schiena
appoggiata a un muro decorato con coroncine e lunghi veli trasparenti. Su una delle
ginocchia teneva il Nintendo DS di Simon e sembrava assorta in una partita di Grand
Theft Auto. - Non chiedere a me - fu l risposta. - Io odio gli abiti. Se potessi, al
matrimonio verrei con i jeans.
Era vero: a Simon era capitato raramente di vederla con qualcosa che non fossero jeans e
maglietta. In quel senso era l'opposto di Isabelle, sempre con la gonna e i tacchi anche nelle
occasioni meno adatte (in realt, dopo averla vista mandare all'altro mondo un demone
Vermis col tacco a stiletto degli stivali, era meno incline a preoccuparsi del suo look).
Il campanello del negozio suon, annunciando l'ingresso di Jocelyn, seguita da Luke.
Entrambi avevano in mano del caff fumante, e lei lo guardava con gli occhi che brillavano
e le guance rosse. A Simon vennero in mente le parole di Clary sul fatto che i due erano
"disgustosamente innamorati". Lui in realt non ci trovava niente di disgustoso, ma forse
perch non si trattava dei suoi genitori. Sembravano cos felici! S, doveva ammettere che
erano davvero carini.
Quando Jocelyn vide Clary, spalanc gli occhi. - Tesoro, stai d'incanto!
- Eh gi, tu devi dirlo per forza, sei mia madre - rispose Clary senza per nascondere
un sorriso. - Scusate, per caso quello  del caff nero?
- Proprio cos. Consideralo un regalo per farci perdonare il ritardo - disse Luke
porgendole un bicchiere. - Abbiamo avuto un contrattempo. Problemi con il catering e
cose del genere. - Fece un cenno in direzione di Simon e di Maia. - Ehi, ciao ragazzi!
Maia inchin la testa. Luke era il capo del branco di lupi mannari della zona di cui lei
faceva parte. Anche se era riuscita a perdere l'abitudine di chiamarlo "padrone" o "signore",
quando era davanti a lui gli mostrava comunque rispetto. - Ho un messaggio per te da
parte del branco - gli disse mettendo via il videogioco. - Devono farti delle domande
sulla festa agli Ironworks...
Mentre Maia e Luke iniziarono a parlare del ricevimento che i lupi mannari stavano
organizzando per le nozze del loro maschio alfa, la proprietaria del negozio, una donna
alta che era rimasta a sfogliare riviste dietro la cassa mentre i ragazzi chiacchieravano, si
rese conto che le due persone appena arrivate erano quelle che poi avrebbero di fatto
pagato il vestito, perci corse ad accoglierli. - Mi hanno appena rimandato il suo abito, si-
gnora, ed  me-ra-vi-glio-so - comment, in brodo di giuggiole, prendendo la madre di
Clary per un braccio e accompagnandola verso il fondo del negozio. - Venga a provarlo.
- Appena Luke fece per seguirle, la negoziante gli punt minacciosamente un dito verso
la faccia. - Lei resti qui.
Luke, con un'espressione perplessa, rimase fermo a guardare la sua promessa sposa che
spariva dietro una porta scorrevole bianca, decorata con campanelle infiocchettate.
- I mondani dicono che non bisogna vedere la sposa col vestito di nozze prima della
cerimonia - gli ricord Clary. - Porta male. Anzi, alla signora sembrer strano anche
solo il fatto di vederti qui adesso.
- Ma Jocelyn voleva la mia opinione... - disse Luke, per poi interrompersi e scuotere il
capo. - Eh, gi, le tradizioni dei mondani sono cos particolari.
- E i matrimoni degli Shadowhunters, invece, come sono? - volle sapere Maia,
incuriosita. - Anche loro hanno delle tradizioni?
- S, le hanno - rispose Luke lentamente. - Ma questa non sar una classica cerimonia
Shadowhunter. La tradizione non riguarda i casi in cui uno dei due non  uno
Shadowhunter.
- Davvero? - fece Maia stupita. - Non lo sapevo.
La cerimonia nuziale fra Shadowhunters, tra le varie fasi, ne prevede anche una in cui
vengono tracciate delle rune permanenti sui corpi degli sposi - spieg Luke. Aveva la
voce calma, ma lo sguardo triste. - Rune d'amore e d'impegno. Ma ovviamente chi non 
uno Shadowhunter non pu portare le rune dell'Angelo, perci io e Jocelyn ci
scambieremo solo degli anelli.
- Che brutto! - sentenzi Maia.
Luke sorrise a quel commento. - Direi di no, invece. Sposare Jocelyn  quello che ho
sempre voluto, e i particolari non mi interessano granch. Le cose poi stanno cambiando; i
nuovi membri del Consiglio hanno fatto molto affinch il Conclave possa tollerare questo
genere di...
- Clary! - esclam Jocelyn dal fondo del negozio. - Puoi venire qui un secondo?
- Arrivo! - rispose l'altra trangugiando in fretta quello che restava del suo caff. - Mi
sa che si tratta di un'emergenza-abito...
- Allora buona fortuna. - Maia si alz e appoggi il Nintendo DS sulle gambe di
Simon, per poi chinarsi a dare al ragazzo un bacio sulla guancia. - Io devo andare, ho
appuntamento con degli amici all'Hunter's Moon.
Aveva un buon profumo di vaniglia. Sotto di esso, come sempre, Simon riusciva a
sentire il sapore salato del sangue misto a quell'odore pungente, vagamente simile al
limone, tipico dei lupi mannari. Ogni Nascosto aveva il sangue di un odore diverso: le fate
sapevano di fiori morti, gli stregoni di fiammiferi bruciati, altri vampiri di metallo. Clary
una volta gli aveva chiesto di cosa odorassero gli Shadowhunters. "Luce del sole", le aveva
risposto.
- A dopo, caro. - Maia si alz, diede un'ultima arruffata ai capelli di Simon e se ne
and. Mentre la porta si chiudeva dietro la ragazza, Clary fiss Simon con uno sguardo
penetrante.
- Tu devi sistemare la tua vita sentimentale entro sabato prossimo - gli disse. - Dico
sul serio, Simon. Se non glielo dirai tu, lo far io.
Luke aveva un'espressione confusa. - Dire cosa a chi, scusa?
Clary scosse la testa. - Stai tirando troppo la corda, Simon Lewis.
Detto questo la ragazza si allontan di corsa, reggendo un lembo della gonna. Simon
sorrise fra s quando vide che, sotto l'abito elegante, la ragazza portava un paio di scarpe
da tennis verdi.
-  evidente - disse Luke - che qui sta succedendo qualcosa di cui io non sono al
corrente.
Simon gli rivolse uno sguardo. - A volte quello sembra proprio il motto della mia vita.
Luke sollev le sopracciglia. -  successo qualcosa?
Simon esit. Di certo non poteva raccontare a Luke della sua vita sentimentale: Maia
faceva parte del suo stesso branco, e i branchi di lupi mannari erano pi leali delle bande
di strada. Parlandone, si sarebbe messo sotto una strana luce. Per Luke e rappresentava
comunque una risorsa: in quanto capo dei lupi mannari di Manhattan aveva accesso a
ogni genere d'informazione ed era particolarmente ferrato in materia di Nascosti. - Hai
mai sentito parlare di un vampiro che si chiama Camille?
Luke fece un lungo fischio. - So chi . E mi sorprende che anche tu lo sappia.
- Be',  il capo clan dei vampiri di New York. S, devo dire che su di loro qualcosa so, in
effetti - rispose Simon, un po' a disagio.
Pensavo che tu volessi vivere il pi possibile come un umano. - La voce di Luke non
esprimeva giudizi, solo curiosit. - Devi sapere che, quando presi il posto del capobranco
precedente, lei deleg i suoi poteri a Raphael e se ne and. Credo che nessuno sapesse di
preciso dove fosse diretta. Camille  una specie di leggenda: una vampira
straordinariamente vecchia, da quanto ho potuto capire, famosa per la sua crudelt e la
sua astuzia. Potrebbe competere con le fate!
- Tu l'hai mai vista?
Luke scosse la testa. - No, credo di no. Come mai questa curiosit?
- Mi ha parlato di lei Raphael - rispose Simon in tono evasivo.
Luke corrug la fronte. - Lo hai visto di recente?
Prima che Simon potesse rispondere, il campanello del negozio suon di nuovo e Simon
fu sorpreso di vedere Jace. Clary non aveva detto che ci sarebbe stato anche lui. Anzi, a
essere precisi, nell'ultimo periodo Clary non aveva parlato granch di Jace.
Il nuovo arrivato guard prima Luke e poi Simon. Sembrava quasi sorpreso di vederli,
anche se in realt era difficile a dirsi. Simon immaginava che Jace, quando era solo con
Clary, sfoggiasse l'intera gamma delle espressioni facciali esistenti, ma quella standard che
esibiva in mezzo agli altri era un misto di disinteresse e di orgoglio. -  come - aveva
detto una volta Simon a Isabelle - se stesse pensando a qualcosa di profondo e
significativo ma, se uno gli chiedesse di cosa di tratta, lui gli tirerebbe un pugno in faccia.
- E tu non chiederglielo - gli aveva detto Isabelle, trovando probabilmente ridicola
l'opinione di Simon. - Non c' scritto da nessuna parte che dovete essere per forza amici.
- C' Clary? - chiese Jace chiudendosi la porta dietro le spalle. Aveva l'aria stanca.
Sotto gli occhi gli spuntavano delle occhiaie e non si era preso la briga di mettersi una
giacca bench il vento autunnale iniziasse a farsi pungente. Anche se per Simon il freddo
non era pi una preoccupazione, il solo guardare Jace in jeans e maglietta gli dava i brividi.
- Sta aiutando Jocelyn - spieg Luke. - Ma se vuoi aspettare qui con noi sei il
benvenuto.
Jace si guard attorno, a disagio: pareti addobbate con veli, ventagli, coroncine, strascichi
ornati di perline. -  tutto cos... bianco.
- Certo che  bianco - conferm Simon. -  un negozio per i matrimoni!
- Per gli Shadowhunters il bianco  il colore dei funerali - spieg Luke - ma per i
mondani, Jace,  il colore dei matrimoni. Per le donne  simbolo di purezza.
Ma Jocelyn ha detto che il suo vestito non  bianco, o sbaglio? - disse Simon.
- Be' - fece Jace. - Mi sa che in effetti quell'occasione  ormai andata...
A Luke and il caff di traverso. Prima che potesse dire o fare qualunque cosa, nella
stanza ricomparve Clary. Ora aveva i capelli raccolti con delle mollette luccicanti e qualche
boccolo le ricadeva sulla fronte. - Non so - disse mentre si avvicinava a loro. - Karyn
mi ha pettinato e sistemato i capelli, ma le mollette non mi convincono...
Si interruppe non appena vide Jace. Dall'espressione che le comparve sul volto era chiaro
che nemmeno lei si aspettava di trovarlo l. Dischiuse le labbra per lo stupore, ma non
disse nulla. Jace, da parte sua, la guardava fisso, e per la prima volta nella sua vita Simon
riusc a leggere quell'espressione come un libro aperto: era come se per Jace il resto del
mondo fosse scomparso, lasciandolo solo con Clary. La stava osservando con un desiderio
cos palese che Simon si sentiva in imbarazzo, come se si fosse intromesso in una scena
intima. Jace si schiar la voce. - Sei bellissima.
- Jace - Clary era assolutamente sbalordita - va tutto bene? Non avevi detto che non
saresti venuto perch c'era la riunione del Conclave?
- Infatti - conferm Luke. - Ho sentito del cadavere di uno Shadowhunter ritrovato
nel parco... Ci sono novit?
Jace fece di no con la testa, senza staccare gli occhi da Clary. - No. Di sicuro non  un
membro del Conclave di New York, ma a parte questo non si sa niente. Il corpo non  stato
ancora identificato, i Fratelli Silenti lo stanno esaminando in questo momento.
- Bene. Loro riusciranno a capire di chi si tratta - comment Luke.
Jace non parl. Stava ancora fissando Clary. Simon pens che avesse uno sguardo
stranissimo, quel genere di sguardo che potresti rivolgere a una persona che ami ma sai
che mai e poi mai sar tua. Immaginava che a Jace fosse gi capitato di sentirsi cos, nei
confronti di Clary, ma perch proprio adesso?
- Jace? - fece Clary, muovendo un passo verso di lui. Il ragazzo distolse lo sguardo. -
La giacca che ti ho prestato ieri, al parco - le disse. - Ce l'hai ancora?
Ancora pi sbalordita, Clary indic con un dito il punto in cui aveva lasciato l'oggetto in
questione, un normalissimo giubbino scamosciato beige, appeso sullo schienale di una
delle sedie. - Laggi. Te l'avrei riportata dopo...
- Be' - fece Jace prendendola e infilandoci dentro le braccia in tutta fretta. - Ora non
ne hai pi bisogno.
- Jace - lo chiam Luke con quel suo tipico tono di voce pacato. - Quando finiamo
qui, andiamo a cenare a Park Slope. Se vuoi unirti a noi sei il benvenuto.
- No - rispose Jace chiudendo la zip della giacca. - Questo pomeriggio mi devo
allenare, anzi sar meglio se mi sbrigo.
- Allenare? Ma se ci siamo allenati ieri! - esclam Clary.
- Alcuni di noi devono farlo tutti i giorni, Clary - rispose Jace. Non sembrava
arrabbiato, ma nel suo tono di voce c'era qualcosa di brusco che la fece arrossire. - Ci
vediamo pi tardi - aggiunse senza guardarla, dopodich si lanci letteralmente verso
l'uscita del negozio.
Mentre la porta si chiudeva dietro le spalle di Jace, Clary si mise le mani fra i capelli e
strapp con rabbia le mollette. I ricci le ricaddero, tutti arruffati, sopra le spalle.
- Clary - disse piano Luke, alzandosi in piedi. - Che cosa stai facendo?
- I capelli - disse lei togliendosi anche l'ultima molletta. Gli occhi le luccicavano, e
Simon era sicuro che si stesse sforzando di non piangere. - Non li voglio portare cos,
sembro una cretina.
- Non  vero - la rassicur Luke, prendendo le mollette e appoggiandole su'uno dei
tavolini bianchi. - Ascolta, i matrimoni rendono gli uomini nervosi, okay? Non significa
nulla.
Giusto. - Clary si sforz di sorridere e quasi ce la fece, ma Simon sapeva che Luke non
era riuscito a convincerla. Non poteva darle torto. E dopo aver visto l'espressione di Jace,
Simon non ci credeva nemmeno lui.
In lontananza, il Fifth Avenue Diner brillava come una stella sullo sfondo bluastro del
crepuscolo. Simon stava attraversando i vari isolati camminando accanto a Clary, mentre
Jocelyn e Luke li precedevano di qualche passo. Clary si era cambiata e ora portava di
nuovo i jeans, con una spessa sciarpa bianca attorno al collo. Di tanto in tanto
giocherellava con l'anello appeso alla catenina, un tic nervoso di cui Simon non sapeva
bene se la sua amica fosse consapevole o meno.
Lasciato il negozio di abiti da sposa, Simon le aveva chiesto se ci fosse qualche problema
con Jace, ma Clary non gli aveva dato una vera e propria risposta. Si era limitata a schivare
l'argomento facendo a lui delle domande su cosa gli stava succedendo, se aveva gi
parlato con sua madre, se aveva intenzione di rimanere ancora da Eric... Quando le rispose
che stava da Kyle, Clary rimase sorpresa.
- Ma lo conosci a malapena - comment. - Potrebbe essere un serial killer!
- Ci ho pensato. Ho controllato l'appartamento, ma se ha la ghiacciaia piena di armi
ancora non l'ho trovata. Comunque mi sembra un tipo piuttosto sincero.
- E com' il suo appartamento?
- Bello, per essere ad Alphabet City. Pi tardi dovresti passare a fare un giro.
- Non stasera - disse Clary, un po' distratta. Stava di nuovo giocherellando con
l'anello. - Magari domani?
Andr a trovare Jace? si chiese Simon, ma non disse nulla. Se lei non aveva voglia di
parlarne, lui non avrebbe certo insistito. - Eccoci, siamo arrivati. - Le apr la porta del
ristorante, ed entrambi vennero investiti da una folata di odori speziati.
Trovarono posto vicino a uno dei grandi televisori a schermo piatto allineati lungo le
pareti. Si misero tutti a sedere sui divanetti, mentre Jocelyn e Luke chiacchieravano
animatamente di questioni matrimoniali. A quanto pareva, il branco di Luke si era offeso
per non essere stato invitato alla cerimonia (anche se gli invitati erano pochi) e insisteva
per organizzare un'altra festa all'interno di una ex fabbrica ristrutturata del Queens. Clary
li ascoltava senza dire niente. Arriv la cameriera, distribuendo dei menu talmente rigidi e
affilati che potevano essere usati come armi; Simon appoggi il suo sul tavolo e guard
fuori dalla finestra. Dall'altra parte della strada c'era una palestra con una parete di vetro,
attraverso la quale si vedeva della gente che correva sui tapis rou-lant o faceva i pesi con le
cuffie incollate alle orecchie. Corri, corri e non arrivi mai da nessuna parte. La stona della
mia vita.
Si sforz di dirottare la mente verso luoghi meno bui, e quasi ci riusc. Era una delle
scene pi familiari di tutta la sua vita, pens: i divanetti di una tavola calda, se stesso Con
Clary e la famiglia di lei. Era come se Luke ne avesse sempre fatto parte, anche prima di
voler sposare Jocelyn. Simon avrebbe dovuto sentirsi a casa. Tent di fare un sorriso, ma si
accorse che la madre di Clary gli aveva appena fatto una domanda che lui non aveva
sentito. Tutti, al tavolo, lo stavano guardando in attesa di una risposta.
- Scusate - disse. - Non ho... dicevi?
Jocelyn fece un sorriso paziente. - Clary mi ha detto che avete aggiunto un nuovo
membro alla band?
Simon sapeva che stava solo cercando di essere gentile, o per lo meno gentile con quel
tipico modo di fare dei genitori che fingono di prendere sul serio i tuoi hobby. Eppure
Jocelyn aveva partecipato a diversi loro concerti, tanto per far numero. Di lui le importava,
le era sempre importato. Dentro di s, in qualche angolo recondito della mente, sospettava
che quella donna avesse sempre saputo ci che lui provava per Clary e si chiese se lei non
avrebbe preferito che sua figlia facesse una scelta diversa. Sapeva che Jace non le piaceva
molto, lo si capiva anche solo da come pronunciava il suo nome.
- Gi - rispose Simon. - Kyle.  un tipo un po' strano, ma molto simpatico. -
Invitato da Luke a spiegare meglio questa "stranezza" di Kyle, Simon raccont
dell'appartamento del ragazzo (stando attento a tralasciare il dettaglio che ora era anche il
suo), delle sue consegne in bicicletta, del suo furgone malconcio e antidiluviano. - E poi
sul balcone coltiva delle strane piante - aggiunse. - Non marijuana, ho controllato,
hanno delle foglie color argento...
Luke corrug la fronte, ma prima che potesse aprire bocca arriv la cameriera con in
mano una caraffa di caff. Era giovane, coi capelli biondi ossigenati legati in due trecce.
Quando si pieg per riempire la tazza di Simon, una di esse gli sfior la mano. Sentiva su
di lei l'odore del sudore e, sotto, quello del sangue. Sangue umano, il pi dolce di tutti gli
odori. Avvert una morsa familiare allo stomaco e un'ondata di freddo gli si propag per
tutto il corpo. Aveva fame, e tutto ci che aveva mangiato a casa di Kyle era sangue a
temperatura ambiente. Un evento disgustoso, persino per un vampiro.
Non ti sei mai nutrito di un umano, vero? Succeder. E quando lo farai, non te ne
dimenticherai.
Chiuse gli occhi. Quando li riapr, la cameriera se n'era andata e Clary, dall'altra parte
del tavolo, lo fissava incuriosita. - Va tutto bene?
- Benone. - Avvolse la tazza del caff con una mano. Stava tremando. Sopra di loro, la
tiv sputava ancora, a tutto volume, il notiziario serale.
- Ah! - esclam Clary, alzando lo sguardo verso lo schermo. - Stai ascoltando?
Simon segu lo sguardo di lei. L'annunciatore aveva quell'espressione contrita che hanno
sempre i giornalisti curando devono dare una notizia particolarmente brutta. - Nessuno
si  fatto avanti per identificare un neonato trovato abbandonato diversi giorni fa in una
strada dietro l'ospedale Beth Israel - stava dicendo. - Il bambino  di razza bianca, pesa
tre chili esatti e non ha problemi di salute.  stato ritrovato legato a un seggiolino per auto,
dietro un cassonetto dell'immondizia - prosegu. - Il fatto pi sconvolgente  che un
biglietto scritto a mano, infilato nella coperta del bambino, pregava le autorit ospedaliere
di uccidere il piccolo tramite eutanasia, perch, c'era scritto, "Io non ho la forza per farlo".
La polizia dice che probabilmente la madre soffriva di disturbi mentali, e sostiene di essere
sulla pista giusta. Chiunque abbia informazioni su questo bambino, contatti il numero
verde...
- Che cosa terribile - disse Clary, distogliendo lo sguardo dal televisore con un
brivido. - Proprio non riesco a capire come faccia certa gente ad abbandonare i figli come
fossero spazzatura...
- Jocelyn - disse Luke, con voce densa di preoccupazione. Simon guard la madre di
Clary. Era bianca come uno straccio e sembrava sul punto di vomitare. Allontan di colpo
il piatto che aveva davanti, si alz da tavola e corse verso il bagno. Un secondo dopo Luke
lasci cadere il tovagliolo e la segu.
- O merda! - Clary si port una mano alla bocca. - Non posso credere di averlo detto
davvero. Sono una stupida.
Simon era interdetto. - Ma che cosa sta succedendo?
Clary scivol in gi sul divanetto. - Ha ripensato a Sebastian - disse. - Volevo dire
Jonathan. Mio fratello. Penso che te ne ricorderai...
Il suo era sarcasmo. Nessuno dei due avrebbe mai dimenticato Sebastian, vero nome
Jonathan, assassino di Hodge e di Max che per poco non era riuscito ad aiutare Valentine a
vincere una guerra in grado di concludersi con la distruzione di tutti gli Shadowhunters.
Jonathan, occhi neri come il carbone e un sorriso affilato come la lama di un rasoio.
Jonathan, con un sangue che, quando Simon l'aveva morso, sapeva di acido di batteria.
Non che se ne fosse pentito, chiaro.
- Ma tua madre non lo ha abbandonato - disse Simon. - Aveva deciso di crescerlo
pur sapendo che in lui c'era qualcosa di terribilmente sbagliato.
- Per lo odiava - ribatt Clary. - Non credo abbia mai superato questa cosa. Prova a
immaginare cosa significhi odiare il proprio figlio... Ogni anno, il giorno del suo
compleanno, prendeva una scatola con tutte le sue cose di quando era piccolo e ci
piangeva sopra. Penso piangesse per il figlio che avrebbe voluto avere... S, se Valentine
non avesse fatto quello che ha fatto.
- E tu avresti avuto un fratello - disse Simon. - Voglio dire, un fratello vero. Non uno
assassino psicopatico.
Clary, con l'aria di essere sull'orlo delle lacrime, spinse via il piatto. - Ho la nausea. Hai
presente quando hai fame ma non riesci a sforzarti di mangiare?
Simon guard la cameriera coi capelli ossigenati, appoggiata al bancone del ristorante.
- Eh s. Ho presente - rispose.
Alla fine Luke torn al tavolo, ma solo per dire a Clary e a Simon che riportava Jocelyn a
casa. Lasci dei soldi, e i ragazzi li usarono per pagare il conto prima di lasciare la tavola
calda e raggiungere il negozio Galaxy Comics, sulla Seventh Avenue. Nessuno dei due
per riusc a rilassarsi abbastanza da potersi divertire, perci si divisero, promettendosi
che si sarebbero rivisti il giorno successivo.
Per tornare in citt, Simon sal in metropolitana con il cappuccio alzato e le cuffie
dell'iPod a tutto volume. La musica era sempre stata la sua via di fuga. Quando usc su
Second Avenue e si diresse verso la Houston, dal cielo aveva iniziato a scendere una
pioggia leggera. Si sentiva lo stomaco legato.
Tagli verso First Street, quasi deserta, una striscia di tenebre fra le luci sfavillanti di
First Avenue e Avenue A. Per via delle cuffiette, non li sent arrivare da dietro finch non
gli furono quasi addosso. Il primo segnale che qualcosa non andava fu una lunga ombra
che attraversava il marciapiede sovrapponendosi, alla sua. Poi ne arriv un'altra, questa
volta dall'altro lato. Si gir.
Dietro di s vide due uomini, entrambi vestiti esattamente come il tizio che lo aveva
aggredito l'altra sera: pantaloni della tuta grigi, felpa dello stesso colore col cappuccio
abbassato per nascondersi il volto. Erano abbastanza vicini da poterlo toccare.
Simon fece un salto all'indietro, con una forza che lo sorprese. I poteri da vampiro erano
ancora una novit per lui e non avevano smesso di sorprenderlo. Quando, un istante dopo,
si ritrov sui gradini d'ingresso di una casa, a qualche metro di distanza dagli aggressori,
ne fu talmente sbalordito da rimanere di sasso.
Gli sconosciuti avanzarono verso di lui. Parlavano la stessa lingua gutturale del primo
rapinatore, che, sospettava Simon, non era affatto tale. I rapinatori da strada, per quanto
ne sapeva, non erano organizzati in bande, ed era molto improbabile che il primo avesse
degli amici delinquenti che avevano deciso di vendicarsi di lui per la brutta fine del loro
compare. Era chiaro che c'era di mezzo dell'altro...
Avevano raggiunto i gradini, ed erano riusciti a metterlo in trappola. Simon si tolse le
cuffie dell'iPod dalle orecchie e alz subito le mani. - Sentite - disse. - Non so cosa
volete, ma vi assicuro che  meglio se mi lasciate in pace.
Gli aggressori si limitarono a guardarlo. O almeno era quello che Simon immagin, visto
che sotto l'ombra dei cappucci era impossibile vedere i loro volti.
- Ho la sensazione che vi abbia mandato qualcuno - aggiunse. - Ma la vostra  una
missione suicida. Sul serio. Non so quanto vi paghino, ma di sicuro non abbastanza.
Uno degli incappucciati si mise a ridere. L'altro aveva messo una mano in tasca e ne
aveva estratto qualcosa... Qualcosa che, sotto i lampioni cittadini, splendeva di luce nera.
Una pistola.
- O Signore! - disse Simon. - Non vorrai mica fare una cosa del genere, vero? Non
sto scherzando. - Fece un passo indietro, salendo uno dei gradini. Magari, se fosse
riuscito ad arrivare abbastanza in alto, avrebbe davvero potuto saltare sopra di loro, o
anche pi in l. Qualsiasi cosa pur di non lasciare che lo attaccassero,- sapeva che non
sarebbe riuscito a limitarne le conseguenze.
L'uomo armato sollev la pistola e ne alz il cane con un click.
Simon si morse il labbro. Per il panico gli erano usciti i canini, che gli perforarono la
carne con dolore. - Non...
Dal cielo cadde un oggetto scuro. All'inizio Simon pens che fosse semplicemente volato
gi da una delle finestre dei piani superiori, magari un condizionatore che perdeva o
qualcuno troppo pigro per portare la spazzatura gi dalle scale. Scese in modo preciso,
mirato, aggraziato. In realt era un persona, che atterr sopra l'aggressore buttandolo al
tappeto. L'incappucciato url con un filo di voce stridula, mentre la pistola gli scivolava
via dalla mano. Il secondo aggressore si pieg per afferrarla e, prima che Simon potesse
reagire, l'aveva gi presa e stava tirando il grilletto. Dalla bocca dell'arma part una
scintilla fiammante.
La pistola esplose. Esplose, e l' aggressore con essa, troppo in fretta anche solo per
gridare. Avrebbe voluto per Simon una morte rapida, ma quella che aveva ricevuto in
cambio lo era stata ancora di pi. And in pezzi come un bicchiere rotto, come i tasselli
colorati di un caleidoscopio. L'esplosione fu leggera, come il rumore di uno spostamento
d'aria, e poi nient'altro che una lieve pioggia di sale che ricadeva sul marciapiede come
pioggia solidificata.
Simon, la vista appannata, si accasci sui gradini. Nelle orecchie sentiva un forte brusio,
finch qualcuno non lo afferr bruscamente per i polsi e lo scosse forte. - Simon. Simon!
Alz lo sguardo.
La persona che lo aveva preso e scrollato era Jace.
Non indossava la divisa, portava ancora i jeans e il giubbino che si era ripreso da Clary.
Era tutto in disordine: il viso imbrattato di sporco e fuliggine, i capelli bagnati di pioggia.
- Ma cosa diavolo  stato? - chiese a Simon. L'altro guard a destra e a sinistra lungo
la strada.
Era ancora deserta. L'asfalto luccicava nero e umido, completamente sgombro. Il secondo
aggressore era sparito.
- Tu! - esclam, ancora un po' intontito. - Hai assalito i rapinatori...
- Quelli non erano rapinatori. Ti seguivano da quando sei sceso dalla metropolitana.
Qualcuno li ha messi sulle tue tracce - dichiar Jace, senza la bench minima esitazione.
- L'altro tizio - fece Simon. - Che cosa gli  successo?
-  sparito, cos - disse Jace schioccando le dita. - Ha visto quel che  successo al suo
compare e se l' data a gambe. Non so bene cosa fossero quei due. Demoni no, ma
nemmeno dei veri umani.
- Be', quello lo avevo capito, grazie!
Jace lo guard pi da vicino. - Poco fa... quello che  successo all'aggressore... Sei stato
tu, vero? Il tuo Marchio, l - disse a Simon indicandogli la fronte. - L'ho visto brillare di
bianco prima che quel tizio... si dissolvesse.
Simon tacque.
- Fidati, io ne ho viste tante - riprese Jace. E per una volta nel suo tono di voce non
c'era sarcasmo n ironia. - Ma una cosa del genere... mai.
- Non sono stato io - rispose piano Simon. - Io non ho fatto niente.
- Non ne hai avuto bisogno - disse Jace. I suoi occhi dorati splendevano in mezzo a
quel viso sporco di fuliggine. - Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambier,
dice il Signore.
Capitolo 6
IL RISVEGLIO DEI MORTI
La stanza di Jace era in ordine come sempre: letto rifatto alla perfezione, libri allineati sugli
scaffali in ordine alfabetico, appunti e quaderni accuratamente impilati sopra la scrivania.
Persino le sue armi erano allineate lungo la parete in ordine di grandezza, da uno spadone
gigante fino a una serie di piccoli pugnali.
Clary, in piedi sulla porta, trattenne un sospiro. L'ordine andava bene, ci era abituata. In
fondo, aveva sempre pensato, era il modo in cui Jace esercitava il controllo sugli elementi
di una vita che altrimenti sarebbe sembrata in preda al caos. Aveva vissuto cos a lungo
senza sapere chi e cosa fosse davvero, quindi non poteva certo rimproverarlo per l'ordine
alfabetico con cui aveva disposto la sua raccolta di poesie.
Invece poteva, e lo faceva anche, rimproverarlo per il fatto che non era l in quel
momento. Se non era tornato a casa dopo essere uscito dal negozio di abiti da sposa, allora
dov'era finito? Guardandosi attorno nella stanza, Clary si sent cogliere da un senso di
irrealt. Non era possibile che stesse succedendo una cosa del genere, giusto? Sapeva come
andava quando una coppia si separava, per averlo sentito dire da altre ragazze. Prima
l'allontanamento, con l'altra persona che evita sempre pi spesso di rispondere ai
messaggi o alle chiamate. Poi quelle risposte vaghe, in cui dice che va tutto bene e che ha
solo bisogno di un po' di spazio. A quel punto il discorso del tipo "non dipende da te, sono
io". E infine le lacrime.
Non aveva mai immaginato che una cosa del genere sarebbe potuta succedere a lei e Jace.
Quello che c'era fra loro non era qualcosa di normale, che obbediva alle solite regole delle
coppie che si prendono e poi si lasciano. Loro appartenevano l'uno all'altra in maniera
totale, e sarebbe stato cos per sempre, fine del discorso.
O magari tutti la pensavano cos, finch poi si rendevano conto che erano come tutti gli
altri e che quello che ritenevano eterno era andato in mille pezzi?
Qualcosa di argenteo che luccicava, dall'altra parte della stanza, attir il suo sguardo. Era
il libro che Jace aveva ricevuto da Amatis, con quel raffinato disegno di uccelli. Sapeva che
lo stava leggendo a poco a poco, assaporandone lentamente le parole, analizzando tutti gli
appunti e le immagini. Lui non le aveva detto molto, in proposito, e lei non aveva voluto
impicciarsi; i sentimenti di Jace verso il proprio padre biologico erano una cosa con cui
avrebbe dovuto fare i conti da solo.
Eppure ora si sentiva attirata dalla scatola. Si ricord ili Jace seduto sui gradini frontali
della Sala degli Accordi di Idris, con la scatola sulle ginocchia. Come se potessi smettere di
amarti, aveva detto. Clary tocc il coperchio del contenitore e le sue dita trovarono la
fibbia, che si apr subito. All'interno c'erano dei fogli sparsi e delle vecchie fotografie. Ne
prese una e la osserv, incantata. C'erano due persone, una ragazza e un ragazzo.
Riconobbe subito lei: era la sorella di Luke, Amatis. Guardava in su, verso quel giovane
uomo con tutto il fulgore del primo amore. Lui era bello, alto e biondo, per, diversamente
da Jace, aveva gli occhi azzurri, non ambrati, e i lineamenti erano meno spigolosi. Eppure
sapere chi era, cio il padre di Jace, bastava per far stringere a Clary lo stomaco.
Rimise subito gi la foto di Stephen Herondale e per poco non si tagli un dito con la
lama di un sottile pugnale da caccia che giaceva di traverso all'interno della scatola.
Sull'impugnatura erano incisi degli uccelli. La lama era macchiata di ruggine, o di
qualcosa che sembrava tale. Probabilmente non era stato pulito per bene. Richiuse in fretta
il contenitore e si allontan, col senso di colpa che le pesava sulle spalle.
All'inizio aveva pensato di lasciare un biglietto, ma poi aveva deciso che sarebbe stato,
meglio aspettare di poter parlare con Jace di persona, perci usc dalla stanza e attravers
il corridoio in direzione dell'ascensore. Prima aveva bussato alla porta di Isabelle, ma a
quanto pareva non c'era nemmeno lei. Anche le torce di stregaluce dei corridoi
sembravano brillare meno intensamente del solito. Clary, con addosso un senso di
profonda depressione, fece per premere il tasto di chiamata dell'ascensore ma... si accorse
che era gi illuminato. Qualcuno stava salendo dal piano terra dell'Istituto.
Jace, pens immediatamente mentre il cuore le balzava in gola. Ma no, non poteva essere
lui, si disse, magari era Izzy, o Maryse, o...
- Luke? - disse con stupore quando la porta dell'ascensore si apr. - Che cosa ci fai
qui?
- Potrei farti la stessa domanda. - Luke usc dall' ascensore e richiuse il cancello alle
sue spalle. Indossava la giacca di flanella, chiusa con una zip e foderata di lana, che
Jocelyn lo implorava di buttare sin da quando avevano iniziato a uscire insieme. Era bello,
pens Clary, che niente sembrava in grado di cambiare Luke, qualunque cosa accadesse
nella sua vita. Gli piaceva quello che gli piaceva, punto e basta, anche se si trattava di una
giacca cenciosa - Io per posso immaginarmelo... Lui  qui?
- Jace? No - disse Clary facendo spallucce e cercando di nascondere la preoccupazione.
- Non fa niente, lo vedr domani.
Luke esit. - Clary...
- Lucian. - La voce fredda che arriv da dietro di loro era quella di Maryse. - Grazie
per essere arrivato subito.
Luke si volt per farle un cenno. - Maryse.
Maryse Lightwood era in piedi sulla porta, con una mano delicatamente appoggiata
sullo stipite. Indossava dei guanti color grigio chiaro che si abbinavano alla gonna di
sartoria della stessa tinta. Clary si chiese se Maryse avesse mai portato un paio di jeans:
non aveva mai visto la madre di Isabelle e di Alec con indosso qualcosa che non fosse un
tailleur o la divisa da Shadowhunter. - Clary - disse. - Non mi ero accorta che ci fossi
anche tu.
Clary si sent arrossire. Sembrava che a Maryse non importasse il suo andirivieni, ma
forse non si era neanche resa conto della relazione fra lei e Jace. Come biasimarla: stava
ancora cercando di superare la morte di Max, avvenuta solo sei settimane prima, e lo stava
facendo da sola, con Robert Lightwood ancora a Idris. Per la testa aveva cose ben pi
importanti della vita sentimentale di Jace.
- Me ne stavo appunto andando - disse Clary.
- Quando ho finito qui ti do un passaggio verso casa - propose Luke, mettendole una
mano sulla spalla. - Maryse, per te  un problema se Clary sta con noi mentre parliamo?
Preferirei ci fosse anche lei.
Maryse scosse la testa. - Direi che non c' problema. - Fece un sospiro e si pettin i
capelli con le dita. - Credimi, l'ultima cosa che vorrei fare  darti dei pensieri proprio in
questo momento. So che la settimana prossima ti sposi... A proposito, auguri. Non so te li
ho gi fatti.
- No - disse Luke. - Ma li apprezzo, grazie.
- Solo sei settimane - disse Maryse con un sorriso stanco. - Un corteggiamento
piuttosto intenso.
La mano di Luke si strinse sulla spalla di Clary, unico segnale del fastidio che stava
provando. - Suppongo che tu non mi abbia fatto venire fin qui solo per farmi gli auguri
di nozze, o sbaglio?
Maryse fece di no con la testa. Aveva l'aria molto stanca, pens Clary, e nei suoi capelli
neri raccolti sopra la testa spuntava qualche ciocca grigia che prima non c'era. - Non
sbagli. Avrai sentito, immagino, dei cadaveri che abbiamo ritrovato nell'ultima settimana,
vero?
- Gli Shadowhunters morti, s.
- Stasera ne abbiamo trovato un altro. Infilato in un cassonetto dell'immondizia, vicino
a Columbus Park, territorio del tuo branco.
Luke sollev le sopracciglia. - S, ma gli altri...
- Il primo  stato trovato a Greenpoint, dominio degli stregoni. Il secondo galleggiava
in uno stagno di Central Park, di competenza delle fate. E adesso la zona dei lupi
mannari... - Tenne lo sguardo fisso su di Luke. - A te cosa viene in mente?
- Che qualcuno non molto contento dei nuovi Accordi sta cercando di mettere i
Nascosti gli uni contro gli altri - rispose Luke. - Ti posso assicurare che il mio branco 
del tutto estraneo alla faccenda. Non so chi ci sta dietro, ma, se vuoi la mia opinione, lo
trovo un tentativo decisamente maldestro. Spero che il Conclave riesca a vederci chiaro, in
questa faccenda.
- Non  finita qui - riprese Maryse. - Abbiamo identificato i primi due cadaveri. C'
voluto del tempo, perch il primo era carbonizzato, quasi irriconoscibile, e il secondo in
avanzato stato di decomposizione. Non vuoi indovinare di chi potrebbe trattarsi?
- Maryse...
- Anson Pangborn - disse la donna - e Charles Freeman. Ti faccio notare che di
nessuno dei due si avevano notizie dal momento della morte di Valentine...
Ma non  possibile - la interruppe Clary. - Luke ha ucciso Pangborn ad agosto... da
Renwick.
- Ha ucciso Emil Pangborn - spieg Maryse. - Anson era suo fratello minore.
Entrambi erano nel Circolo.
- Come Freeman - osserv Luke. - Allora c' qualcuno che non uccide solo gli
Shadowhunters, ma gli ex membri del Circolo? E che lascia i loro cadaveri sul territorio
dei Nascosti? - Scosse il capo. - Sembra quasi che qualcuno stia cercando di dare una
scossa ad alcuni dei membri pi... recalcitranti del Conclave. Magari per convincerli a
ripensare ai nuovi Accordi. Avremmo dovuto aspettarcelo.
- Forse s - rispose Maryse. - Ho gi avuto un incontro con la Regina della Corte
Seelie e ho mandato un messaggio per Magnus, ovunque sia. - Alz gli occhi al cielo.
Sembrava che lei e Robert avessero accettato la relazione di Alec e Magnus con
sorprendente benevolenza, anche se in realt, pensava Clary, non la prendevano troppo
sul serio. - In tal caso... - si interruppe con un sospiro. - Sono cos esausta, in questo
periodo, mi sento come se non riuscissi nemmeno a pensare razionalmente. Speravo che tu
avessi qualche idea su chi possa essere il colpevole, qualche idea che a me non  venuta in
mente.
Luke scosse la testa. - Sar qualcuno che nutre rancore contro il nuovo sistema, ma
potrebbe trattarsi di chiunque. Sui corpi non sono stati trovati indizi, vero?
Maryse sospir di nuovo. - Niente di concreto. Se i cadaveri potessero parlare... vero,
Lucian?
Era come se Maryse avesse sollevato una mano per tirare una tenda davanti agli occhi di
Clary: si fece tutto nero, tranne un unico simbolo, sospeso come un cartello luminoso sullo
sfondo di un vuoto cielo notturno.
Forse, dopotutto, i suoi poteri non erano svaniti.
- E se... - disse piano, alzando-lo sguardo verso Maryse. - E se potessero farlo?
Guardandosi nello specchio del bagno del piccolo appartamento di Kyle, Simon non
riusciva a fare a meno di chiedersi da dove saltasse fuori quella storia sui vampiri che non
possono vedere il proprio riflesso. Lui, su quella superficie un po' ammaccata, ci stava
riuscendo senza problemi. Capelli castani arruffati, grandi occhi dello stesso colore, pelle
bianca e senza difetti. Si era pulito con una spugna il sangue uscito dal labbro tagliato, ma
la ferita si era gi rimarginata.
Sapeva, da un punto di vista oggettivo, che essere diventato un vampiro lo aveva reso
pi attraente. Isabelle gli aveva spiegato che i suoi movimenti si erano fatti pi armoniosi
e che se prima sembrava disordinato e basta, adesso aveva quell'accattivante aria
scompigliata di chi  appena sceso dal letto.
- Dal letto di qualcun altro - aveva specificato. Eppure, quando si guardava allo
specchio, non vedeva niente di tutto ci. Il bianco uniforme della pelle, come sempre, lo
inquietava, e lo stesso facevano le vene scure e ramificate che si intravedevano all'altezza
delle tempie, segno del fatto che quel giorno non aveva mangiato. Si vedeva come un
alieno, non come se stesso. Forse tutta la storia di non potersi vedere allo specchio quando
ci si  trasformati in vampiri era una metafora: il senso era l'incapacit di riconoscersi nel
riflesso davanti ai propri occhi.
Una volta asciugatosi, torn in soggiorno, dove Jace era sdraiato sul divano a leggere
una copia malconcia del Signore degli anelli. La appoggi sul tavolino non appena vide
Simon. Aveva i capelli che sembravano bagnati da poco, come se si fosse sciacquato il viso
con dell'acqua nel lavandino della cucina.
- Ora capisco perch ti piace stare qui - disse a Simon indicando, con un gesto del
braccio, tutta la collezione di locandine e libri di fantascienza di Kyle. - Questo  il
paradiso dei nerd!
- Grazie, gentile. - Simon studi Jace con attenzione. Da vicino, sotto la luce intensa e
diretta della lampadina, Jace gli sembrava... malato. Le ombre scure che gli aveva notato
poco prima sotto gli occhi erano ora pi evidenti che mai, e la pelle sembrava
letteralmente tirata sopra le ossa della faccia. La mano gli tremava un po' mentre si
allontanava i capelli dalla fronte con il suo gesto tipico.
Simon scosse la testa come per scacciare quel pensiero. Da quando conosceva Jace cos
bene da capire quali fossero i suoi gesti tipici? Non erano mica amici! - Che brutta cera -
gli venne per spontaneo dirgli.
Jace lo guard perplesso. - Momento insolito per iniziare una gara di insulti, ma se
insisti potrei farmi venire in mente qualcosa di simpatico.
- No, dico sul serio. Non hai un bell'aspetto.
- E me lo viene a dire un tizio con il sex appeal di un pinguino? Senti, capisco che
magari sei geloso perch il Padreterno con te non  stato straordinariamente generoso
come con me, ma non  un buon motivo per...
- Non sto cercando di insultarti, okay? - ribatt Simon. - Sembri malato. Quand'
l'ultima volta che hai mangiato?
Jace ci pens su. - Ieri?
- Ieri hai mangiato qualcosa. Ne sei sicuro? L'altro fece spallucce. - Be', non ci metterei
la mano sul fuoco. Comunque credo sia stato ieri, s.
Perlustrando l'appartamento di Kyle, Simon aveva indagato anche sul contenuto del
frigorifero e non aveva trovato molto. Un limone raggrinzito, lattine di bibite, mezzo chilo
di carne macinata e, inspiegabilmente, una barretta di cereali nel freezer. Prese il suo
mazzo di chiavi dal bancone della cucina. - Seguimi - disse a Jace. - C' un
supermercato all'angolo. Andiamo a comprare qualcosa da mangiare.
Jace sembrava sul punto di obiettare, ma alla fine scroll le spalle in segno di resa. -
Bene - disse, con il tono di uno a cui non importa granch di dove stia andando o di cosa
stia per fare. - Andiamo.
Sui gradini dell'ingresso, Simon si ferm per chiudere la porta con le chiavi che ancora
stava imparando a usare, mentre Jace esaminava la lista di nomi allineati accanto ai
campanelli del citofono.
- Quello  il tuo, vero? - chiese indicando l'interno 3A. - Come mai dice solo "Kyle"?
Non ha un cognome?
- Kyle vuole diventare una rockstar - spieg Simon scendendo i gradini. - Credo stia
lavorando a un nome d'arte. Tipo Rihanna.
Jace lo segu, incurvando leggermente le spalle al vento, ma senza nemmeno tentare di
chiudere la lampo della giacca scamosciata recuperata da Clary quel giorno. - Non ho la
minima idea di quello che stai dicendo.
- Non avevo dubbi.
Mentre svoltavano l'angolo sulla Avenue B, Simon guard Jace di traverso. - E quindi?
- gli chiese. - Mi stavi seguendo?. O il fatto che ti trovavi sul tetto di un edificio di fianco
al quale stavo camminando quando mi hanno attaccato  stata solo un'incredibile
coincidenza.
Jace si ferm sull'angolo, per aspettare che scattasse il semaforo. A quanto pareva anche
gli Shadowhunters dovevano sottostare alle leggi del traffico. - Ti stavo seguendo.
- Questa  la parte in cui mi dici che sei segretamente innamorato di me? Il fascino del
vampiro colpisce ancora!
- Il fascino del vampiro non esiste - ribatt Jace, citando con fare piuttosto sinistro un
commento gi espresso da Clary. - E stavo seguendo Clary, ma poi lei ha preso un taxi, e
i taxi non so seguirli. Cos sono tornato indietro e mi sono messo a tallonare te. Tanto per
fare qualcosa.
Stavi seguendo Clary? - ripet Simon. - Ti do un consiglio prezioso: alla maggior parte
delle ragazze non piacciono i maniaci persecutori.
- Ha lasciato il telefono nella tasca della mia giacca - spieg Jace dandosi una pacca
nel punto dove, a quanto pareva, era rimasto l'apparecchio. - Ho pensato che se capivo
dov'era diretta, avrei potuto lasciarlo in un punto in cui lo avrebbe trovato da sola.
- Oppure - disse Simon - avresti potuto chiamarla a casa e dirle che avevi il suo
cellulare, e lei sarebbe potuta venire a riprenderlo da te.
Jace non disse nulla. Il semaforo scatt e i due ragazzi puntarono verso il supermercato
C-Town, dall'altra parte della strada. Era ancora aperto. A Simon venne in mente che certi
negozi di Manhattan non chiudevano mai, una bella novit rispetto a Brooklyn. S,
Manhattan era un bel posto per un vampiro: potevi andare a fare la spesa a mezzanotte e
nessuno ti avrebbe guardato male.
- Stai evitando Clary - concluse Simon. - E immagino che non mi vuoi dire perch,
giusto?
- Giusto - rispose Jace. - Comincia a ritenerti fortunato per il fatto che ti stavo
seguendo, altrimenti...
- Altrimenti cosa? Ci sarebbe un altro aggressore morto? - Simon riusciva a sentire il
tono aspro con cui parlava. - Hai visto cosa  successo.
- S. E ho anche visto che faccia avevi tu mentre succedeva. - Jace parlava in tono
neutrale. - Non era la prima volta che ti capitava una cosa del genere, vero?
A Simon venne spontaneo raccontare dell'individuo con la tuta che lo aveva attaccato a
Williamsburg, da lui considerato un rapinatore qualunque. - Quando  morto, si 
trasformato in sale - disse. - Proprio come il secondo tizio. Credo si tratti di una
faccenda biblica... Colonne di sale, come la moglie di Lot.
Avevano raggiunto il supermercato; Jace spinse la porta e Simon lo segu, prendendo un
carrellino fra quelli disposti accanto all'ingresso. Si mise a spingerlo lungo una delle corsie
e Jace gli and dietro, visibilmente assorto nei suoi pensieri. - Credo che la questione sia:
hai idea di chi potrebbe volerti uccidere? - chiese di colpo a Simon.
Simon scroll le spalle. La vista di tutto quel cibo attorno a s gli faceva venire i crampi
allo stomaco, ricordandogli quanto avesse fame. Ma non delle cose in vendita su quegli
scaffali. - Forse Raphael. A quanto pare mi odia, e mi voleva morto prima che...
- Non  Raphael - lo interruppe Jace.
- Come fai a esserne cos sicuro?
- Perch Raphael sa del tuo Marchio e non sarebbe cos stupido da aggredirti in modo
tanto diretto. Sa bene quali sarebbero le conseguenze. Chiunque sia sulle tue tracce, 
qualcuno che ti conosce abbastanza da prevedere le tue mosse, ma non da sapere che hai il
Marchio.
Ma potrebbe essere chiunque.
- Esatto - gli conferm Jace sorridendo. Per un istante sembr quasi tornare se stesso.
Simon scosse la testa. - Senti, sai gi cosa ti andrebbe ili mangiare o vuoi che continui a
spingere questo carrello su e gi dalle corsie solo perch ti diverte?
- Questo di sicuro - disse Jace. - E in pi non conosco bene la roba che vendono nei
negozi di alimentari mondani. Di solito cucina Maryse, oppure ordiniamo cibo d'asporto.
- Detto questo, fece un'alzata di spalle e prese un frutto a caso. - Che cos'?
- Un mango. - Simon fiss Jace. A volte sembrava davvero che gli Shadowhunters
venissero da un pianeta alieno.
- Non credo di averne mai visto uno che non fosse gi a pezzi - riflett Jace. - Il
mango mi piace.
Simon agguant il frutto e lo butt nel carrello. - Fantastico. Cos'altro ti piace?
Jace ci pens su un istante. - La zuppa di pomodoro - disse infine.
- Zuppa di pomodoro? Per cena vuoi zuppa di pomodoro e un mango?
Jace fece spallucce. - Non  che mi importi molto del cibo.
- Bene. Come vuoi. Tu resta qui, io torno subito. - Shadowhunters, mormor fra s
Simon, esasperato, svoltando l'angolo di una corsia piena di scatolame. Quella gente era
uno strano incrocio fra dei miliardari - ossia gente che non si  mai dovuta preoccupare del
lato pratico della vita, tipo fare la spesa o comprare il biglietto del metr alle macchinette -
e dei militari, con la loro severa autodisciplina e il postante addestramento. Forse per loro
era pi facile correre attraverso la vita con il paraocchi, pens prendendo dallo scaffale
una zuppa in scatola. Magari era un atteggiamento necessario per mantenere la
concentrazione sullo scopo finale, scopo che, se il tuo lavoro consiste nel difendere il mon-
do dal male,  in effetti piuttosto impegnativo.
Mentre si avvicinava alla corsia dove aveva lasciato Jace, quasi provava compassione
per lui. A un tratto si ferm. Jace era appoggiato al carrello, e fra le mani rigirava qualcosa.
Da quella distanza Simon non capiva cosa fosse, ma non poteva avvicinarsi, perch due
ragazze gli bloccavano la strada, ferme in mezzo alla corsia a ridacchiare e bisbigliare
vicine vicine in quel modo tipico delle donne. Si erano chiaramente vestite per sembrare
pi grandi: tacchi alti, gonna corta, reggiseno imbottito e nessuna giacca per ripararsi dal
freddo.
Sapevano di lucidalabbra. Di lucidalabbra, borotalco e... sangue.
Malgrado stessero sussurrando, Simon riusciva a sentirle benissimo. Stavano parlando di
Jace, di quanto fosse carino, e si sfidavano a vicenda ad andargli a parlare. Erano in corso
grandi discussioni sui suoi capelli e anche sugli addominali, anche se Simon non capiva
bene come facessero a vederli sotto la maglietta. Bleah! Pens. Tutto questo  ridicolo.
Stava per dire "Scusatemi", quando una delle due, quella pi alta e coi capelli pi scuri,
part all'attacco di Jace, barcollando leggermente sulle scarpe coi tacchi. Simon rimase a
guardarla mentre si avvicinava a Jace, che nel frattempo aveva assunto un'espressione
diffidente, e a un tratto venne colto dall'agghiacciante timore che l'altro avrebbe potuto
scambiare la ragazza per un vampiro o un qualche demone, estrarre di punto in bianco
una delle sue lame dei serafini e finire in galera insieme a lui Non doveva preoccuparsi.
Jace si limit a sollevare un sopracciglio. La ragazza, senza fiato, gli disse qualcosa. Lui
scroll le spalle, lei gli premette qualcosa nella mano e torn subito dall'amica, finch le
due non uscirono insieme dal negozio ridacchiando e ondeggiando sui tacchi.
Simon a quel punto raggiunse Jace e butt la lattina di zuppa nel carrello. - E allora?
Cosa  successo?
- Se non sbaglio - rispose l'altro - ha chiesto se poteva toccarmi il mango.
- Eeeh? Sul serio?
Jace fece spallucce. - S, e poi mi ha lasciato il suo numero di telefono - aggiunse
mostrando a Simon, con blanda indifferenza, un pezzo di carta che poi butt nel carrello.
- Ora possiamo andare?
- Non la chiamerai, vero?
Jace lo guard come se fosse pazzo.
- Scusami, come non detto. A te queste cose succedono di continuo, eh? Le ragazze ti
piovono fra le braccia.
- Solo se non sono sotto incantesimo.
- Certo, perch quando lo sei le ragazze non ti vedono. Non possono, sei invisibile! -
Simon scosse la testa. - Sei una minaccia pubblica. Non dovrebbero darti il permesso di
girare a piede libero.
- Che brutto sentimento, Simon Lewis, l'invidia... - Jace fece uno di quei sorrisi
sghembi che in genere avrebbero fatto venire a Simon la voglia di tirargli un pugno in
faccia. Non quella volta, per. Aveva appena capito cos'era l'oggetto con cui Jace stava
giocherellando, girandolo e rigirandolo fra le dita come se fosse qualcosa di prezioso e
pericoloso allo stesso tempo. Era il cellulare di Clary.
- Ancora non sono sicuro che sia una buona idea - disse Luke.
Clary, con le braccia incrociate sul petto per difendersi dal freddo della Citt Silente, lo
stava guardando di traverso. - Magari avresti potuto dirlo prima che venissimo qui.
- Sono abbastanza sicuro di averlo detto. E diverse volte. - La voce di Luke riverber
contro i pilastri che si innalzavano fin sopra le loro teste, fatti di pietra a venature colorate
di onice nera, giada verde, corniola rosa, lapislazzuli blu. Attaccate ai pilastri c'erano delle
torce di stregaluce che illuminavano i sarcofagi disposti lungo ogni parete e di un bianco
cos intenso da far quasi male agli occhi.
La Citt Silente era cambiata poco, dall'ultima volta che Clary l'aveva vista. Sembrava
ancora un luogo alieno, misterioso, anche se le rune incise sui pavimenti, che si
rincorrevano formando spirali e schemi ripetuti, invece di risultarle totalmente
incomprensibili, ora le stuzzicavano la mente con i loro molteplici significati. Maryse
aveva lasciato lei e Luke in quell'atrio appena erano arrivati, preferendo andare di persona
a colloquio con i Fratelli Silenti. Aveva inoltre avvisato Clary che non c'erano garanzie che
li avrebbero lasciati entrare tutti e t re a vedere i corpi. I Nephilim morti erano competenza
dei guardiani della Citt di Ossa e nessun altro aveva potere su di loro.
Non che fossero rimasti molti guardiani del genere. Valentine li aveva uccisi quasi tutti
mentre cercava la Spada Mortale, lasciando in vita solo quelli che, in quel momento, non si
trovavano nella Citt Silente. Da allora erano stati aggiunti nuovi membri all'ordine, ma
Clary dubitava che al mondo ci fossero pi di dieci o quindici Fratelli Silenti in tutto.
Il forte rumore dei tacchi di Maryse sul pavimento di pietra li avvert del suo imminente
ritorno prima che la vedessero ricomparire, seguita da un Fratello Silente avvolto nella sua
tunica. - Eccovi qui - disse, come se Clary e Luke non fossero esattamente dove li aveva
lasciati. - Questo  fratello Zaccaria. Fratello Zaccaria, questa  la ragazza di cui ti parlavo.
Il Fratello Silente si scost il cappuccio dal viso, molto lentamente. Clary cerc di non
lasciare trasparire lo stupore: non aveva l'aspetto di fratello Geremia, con la bocca cucita e
gli occhi infossati. Quelli di fratello Zaccaria erano chiusi e i suoi zigomi erano segnati
ciascuno dalla cicatrice di una runa nera. La bocca non era serrata con dei punti e, secondo
Clary, i capelli non erano rasati, anche se con il cappuccio alzato era difficile dire se stava
vedendo delle ombre o una chioma scura.
Si sent toccare la mente dalla sua voce. Pensi davvero di poterlo fare, figlia di Valentine?
Si sent arrossire. Non sopportava che le ricordassero di chi era figlia.
- Di sicuro avrai sentito parlare delle altre cose che ha fatto - intervenne Luke. - La
sua runa dell'alleanza ci ha aiutato a concludere la Guerra Mortale.
Fratello Zaccaria si copr di nuovo il volto con il cappuccio. Vieni con me all'Ossario.
Clary guard Luke, sperando di ricevere un cenno d'incoraggiamento, ma lui teneva lo
sguardo dritto e maneggiava gli occhiali come faceva sempre quando era in ansia. Clary
fece un sospiro e si mise a seguire Maryse e fratello Zaccaria, che si muoveva silenzioso
come la nebbia, mentre i tacchi della donna risuonavano sui pavimenti di pietra come
spari. Clary si chiese se la predilezione di Isabelle per le calzature scomode fosse di natura
genetica.
Seguirono un percorso tortuoso attraverso i pilastri, oltrepassando la grande piazza delle
Stelle Parlanti, dove i Fratelli Silenti avevano detto a Clary di Magnus Bane. Al di l di
quel punto c'era un ingresso sovrastato da un arco e chiuso con due enormi battenti di
ferro. Sopra vi erano marchiate a fuoco delle rune che Clary riconobbe come rune di morte
e di pace. Compariva inoltre un'iscrizione latina che le fece desiderare di aver portato con
s i suoi appunti: per essere una Shadowhunter, col latino era molto indietro; la maggior
parte di loro lo parlava come seconda lingua.
Taceant colloquia. Effugiat risus. Hic locus est ubi nors gaudet succurrere vitae.
- Cessino le conversazioni. Si spengano le risate - tradusse Luke ad alta voce. -
Questo  il luogo dove la morte e lieta di soccorrere la vita.
Fratello Zaccaria appoggi una mano sulla porta. L'ultimo degli assassinati  stato
preparato per te. Sei pronta?
Clary deglut forte, chiedendosi in cosa di preciso si fosse cacciata. - Pronta.
La porta si spalanc e tutti entrarono. Dentro c'era una stanza grande e senza finestre,
con le pareti di marmo bianco e liscio. Erano completamente spoglie, a eccezione dei ganci
a cui erano appesi degli strumenti d'argento per la dissezione dei cadaveri. Scalpelli
lucenti, arnesi che ricordavano dei martelli, seghe ortopediche, divaricatori costali.
Accanto a quelli, su dei ripiani, c'erano altri strumenti ancora pi strani: aggeggi simili a
enormi cavatappi, fogli di carta vetrata e ampolle di liquidi multicolori, fra cui una con
l'etichetta "Acido" che sembrava emettere fumo.
Al centro della stanza c'era una fila di alti tavoli di marmo, per la maggior parte vuoti.
Tre per erano occupati e su due di essi Clary riusc a intravedere una sagoma umana
coperta da un lenzuolo bianco. Sul terzo tavolo c'era un corpo con il lenzuolo abbassato fin
sotto la gabbia toracica. Nudo dalla vita in su, era chiaramente un uomo e altrettanto
chiaramente uno Shadowhunter. La pelle cadaverica era completamente coperta di marchi,
come voleva la tradizione della specie.
Clary ricacci indietro l'ondata di nausea che le stava salendo dallo stomaco e si avvicin
al cadavere. Luke la segu, tenendole una mano sulla spalla con fare protettivo; Maryse era
in piedi di fronte a loro e osservava tutto con occhi curiosi, azzurri come quelli di Alee.
Clary prese dalla tasca il suo stilo. Mentre si chinava sull'uomo morto, sentiva il freddo
del marmo che le penetrava dentro la maglietta. Da quella distanza ravvicinata riusciva a
vedere i particolari della salma: i capelli erano color castano ramato e la gola incisa con
precisione da tagli verticali, come avrebbe potuto fare un enorme artiglio.
Fratello Zaccaria si fece avanti per togliere la benda di seta che copriva gli occhi del
defunto; erano chiusi. Puoi cominciare.
Clary fece un respiro profondo e appoggi la punta dello stilo sulla pelle del cadavere,
sul braccio. La runa che aveva visualizzato prima, all'ingresso dell'Istituto, le torn in
mente chiara quanto le lettere che componevano il suo stesso nome. Inizi a disegnare.
Le linee del marchio nero uscirono a spirale dalla punta dello stilo, come avevano
sempre fatto, ma questa volta Clary sentiva la mano pesante e lo stilo che si muoveva
lentamente, come se anzich sulla pelle stesse scrivendo nel fango: era come se lo
strumento fosse confuso e si spostasse qua e l sulla superficie di quel corpo morto alla
ricerca dello spirito vitale che non c'era pi. Mentre disegnava, Clary si sent un nodo allo
stomaco; quando fin e rialz lo stilo, stava sudando e aveva la nausea.
Per un lungo istante non accadde nulla. Poi, in modo improvviso e terribile, gli occhi
dello Shadowhunter morto si spalancarono. L'iride era azzurra, la sclera a chiazze rosse di
sangue.
Maryse trasal, e dalla sua reazione si dedusse che probabilmente non aveva davvero
creduto ai poteri delle rune. - Per l'Angelo!
Dal cadavere giunse un respiro rantolante, il suono di qualcuno che cercava di respirare
attraverso una gola tagliata. La pelle dilaniata del collo si muoveva come le pinne di un
pesce. Il petto dell'uomo si gonfi e dalla sua bocca uscirono delle parole.
- Fa male...
Luke imprec e guard verso Zaccaria, ma il Fratello Silente era impassibile.
Maryse si avvicin al tavolo, mentre lo sguardo le si era fatto di colpo tagliente, quasi da
predatrice. - Shadowhunter - disse. - Chi sei? Voglio sapere il tuo nome.
La testa dell'uomo si dibatteva a destra e a sinistra, le mani si alzavano e abbassavano
convulsamente. - Il dolore... Fermate questo dolore.
Per poco a Clary non cadde lo stilo dalla mano. Era ancora pi orribile di quanto si fosse
immaginata. Guard verso Luke e vide che, con gli occhi spalancati per l'orrore, stava
indietreggiando dal tavolo.
- Shadowhunter - ripet Maryse, in tono perentorio. - Chi  stato a farti questo?
- Vi prego...
Luke si gir, dando le spalle a Clary. Sembrava stesse rovistando fra gli strumenti dei
Fratelli Silenti. Clary rest impietrita quando vide la mano di Maryse, ricoperta dal guanto
grigio, che scattava e si stringeva attorno alla spalla del cadavere, affondando le dita nella
carne. - In nome dell'Angelo, ti ordino di rispondermi.
Lo Shadowhunter toss. - Nascosto... Vampiro...
- Quale vampiro? - chiese Maryse.
- Camille, la venerabile vampira... - Il suono di quelle parole si smorz quando, dalla
bocca del defunto, usc una goccia di sangue nero raggrumato.
Maryse trasal e ritrasse subito la mano. In quell'istante ricomparve Luke, con in mano
l'ampolla di acido verde che Clary aveva notato poco prima. Tolse il coperchio con un
unico gesto e rivers il contenuto sul marchio appena tracciato sul braccio del cadavere,
sfigurandolo. Il cadavere, mentre la sua pelle sfrigolava, lanci un grido, dopodich
ricadde all'indietro sul tavolo con lo sguardo vuoto e fisso, dimentico di qualsiasi forza lo
avesse riportato in vita per quel breve periodo.
Luke appoggi l'ampolla sul tavolo. - Maryse - le disse in tono di rimprovero. - Non
 cos che trattiamo i nostri morti.
- Lo decido io come trattiamo i nostri morti, Nascosto. - Maryse era pallida e aveva le
guance chiazzate di rosso. - Ora abbiamo un nome, Camille, e forse possiamo evitare
altre morti.
- Ci sono cose peggiori della morte. - Luke allung un braccio verso Clary, senza
guardarla. - Vieni, Clary. Credo che per noi sia arrivato il momento di andare.
- Davvero non ti viene in mente nessun altro che potrebbe volerti uccidere? - chiese
Jace, non per la prima volta. Avevano passato in rassegna l'elenco diverse volte, e Simon si
stava stancando di sentirsi fare sempre le stesse domande. Per non parlare del fatto che,
secondo lui, Jace gli stava prestando attenzione solo in parte. Mangiata la zuppa che aveva
comprato al supermercato (fredda, direttamente dalla lattina con il cucchiaio, cosa che non
aveva potuto fare a meno di trovare disgustosa), Jace se ne stava appoggiato alla finestra
con la tenda scostata leggermente, per poter vedere il traffico che scorreva su Avenue B e
le finestre illuminate degli appartamenti dall'altra parte della strada. Al loro interno Simon
vedeva gente che cenava, guardava la tele, sedeva a parlare attorno a un tavolo. Cose
normali fatte da gente normale. E questo lo faceva sentire stranamente vuoto.
- A differenza di quanto succede a te - rispose Simon - devo dire che non ci sono
molte persone a cui non piaccio.
Jace lo ignor. - Mi stai nascondendo qualcosa.
Simon fece un sospiro. Non aveva voluto dire niente dell'offerta di Camille, ma di fronte
alla minaccia di qualcuno che lo voleva uccidere, mantenere il segreto forse non era una
priorit. Decise di spiegare quello che era accaduto durante l'incontro con la vampira,
mentre |ace lo osservava con sguardo attento.
Finito il racconto, Jace disse: - Interessante, ma non credo sia lei che sta cercando di
ucciderti. Innanzitutto  a conoscenza del Marchio. E non credo che muoia dalla voglia di
essere sorpresa a infrangere gli Accordi in quel modo. Quando i Nascosti sono cos vecchi,
in genere sanno come tenersi alla larga dai guai. - Mise gi la lattina di zuppa. -
Potremmo uscire di nuovo - propose. - Vedere se attaccano un'altra volta. Se potessimo
catturarne uno, allora forse...
- No - si oppose Simon. - Perch cerchi continuamente di farti uccidere?
-  il mio mestiere.
 un pericolo del tuo mestiere, o almeno  cos per gran parte degli Shadowhunters. Nel
tuo caso invece sembra lo scopo finale.
Jace scroll le spalle. - Mio padre diceva sempre che... - Si interruppe, e i lineamenti
gli si irrigidirono. - Ehm, volevo dire Valentine. Per l'Angelo, ogni volta che lo chiamo
cos mi sembra di tradire il mio vero padre.
Simon, suo malgrado, prov compassione per Jace. - Senti, hai pensato che fosse tuo
padre per quanto, sedici anni? Non  una cosa che si dimentica in un giorno. E non
incontrerai mai l'uomo che era davvero tuo padre.  morto, perci in realt non puoi
tradirlo. Pensa a te stesso come a una persona con due padri, per un po'.
- Non si possono avere due padri.
- Certo che s - ribatt Simon. - Chi dice il contrario? Posso comprarti uno di quei
libri per bambini, Tim-myha due pap. Ma non credo ne abbiano uno intitolato Timmy ha
due pap, di cui uno cattivo. A quello dovrai pensarci da solo.
Jace alz gli occhi al cielo. - Affascinante - disse. - Tu conosci un sacco di parole e
tutte sono scritte nel dizionario, ma quando cerchi di metterle insieme per formare delle
frasi... be', non hanno senso! - Tir leggermente la tenda della finestra. - Comunque non
mi aspetto che tu capisca.
- Mio padre  morto - disse Simon. Jace si gir per guardarlo. - Che cosa?
- Immaginavo che non lo sapessi - rispose l'altro. - Cio, lo so che non mi avresti
mai chiesto o che mai ti saresti interessato a sapere qualcosa su di me. S, mio padre 
morto. Quindi, lo vedi, una cosa in comune ce l'abbiamo. - Sentendosi esausto
all'improvviso, Simon si appoggi all'indietro sul divano. Sentiva nausea, capogiri e una
stanchezza, una profonda stanchezza che sembrava essergli penetrata sin dentro le ossa
face, al contrario, aveva l'aria di possedere un'energia inesauribile che Simon trovava un
po' fastidiosa. Anche guardarlo mentre mangiava quella zuppa di pomodoro non era stato
facile. Troppo simile al sangue per non agitarsi...
Jace gli lanci un'occhiata. - Da quant' che non... mangi? Hai un brutto aspetto.
Simon fece un sospiro. Sapeva che, dopo aver assillato Jace per mangiare qualcosa, non
era nella posizione di controbattere. - Aspetta un attimo - disse. - Torno subito.
Staccandosi piano dal divano, and in camera sua e recuper l'ultima bottiglia di sangue
da sotto il letto. Cerc di non guardarla: il sangue separato era uno spettacolo
nauseabondo. La scosse forte mentre tornava in soggiorno, dove Jace stava ancora
guardando fuori dalla finestra.
Appoggiandosi al bancone della cucina, apr il tappo della bottiglia e bevve un sorso. Di
solito non gli piaceva farsi vedere dagli altri mentre lo faceva, ma si trattava di Jace, e
quello che pensava non gli interessava. E poi, non era la prima volta che Jace lo vedeva
bere sangue. Almeno Kyle non era in casa: quello s che sarebbe stato difficile da spiegare
al suo coinquilino... Difficile riscuotere entusiasmo nei coinquilini quando si tiene del
sangue in frigo.
A guardarlo erano due Jace: uno era quello vero, l'altro il suo riflesso nel vetro. - Non
puoi continuare a non nutrirti, lo sai.
Simon scroll le spalle. - Ora lo sto facendo.
- Gi. Ma tu sei un vampiro. Il sangue per te non  come il cibo. Il sangue...  sangue -
ribatt Jace.
- Molto illuminante, grazie - fece Simon buttandosi sulla poltrona davanti al
televisore; un tempo doveva essere stata ricoperta di un velluto giallo, ma ora era talmente
consunta che si vedeva il rivestimento grigiastro sottostante. - Hai molti altri pensieri
profondi come questo? Il sangue  sangue? Un tostapane  un tostapane? Il Cubo
Gelatinoso di Dungeons & Dragons  il Cubo Gelatinoso di Dungeons &. Dragons?
Jace scroll le spalle. - Bene, ignora pure il mio consiglio. Vedrai che te ne pentirai.
Prima che Simon potesse ribattere, sent il rumore della porta d'ingresso che si apriva.
Fulmin Jace con lo sguardo. -  arrivato il mio coinquilino, Kyle. Fai il bravo.
Jace sorrise amabilmente. - Ma io sono sempre bravo.
Simon non ebbe la possibilit di rispondere come avrebbe voluto, perch un secondo
dopo Kyle si era gi precipitato in soggiorno con lo sguardo vispo e pieno di energia. -
Cavolo, oggi ho girato tutta la citt! - annunci. - Per poco non mi sono perso, ma poi
gira di qui, gira di l... - Si ferm a guardare Jace, accorgendosi solo in quel momento che
nella stanza c'era un'altra persona. - Oh, ciao. Non sapevo che avessi portato un amico.
- Porse a Jace la mano. - Kyle, piacere.
Jace non rispose allo stesso modo. Con grande sorpresa di Simon, si era completamente
irrigidito; gli occhi ambrati erano diventati fessure e l'intero corpo mostrava i segnali di
quello stato di allerta, tipici di uno Shadowhunter, che sembravano trasformarlo da
normale adolescente in qualcosa di ben pi temibile.
- Interessante - disse. - Sai, Simon non mi aveva detto che il suo nuovo coinquilino
fosse un lupo mannaro.
Clary e Luke passarono gran parte del viaggio di ritorno a Brooklyn in silenzio. Lei
guard scorrere fuori dalla finestra prima Chinatown, poi Williamsburg Bridge, brillante
come una collana di diamanti sullo sfondo del cielo notturno. In lontananza, sull'acqua
nera del fiume, vedeva Renwick, illuminato come sempre. Ora sembrava di nuovo un
rudere, con le finestre buie che spuntavano come le orbite di un teschio. La voce dello
Shadowhunter morto le sussurr nella mente:
Il dolore... Fermate questo dolore.
Rabbrivid e si tir la giacca ancora pi gi sulle spalle. Luke guard Clary per un istante,
ma non disse nulla. Fu solo dopo essere arrivato di fronte a casa ed aver spento il motore
del furgone che si volt verso di lei e apr bocca.
- Clary - le disse - quello che hai fatto poco fa...
-  sbagliato - rispose lei. - Lo so che  sbagliato. C'ero anch'io. - Si asciug il viso
con la manica della giacca. - Su, dai, adesso sgridami Luke guardava fisso fuori dal
parabrezza. - Non voglio sgridarti. Tu non sapevi cosa sarebbe successo. Accidenti,
anch'io pensavo che avrebbe potuto funzionare, altrimenti non ti avrei accompagnato.
Clary sapeva che lo diceva per farla sentire meglio, ma non fu cos. - Se tu non avessi
buttato l'acido sulla runa...
- Ma l'ho fatto.
- Neanche sapevo che fosse possibile. Distruggere una runa cos, intendo.
- Se la si sfigura abbastanza,  possibile ridurne o distruggerne i poteri. A volte capita
che, durante il combattimento, il nemico cerchi di ustionare o ferire la pelle dello
Shadowhunter proprio per privarlo del potere delle sue rune - spieg Luke con aria
assente.
Clary sent che le tremavano le labbra e, per fermarle, le serr forte. A volte dimenticava
gli aspetti pi inquietanti della vita da Shadowhunter: "questa vita di cicatrici e morte", le
aveva detto una volta Hodge. - Be' , non lo rifar.
- Non rifar cosa? Quella runa in particolare? Non ho dubbi che non la rifarai, ma non
sono certo che sia questo il punto - fece Luke tamburellando le dita sul volante. - Tu hai
un dono, Clary, un grande dono, ma non hai la minima idea di cosa significhi, non hai la
minima preparazione. Non sai quasi niente della storia delle rune, n di quello che hanno
significato nei secoli per i Nephilim. Non sai distinguere una runa disegnata per fare del
bene da una disegnata per fare del male.
- Per quando si trattava della runa dell'Alleanza sei stato contento che la usassi -
ribatt Clary con rabbia. - Quella volta non mi hai chiesto di non creare rune.
- Non ti sto dicendo di non utilizzare il tuo potere adesso. Anzi, credo che il problema
sia che lo usi troppo di rado. Non lo fai per cambiarti il colore dello smalto o per far
arrivare la metropolitana quando ti serve, lo fai solo in questi rari momenti in cui 
questione di vita o di morte.
- Le rune mi vengono solo in quelle situazioni.
- Forse succede perch non ti hanno insegnato come funziona il tuo potere. Pensa a
Magnus, il suo potere  parte di lui. Invece sembra che tu consideri il tuo come una cosa
separata da te stessa, che ti capita e basta. Non  cos.  uno strumento, e devi imparare a
usarlo.
- Jace ha detto che Maryse vuole consultale un esperto di rune per farlo lavorare con
me, ma ancora non  arrivato.
- S - disse Luke. - Ma immagino che Maryse abbia altre cose per la mente. - Tolse
la chiave dal cruscotto e per un momento rest seduto in silenzio. - Perdere un figlio
come lei ha perso Max... non riesco a immaginarmelo. Dovrei essere pi indulgente nei
suoi confronti. Se ti fosse successo qualcosa, io... - La voce gli si spense.
- Vorrei che Robert tornasse da Idris - disse Clary. - Non vedo perch Maryse
debba affrontare tutto questo da sola. Deve essere tremendo...
- Molti matrimoni finiscono quando muore un figlio. Marito e moglie non riescono a
smettere di dare la colpa a se stessi o all'altro. Immagino che Robert stia lontano proprio
perch gli serve spazio, o magari  Maryse che ne ha bisogno.
- Ma loro si amano - osserv Clary, sbalordita. - Non  questo che significa amarsi?
Essere sempre presenti per l'altra persona, qualunque cosa accada?
- Luke guard verso il fiume, verso l'acqua scura che si muoveva lenta sotto la luce di
una luna d'autunno. - A volte, Clary - le disse - l'amore non basta.
Capitolo 7
IL PRAETOR LUPUS
La bottiglia scivol di mano a Simon e cadde sul pavimento, dove si infranse mandando
schegge in tutte le direzioni. - Kyle  un lupo mannaro?
- Certo che s, idiota - rispose Jace. Guard Kyle. - O mi sbaglio?
Kyle non disse nulla. L'espressione allegra e rilassata che prima aveva in volto era
sparita, lo sguardo verde nocciola era diventato duro e senza vita come il vetro. - Chi 
che me lo chiede?
Jace si allontan dalla finestra. Nel suo comportamento non c'era niente di apertamente
ostile, ma tutto in lui lasciava pensare a una minaccia certa. Teneva le mani penzoloni
lungo i fianchi, ma Simon si ricordava quando lo aveva visto scattare in azione senza
lasciar passare un istante tra il pensiero e l'azione. - Jace Lightwood - rispose. -
Dell'Istituto Lightwood. A quale branco sei giurato?
- Ges! - esclam Kyle. - Sei uno Shadowhunter? - guard Simon. - La ragazza
carina, quella che era con te al garage... anche lei  una Shadowhunter, vero?
Colto alla sprovvista, Simon annu.
-  che per alcune persone gli Shadowhunters sono solo leggende. Come le mummie e i
geni della lampada. - Kyle fece a Jace un sorriso. - Puoi esaudire i desideri?
Il fatto che Kyle avesse appena definito Clary "carina" non sembrava averlo reso pi
simpatico a Jace, il cui viso si era fatto pericolosamente teso. - Dipende - disse. - Il tuo
desiderio  quello di ricevere un pugno in faccia?
- Ehi, ehi... E io che pensavo che in questi giorni foste tutti felici per gli Accordi... -
disse Kyle.
- Gli Accordi si applicano ai vampiri e ai licantropi con delle alleanze chiare - lo
interruppe Jace. - Dimmi di che branco fai parte, altrimenti dovr dedurre che sei un
vagabondo.
- Okay, basta cos voi due - intervenne Simon. - Piantatela di comportarvi come se
foste sul punto di picchiarvi. - Poi guard Kyle. - Avresti dovuto dirmelo che eri un
lupo mannaro.
- Mmh... Non ricordo che tu mi abbia detto di essere un vampiro. Magari ho pensato
che non fossero affari tuoi.
Simon, per la sorpresa, si sent scuotere dalla testa ai piedi. - Cosa?! - disse guardando
la bottiglia di vetro rotta e il sangue sul pavimento. - Io non ho... non...
-Non ti preoccupare - gli disse Jace con calma. - Lui lo sente che sei un vampiro.
Proprio come tu potresti avvertire la presenza di lupi mannari e altri Nascosti, se solo
avessi pi esperienza. Conosce la tua vera identit sin dal giorno in cui ti ha incontrato.
Vero, Kyle? - chiese al ragazzo fissando il suo gelido sguardo verde nocciola con il
proprio. Kyle non disse una parola. - E quella pianta che coltiva sul balcone, poi? 
aconito strozzalupo, ora lo sai.
Simon incroci le braccia sul petto e guard Kyle di traverso. - Quindi cos' tutta questa
storia? Una messinscena? Perch mi hai chiesto di venire a vivere da te? I lupi mannari
odiano i vampiri.
- Io no - rispose Kyle - anche se il genere non mi fa impazzire. - Gli punt un dito
contro. - Pensano di essere migliori degli altri.
- No, sono io che penso di essere migliore degli altri. Un'opinione che  stata
ampiamente confermata in una vasta gamma di situazioni - intervenne Jace
Kyle guard Simon. - Ma questo parla sempre cos?
- S.
- Non si pu fare niente per chiudergli la bocca? A parte gonfiarlo di botte, ovviamente.
Jace si allontan dalla finestra. - Quanto mi piacerebbe che ci provassi...
Simon si mise fra i due. - Fermi, non ho intenzione di lasciarvi picchiare.
- E che cosa faresti se... oh. - Lo sguardo di Jace si fiss sulla fronte di Simon, e a quel
punto dovette sforzarsi di sorridere. - Quindi in pratica stai minacciando di
trasformarmi in qualcosa con cui si possono condire i popcorn, se non faccio quello che
dici?
Kyle sembrava perplesso. - Che cosa...
- Penso solo che voi due dovreste parlare - lo interruppe Simon. - Dunque Kyle 
un lupo mannaro. Io sono un vampiro. E anche tu, Jace, non sei esattamente il ragazzo
della porta accanto. Io direi di cercare di capire cosa sta succedendo e partire da l.
- La tua fiduciosa idiozia non conosce limiti - comment Jace, ma si sedette sul
davanzale della finestra con le braccia conserte. Un momento dopo si sedette anche Kyle,
sul divano. Continuavano a guardarsi in cagnesco. Eppure, pens Simon,  gi un passo
avanti.
- Bene - disse Kyle. - Io sono un lupo mannaro. Non laccio parte di un branco, ma
un'alleanza ce l'ho. Avete mai sentito parlare del Praetor Lupus?
- Ho sentito parlare del lupus - rispose Simon. - Non e una malattia?
Jace lo fulmin con lo sguardo. - Lupus  "lupo" in latino - spieg. - E i pretoriani
erano la guardia scelta dell'imperatore nell'antica Roma. Perci loro sono in pratica dei
Lupi Guardiani. - Scroll le spalle. - Ne ho incontrati una marea, ma sono
un'organizzazione piuttosto riservata.
- E gli Shadowhunters no? - disse Kyle.
- Abbiamo le nostre buone ragioni.
E noi anche - rispose l'altro piegandosi in avanti per appoggiare i gomiti sulle ginocchia,
facendo cos gonfiare i bicipiti. - Esistono due categorie di lupi mannari spieg. - Chi lo
 perch  nato da genitori come loro e chi  diventato licantropo, parola che, per inciso,
viene dal greco e vuol dire "uomo-lupo", dopo essere stato morso. - Simon rimase a
guardarlo, sorpreso. Non avrebbe mai pensato che Kyle, fattorino su due ruote un po'
perdigiorno, conoscesse parole greche. Questo per era un altro Kyle: concentrato, deciso,
diretto. - Per chi di noi  stato morso, sono fondamentali i primi anni. La forza
demoniaca che causa la licantropia porta con s un'infinit di altri cambiamenti: ondate di
aggressivit incontenibile, incapacit a tenere a bada la collera, rabbia e disperazione
suicide. Il branco pu essere d'aiuto, ma molti dei neo-infetti non sono cos fortunati da
trovarne uno. Sono soli, cercano di gestire quella situazione opprimente, ma molti di loro
diventano violenti, contro gli altri o contro se stessi. C' un'alta percentuale di suicidi e di
violenze domestiche. - Detto questo guard Simon. - Lo stesso vale per i vampiri, se
non fosse che loro a volte sono anche peggio. Un uccellino rimasto orfano non capisce cosa
gli  successo. Senza una guida, non sa come nutrirsi in modo sicuro e nemmeno come
evitare la luce del sole. Ed  a quel punto che interveniamo noi.
- Per fare cosa? - chiese Simon.
- Individuiamo i Nascosti "orfani", ad esempio vampiri e lupi mannari appena
trasformati che ancora non sanno cosa sono. A volte anche stregoni; ce ne sono alcuni che
restano anni senza conoscere la loro vera identit. Noi interveniamo, cerchiamo di inserirli
in un branco o in un clan e li aiutiamo a tenere sotto controllo i loro poteri.
- Buoni samaritani, insomma - comment Jace con una scintilla negli occhi.
- In pratica s - rispose Kyle, cercando di mantenere un tono di voce neutrale.
Entriamo in gioco prima che il nuovo Nascosto possa diventare violento, facendo del male
a se stesso o agli altri. So cosa sarebbe successo a me se non fosse stato per i membri del
Praetor Lupus... Ho fatto delle cose brutte, veramente brutte.
- Quanto brutte? - chiese Jace. - Brutte legalmente?
- Taci, Jace - disse Simon. - Sei fuori servizio, okay? Piantala di fare lo
Shadowhunter almeno per un secondo. - Si volt verso Kyle. - E quindi com' che sei
venuto a fare un'audizione per entrare nel mio pessimo gruppo?
- Sai che  pessimo? Non pensavo!
- Rispondi alla domanda.
- Ci ha parlato di te un nuovo vampiro, un Daylighter che vive da solo e non con un
clan. Il tuo segreto non  segreto come pensi. I vampiri alle prime armi, senza un clan che
li supporti, possono essere molto pericolosi. Mi hanno detto di aiutarti.
- Dunque quello che stai dicendo non  solo che non mi butterai fuori casa perch ora
so che sei un lupo mannaro, ma che nemmeno mi lascerai andare via, giusto?
- Giusto - conferm Kyle. - Cio, se vuoi te ne puoi andare, ma io vengo con te.
- Non  necessario - dichiar Jace. - Posso benissimo tenere d'occhio io Simon. Lui 
il mio neofita Nascosto da prendere in giro e comandare a bacchetta, non il tuo.
- Basta! - grid Simon. - Tutti e due. Nessuno di voi era con me, prima, quando
hanno cercato di uccidermi...
- Veramente io c'ero - disse Jace - verso la fine, almeno.
A Kyle brillarono gli occhi, come avrebbero potuto fare quelli di un lupo, di notte. -
Hanno cercato di ucciderti? E cosa  successo?
Lo sguardo di Simon incontr quello di Jace dall'altra parte della stanza e fra i due
nacque il tacito accordo di non parlare del Marchio di Caino. - Due giorni fa, e anche
oggi, sono stato seguito e attaccato da dei tizi con La tuta grigia.
- Umani?
- Non ne siamo sicuri.
- E proprio non sai cosa vogliono da te?
- Di sicuro mi vogliono morto - rispose Simon. - Ma a parte quello non lo so.
- Abbiamo degli indizi - disse Jace. - Indagheremo.
Kyle scosse la testa. - Bene. Qualunque cosa abbiate deciso di non dirmi, sappiate che la
scoprir comunque. - Si alz in piedi. - E ora sono a pezzi, perci me ne vado a dormire.
Ci vediamo domani mattina - disse a Simon. - Quanto a te... - riprese, rivolgendosi
stavolta a Jace - penso che ci beccheremo in giro. Sei il primo Shadowhunter che conosco.
- Peccato - fece l'altro. - Perch adesso tutti quelli che incontrerai saranno una
delusione pazzesca.
Kyle sbuff e se ne and, sbattendo dietro di s la porta della sua stanza.
Simon guard Jace. - Non torni all'Istituto, vero? - gli chiese.
Jace scosse la testa. - Hai bisogno di protezione. Chi lo sa quando potrebbero di nuovo
tentare di ucciderti?
- Questa tua idea di evitare Clary ha davvero preso una svolta epica - dichiar Simon
alzandosi. - Tornerai mai a casa?
Jace lo guard. - E tu?
Simon entr deciso in cucina, prese una scopa e si mise a raccogliere i frammenti di vetro
della bottiglia rotta. Era l'ultima che aveva. Butt tutto in pattumiera e pass accanto a Jace
per dirigersi verso la sua stanza, dove si sfil giacca e scarpe per buttarsi sul materasso.
Un momento dopo Jace lo raggiunse. Si guard attorno con le sopracciglia sollevate e
l'espressione divertita. - Che bel posticino ti sei trovato. Minimalista. Mi piace!
Simon rotol su un fianco e fiss Jace con aria incredula. - Ti prego, dimmi che non hai
intenzione di restare in camera mia.
Jace si sedette sul davanzale della finestra e lo guardo. - Questa cosa della guardia del
corpo proprio non la capisci, vero?
-  che non avrei mai immaginato di piacerti cos tanto - ribatt Simon. - "Tieni i tuoi
amici vicini e i nemici ancora di pi",  questo che vuoi fare?
- Pensavo fosse "tieni i tuoi amici vicini cos hai qualcuno che guida mentre ti intrufoli
di notte in casa del nemico per vomitargli nella cassetta delle lettere".
- Sono quasi certo che non sia cos. E secondo me questa storia della protezione  pi
inquietante che commovente, se proprio vuoi saperlo. Io sto bene, e poi hai visto cosa
succede, se qualcuno cerca di farmi male.
- S, ho visto - rispose Jace. - Ma prima o poi la persona che sta cercando di farti fuori
si accorger del Marchio di Caino. E a quel punto avr due possibilit: arrendersi oppure
trovare un altro modo per ucciderti. - Cos dicendo, si appoggi alla cornice della li
nostra. - Ed  per questo che sono qui.
Malgrado l'esasperazione, Simon dovette ammettere che il ragionamento di Jace filava
alla perfezione, o per lo meno abbastanza bene da non richiedere altre domande. Si sdrai
sulla pancia e sprofond il viso fra le braccia. Dopo pochi minuti era gi addormentato.
Stava camminando nel deserto, sulla sabbia ardente, accanto a ossa che si scolorivano al sole. Mai
aveva avuto cos sete. Quando deglutiva, si sentiva la bocca foderata di sabbia, e la gola bordata di
lame. Il cellulare squill all'improvviso e Simon si svegli.
Rotol di lato e mise svogliatamente una mano sulla sua giacca. Quando finalmente
riusc a sfilare il cellulare dalla tasca, aveva gi smesso di suonare.
Lo gir per controllare chi lo aveva chiamato. Luke.
Accidenti. Scommetto che mia madre ha chiamato a casa di Clary per cercarmi, pens
mettendosi a sedere sul letto. Aveva ancora la mente annebbiata dal sonno e gli ci volle un
momento per ricordarsi che, quando si era addormentato in camera sua, non era solo.
Lanci subito uno sguardo verso la finestra. Jace era ancora l, ma adesso dormiva.
Seduto, con la testa appoggiata al vetro, era circondato dai raggi di luce pallida dell'alba.
Cos sembrava molto giovane, pens Simon. Nessuna traccia di impertinenza sul viso,
niente atteggiamenti difensivi n sarcasmo. Quasi si riusciva a immaginare quello che
Clary potesse trovare in lui.
Chiaramente non stava prendendo troppo sul serio il suo ruolo di guardia del corpo, ma
quello si era capito sin dall'inizio. Simon si chiese, non per la prima volta, cosa diavolo
stesse succedendo fra lui e Clary.
Il cellulare squill di nuovo. Simon scatt in piedi e and in soggiorno, premendo il tasto
di ricezione un secondo prima che entrasse per la seconda volta la segreteria telefonica. -
Luke?
- Scusami se ti ho svegliato, Simon - esord l'altro, educato come sempre.
- No, ero sveglio - ment il ragazzo.
- Ho bisogno di incontrarti al Washington Square Park tra mezz'ora. Alla fontana.
Ora Simon era davvero allarmato. - Tutto a posto? Clary sta bene?
- S, sta bene. Lei non c'entra. - In sottofondo si senti un rumore sordo, da cui Simon
intu che Luke stava mettendo in moto il furgone. - Vieni al parco. E non portare nessuno.
Dopo quelle parole, la linea torn libera.
Il rumore del furgone di Luke che usciva dal vialetto svegli Clary dai suoi sogni
tormentati. Si alz con un sussulto. Durante il sonno, la catenina che portava al collo le si
era impigliata fra i capelli e per liberarla se la sfil dalla testa.
Lasci cadere l'anello sul palmo della mano, con la catenina attorno. Il cerchietto
d'argento, con le stelline incise, sembrava strizzarle l'occhio per prenderla in giro. Si
ricord di quando Jace glielo aveva regalato, avvolto nel biglietto che aveva lasciato
quando era partito a caccia di Jonathan. Nonostante tutto, non sopporto il pensiero che
questo anello vada perso per sempre, come non sopporto il pensiero di lasciare te per
sempre.
Erano passati quasi due mesi. Era sicura che lui la amasse, talmente sicura che la Regina
della Corte Seelie non era stata in grado di tentarla. Come poteva desiderare dell'altro,
quando aveva Jace?
Ma forse, le venne da pensare, avere qualcuno non era mai davvero possibile. Forse, per
quanto si possa amare una persona, lei pu sempre scivolarti via dalle dita come acqua,
senza che tu possa farci niente. Ora capiva perch la gente parlava di cuori "infranti": si
sentiva come se il suo fosse di vetro rotto, con le schegge come coltelli che le trafiggevano
il petto ogni volta che respirava. Immaginati la tua vita senza di lui, aveva detto la Regina...
Squill il telefono e per un istante Clary si sent sollevata dal fatto che, se non altro,
qualcosa interveniva per distrarla dalla sua tristezza. Il suo secondo pensiero fu Jace.
Magari non riusciva a raggiungerla sul cellulare, perci la chiamava a casa. Appoggi
l'anello sul comodino e si allung per alzare la cornetta. Un secondo prima che potesse
aprire bocca, si accorse che sua madre aveva gi sollevato l'altra cornetta di casa.
- Pronto? - disse una donna, carica d'ansia.
La voce all'altro capo della cornetta non le risultava familiare e aveva uno strano accento.
- Sono Catarina, dell'ospedale Beth Israel. Vorrei parlare con Jocelyn.
Clary rabbrivid. L'ospedale? Era successo qualcosa, magari a Luke? Magari era uscito
dal vialetto di casa sgommando pericolosamente...
- Sono io. - Sua madre non sembrava spaventata, anzi sembrava fosse in attesa di
quella chiamata. - Grazie per avermi richiamata cos in fretta - disse infatti.
- Figurati. Mi ha fatto piacere sentirti. Non capita spesso di vedere qualcuno che si
riprende da una disgrazia come quella capitata a te. - Gi, pens Clary. Sua madre era
stata ricoverata al Beth Israel in coma, per gli effetti della pozione presa per impedire a
Valentine di interrogarla. - Gli amici di Magnus Bane sono anche amici miei.
Jocelyne sembrava tesa. - Hai capito il mio messaggio? Lo sai perch chiamavo?
- Volevi sapere del bambino - disse la donna all'altro capo della linea. Clary sapeva
che avrebbe, dovuto riagganciare, ma non ci riusciva. Quale bambino? Cosa stava
succedendo? - Quello che  stato abbandonato.
La voce di Jocelyn trad esitazione. - S-s... pensavo...
- Mi spiace dovertelo dire, ma  morto. Se n' andato la scorsa notte.
Per un istante Jocelyn rimase in silenzio. Clary, anche attraverso la cornetta, riusciva a
percepire il turbamento della madre. - Morto? E come?
- Non lo so bene nemmeno io. Il prete e venuto a battezzarlo ieri sera e...
- O mio Dio! - esclam Jocelyn con voce tremante. - Posso... potrei per favore venire
a vedere la salma?
Segu un lungo silenzio. Finalmente l'infermiera disse: - Non ne sono sicura. Ora 
all'obitorio, in attesa di essere trasferito al laboratorio di medicina legale.
- Catarina, credo di sapere cosa sia successo al bambino - disse Jocelyn con un filo di
voce. - E, se fossi in grado di confermarlo, forse potrei impedire che l'episodio si ripeta.
- Jocelyn...
- Sto venendo l - dichiar la madre di Clary prima di riattaccare. Clary rest un
attimo a guardare la cornetta con aria intontita, dopodich riattacc a sua volta. Balz in
piedi, si diede un colpo di spazzola, infil jeans e felpa e usc dal bagno appena in tempo
per incrociare sua madre in soggiorno, intenta a lasciare un biglietto accanto al telefono.
All'arrivo di Clary alz lo sguardo e trasal come se si sentisse in colpa.
- Stavo proprio per uscire - disse. - Ci sono delle incombenze matrimoniali
dell'ultimo minuto e...
- Risparmiati la fatica di mentire - dichiar Clary andando subito al punto. - Ho
ascoltato la telefonata e so benissimo dove stai andando.
Jocelyn impallid. Riappoggi lentamente la penna che teneva in mano. - Clary...
La devi smettere di cercare di proteggermi - disse la ragazza. - Scommetto che non hai
detto niente nemmeno a Luke della telefonata in ospedale.
Jocelyn si tir indietro i capelli, nervosa. - Mi sembrerebbe ingiusto. Il matrimonio  alle
porte, e poi...
- Giusto, il matrimonio. Perch tu ti stai sposando. Non pensi sia ora di fidarti di Luke?
E di fidarti anche di me?
- Ma io mi fido di te - ribatt piano Jocelyn.
- Allora non ti dispiacer se vengo con te in ospedale, giusto?
- Clary, non penso sia...
- Lo so cosa pensi. Pensi che sia la stessa cosa successa a Sebastian, anzi volevo dire
Jonathan. Pensi che magari l fuori ci sia qualcuno che fa ai bambini quello che Valentine
ha fatto a mio fratello.
La voce di Jocelyn trem appena. - Valentine  morto. Ma del Circolo facevano parte
altri che non sono mai stati presi.
E non hanno mai trovato il corpo di Jonathan. Non era un dettaglio a cui Clary piaceva
ripensare. Ma Isabelle era presente, al momento dei fatti, e ha sempre detto che Jace aveva
reciso la spina dorsale di Jonathan con la lama di un pugnale, lasciandolo morto, morto
stecchito. Ha detto di essere anche entrata in acqua per controllare. Niente polso n battito
cardiaco.
- Mamma - disse Clary. - Era mio fratello. Ho il diritto di venire con te.
Jocelyn annu, molto lentamente. - Hai ragione. Credo sia giusto. - Prese la borsetta
appesa all'attaccapanni vicino alla porta. - Bene, allora prendi la giacca. Le previsioni
dicono che potrebbe piovere.
Di mattina presto, il Washington Square Park era praticamente deserto. L'aria era fresca
e pulita, le foglie una coltre gi spessa che ricopriva i marciapiedi in strati di rosso, giallo e
verde scuro. Simon le scalcio via mentre passava sotto l'arco in pietra dell'estremit
meridionale del parco.
In giro c'erano poche persone: due senzatetto che dormivano sulle panchine, avvolti in
sacchi a pelo o dentro logore coperte, e dei tizi con la divisa verde della nettezza urbana
che svuotavano i cestini della spazzatura. Un ragazzo spingeva un carretto che vendeva
ciambelle, caff e panini. Al centro del parco, vicino alla grande fontana rotonda, c'era
Luke. Indossava una giacca a vento verde chiusa con la zip e, quando vide Simon, lo
salut Con la mano.
Lui rispose allo stesso modo, ma esitando: ancora non aveva capito se si era messo nei
guai. L'espressione di Luke, mentre gli si avvicinava, non fece che aggravare il suo brutto
presagio... Aveva l'aria molto stanca, e seminava qualcosa di pi che soltanto stressato. Lo
sguardo, appena si pos su Simon, rivel grande preoccupazione.
- Simon! Grazie per essere venuto - gli disse.
- Figurati. - Simon non aveva freddo, ma tanto per far qualcosa con le mani se le infil
nelle tasche della giacca. - Qual  il problema?
- Non ho detto che ci sono dei problemi.
- Non mi avresti fatto venire fin qui, alle prime luci dell'alba, se non ci fossero dei
problemi - gli fece notare Simon. - Se Clary non c'entra, allora cosa...?
- Ieri, al negozio di abiti da sposa, mi hai chiesto di una persona, Camille - disse Luke.
Dagli alberi accanto si sollev da terra, gracchiando, uno stormo di uccelli. Simon
ricord un vecchio proverbio anglosassone sui corvi che gli ripeteva sua madre. Bisognava
contarli e ripetere: Uno per il dolore, due per la gioia, tre per le nozze, quattro per una
nascita; cinque per l'argento, sei per l'oro, sette per un segreto mai raccontato.
- Giusto - conferm Simon. Aveva gi perso il conto degli uccelli che c'erano. Sette,
forse. Un segreto mai raccontato. Di qualunque cosa si trattasse.
- Hai sentito parlare degli Shadowhunters trovati uccisi in giro per la citt in questi
ultimi giorni, vero?
Simon annu lentamente. Non era felice di pensare a dove sarebbe sfociato il discorso.
- Pare che la responsabile sia Camille - riprese Luke. - Non ho potuto fare a meno di
ricordare che mi avevi chiesto di lei. Sentire il suo nome due volte in un giorno, dopo anni
di silenzio totale, mi  sembrata una strana coincidenza.
- Le coincidenze esistono.
- A volte - rispose Luke. - Ma .solo di rado sono la soluzione pi probabile. Questa
notte Maryse convocher Raphael per interrogarlo sul ruolo di Camille in questi omicidi.
Se salta fuori che sapevi qualcosa di lei, che hai avuto contatti con lei... Non voglio che ti
prendano alla sprovvista, Simon.
- Allora siamo in due. - La testa di Simon aveva ricominciato a martellare. Ma era
normale che i vampiri soffrissero di mal di testa? Non ricordava nemmeno l'ultima volta
che ne aveva avuto uno, prima degli eventi di quegli ultimi giorni. - Ho incontrato
Camille - disse. - Circa quattro giorni fa. Pensavo fosse Raphael ad avermi fatto
chiamare, invece era lei. Mi ha fatto una proposta: accetta di lavorare per me e io ti faccio
diventare il secondo vampiro pi importante della citt.
- E perch vuole che lavori per lei? - domand Luke in tono neutrale.
- Sa del Marchio - rispose il ragazzo. - Ha detto che Raphael l'ha tradita e che grazie
a me avrebbe potuto riconquistare il controllo del clan. Ho la sensazione che Raphael non
le piaccia moltissimo.
- Molto interessante - osserv Luke. - Io invece ho saputo che, circa un anno fa,
Camille s'era congedata dal suo ruolo di capo clan fino a data da destinarsi, nominando
Raphael suo successore temporaneo. Se lo ha scelto come suo sostituto perch ora
dovrebbe combatterlo?
Simon fece spallucce. - Non lo so. Ti dico solo quello che mi ha detto lei.
- Perch non ce ne hai parlato, Simon? - disse Luke Con molta calma.
- Mi ha chiesto lei di non farlo - disse lui rendendosi conto di quanto fosse stupida
quella risposta. - Era la prima volta che incontravo un vampiro come lei - aggiunse - a
parte Raphael e gli altri del Dumont.  difficile spiegare com'era... Mi veniva da credere a
tutto quello che diceva, da fare tutto quello che mi chiedeva. Desideravo obbedirle, anche
se sapevo che mi stava usando.
L'uomo con il carretto stava passando di nuovo. Luke compr un caff e un panino, poi
si sedette sul bordo della fontana. Dopo un istante Simon fece lo stesso.
- L'uomo che mi ha fatto il nome di Camille l'ha chiamata "la venerabile vampira" -
spieg Luke. - Deve essere uno degli esemplari pi vecchi al mondo. Ci credo che riesce
a far sentire le persone cos piccole!
- Piccole? Mi ha fatto sentire un microbo! - precis Simon. - Ma mi ha promesso che,
se dopo cinque giorni non avessi accettato di lavorare per lei, non mi avrebbe mai pi
cercato, lo le ho risposto che ci avrei pensato.
- E lo hai fatto? Ci hai pensato?
- Se uccide gli Shadowhunters non voglio avere niente a che fare con lei - rispose
Simon. - Questo  poco ma sicuro.
- Sono certo che Maryse sar felice di saperlo.
- Ora per stai facendo il sarcastico.
- Niente affatto - rispose Luke con aria molto seria. Era nei momenti come quello che
Simon riusciva a mettere da parte l'immagine che aveva di Luke - il pi o meno patrigno
di Clary sempre disponibile, sempre pronto a darti un passaggio per riportarti a casa da
scuola o a prestarti dieci dollari per un libro o un biglietto del cinema - e a ricordarsi che
era il capo del pi grande branco di lupi mannari di Manhattan, una persona alla quale,
nei momenti cruciali, l'intero Conclave aveva prestato ascolto. - Tu dimentichi ci che Sei,
Simon. Dimentichi il potere che hai.
- Vorrei poterlo fare - disse l'altro amaramente. - Vorrei che, non usandolo, sparisse
e basta.
Luke scosse la testa. - Il potere  una calamita, che attira chi lo desidera. Camille fa
parte di questa categoria, ma ne arriveranno altri. In un certo senso, siamo stati fortunati
che ci sia voluto cos tanto tempo. - Guard Simon. - Pensi che, se ti ricontatter di
nuovo, potresti dirlo a me o al Conclave, indicandoci dove trovarla?
- S - rispose piano Simon. - Mi ha spiegato come cercarla. Ma non  che soffio in un
fischietto magico e lei compare all'istante. L'ultima volta che mi voleva parlare ha
mandato a sorpresa i suoi schiavetti e loro poi mi hanno accompagnato da lei. Perci
avere gente attorno mentre cerco di contattarla non funzioner. Potresti prendere i suoi
Soggiogati, ma lei no.
- Mmh... - Luke aveva l'aria pensierosa. Allora dovremo pensare a qualcosa di
intelligente.
- Meglio pensarci in fretta. Ha detto che mi avrebbe dato cinque giorni, quindi entro
domani si aspetta qualche notizia.
- Credo proprio di s - disse Luke. - Anzi, ci spero proprio.
Simon apr con cautela la porta d'ingresso dell'appartamento di Kyle. - Ehi! - chiam,
entrando e appendendo la giacca sull'attaccapanni. - C' nessuno in casa?
Non ricevette risposta, ma dal soggiorno sent i familiari Zap! Bang! Crash! di un
videogioco ancora acceso. Entr nella stanza tenendosi davanti, come un'offerta sacrificale,
il sacchetto bianco dei bagel comprati nel Bagel Zone di Avenue A. - Ho portato la
colazione...
La voce gli si smorz. Non sapeva come avrebbero potuto reagire le sue autonominate
guardie del corpo se si fossero accorte che se l'era filata di nascosto. Di sicuro ci sarebbe
stata una frase tipo "Provaci di nuovo e ti uccido". Quello che non si aspettava erano Kyle
e Jace, seduti vicini sul divano, con l'aria di essere diventati grandi amiconi. Kyle teneva
fra le mani il joystick, mentre Jace, chinato in avanti coi gomiti sulle ginocchia, osservava
attento. Quasi non sembrarono accorgersi dell'arrivo di Simon.
Quello l, quello nell'angolo, sta guardando da tutt'altra parte - comment Jace
indicando lo schermo. - Un calcio rotante lo metterebbe fuori combattimento.
- In questo gioco non si possono dare calci, si pu solo sparare. Vedi? - rispose Kyle
massacrando svariati tasti.
- Che cavolata. - A quel punto Jace alz lo sguardo, e fu come se vedesse Simon per la
prima volta. - Sei tornato dall'appuntamento che avevi per colazione, vedo - disse senza
troppa gentilezza nella voce. - Scommetto che hai pensato di essere molto furbo, a
svignartela cos.
- Diciamo abbastanza furbo - ammise Simon. - Una specie di incrocio fra il George
Clooney di Ocean's Eleven e gli esperti di Miti da sfatare su Discovery Channel, per pi
bello, ovviamente.
- Sono sempre molto felice di non avere la minima idea di cosa vai blaterando -
ribatt Jace. - La cosa mi infonde un senso di pace e benessere.
Kyle riappoggi il joystick, bloccando lo schermo sull'immagine ingrandita di un'enorme
pistola con un ago sulla punta. - Io mi mangio un bagel.
Simon gliene lanci uno, e Kyle and alla cucina, che un lungo bancone separava dal
soggiorno, per scaldare e imburrare la sua colazione a domicilio. Jace invece diede
un'occhiata al sacchetto bianco e lo liquid con un gesto della mano. - No grazie.
Simon si sedette sul tavolino davanti al divano. - Dovresti mangiare qualcosa.
- Senti chi parla.
- Ormai ho finito il sangue - rispose Simon. - A meno che non ti offri volontario.
- No, ti ringrazio. Ci abbiamo gi provato, ma preferisco se restiamo solo amici... -
Nel tono di Jace c'era, come sempre, una punta di sarcasmo, ma da quella distanza Simon
riusciva a vedere quanto fosse pallido e con gli occhi cerchiati da ombre grigiastre. Le ossa
del viso, poi, sporgevano ancora pi di prima.
- Davvero - disse Simon spingendo il sacchetto sul tavolo, verso Jace. - Dovresti
mangiare qualcosa, non sto scherzando.
Jace abbass lo sguardo sulla spesa e fece una smorfia. Aveva le palpebre talmente
affaticate che gli erano ili ventate grigiastre. - Solo a pensarci mi viene da vomitare, se
devo essere sincero.
- Ieri notte ti sei addormentato - gli fece notare Simon - mentre avresti dovuto
sorvegliarmi. So che per te questa storia della guardia del corpo  pi uno scherzo che
altro, per... da quand' che non dormivi?
- Che non dormivo per una notte intera? - chiese Jace. - Allora vediamo... Due
settimane. Forse tre.
Simon rimase a bocca aperta. - Perch? Voglio dire, cosa c' che non va?
Jace rispose con quella che era solo l'ombra di un sorriso. - Potrei venir chiuso in un
guscio di noce e considerarmi il re dello spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni.
- Questa la conosco. Amleto. Quindi non dormi perch ti vengono gli incubi?
- Vampiro - gli disse Jace con stanca determinazione - tu non puoi neanche
immaginare.
- Ehi! - Nel frattempo Kyle era tornato dalla cucina e si era buttato sulla poltrona
bitorzoluta prima di dare un morso al suo bagel. - Cosa sta succedendo?
Sono andato a incontrare Luke - disse Simon, e non vedendo il motivo di nasconderlo
spieg quello che era successo. In ogni caso stette ben attento a non dire che Camille lo
voleva con s non solo perch era un Daylighter, ma anche per via del Marchio di Caino.
Quando ebbe terminato, Kyle annu. - Luke Garroway.  il capo del branco di Manhattan,
un pezzo grosso.
- Il suo vero nome non  Garroway. Una volta era uno Shadowhunter - disse Jace.
- Esatto, anche io l'ho sentito dire. E ha pure dato un forte contributo a tutta la
questione degli Accordi. - Kyle lanci a Simon uno sguardo. - Ne conosci di gente
importante, eh?
- La gente importante crea un sacco di guai - rispose l'altro. - Basti pensare a
Camille.
- Una volta che Luke avr raccontato a Maryse quello che sta succedendo, a lei ci
penser il Conclave - lo rassicur Jace. - Esistono dei protocolli specifici per i Nascosti
ribelli. - A quelle parole, Kyle lo guard di sottecchi, ma Jace non sembr notarlo, e
continu a parlare con Simon. - Ti ho gi detto che, secondo me, non  lei che vuole
ucciderti. Lei sa... si interruppe. - Sa il fatto suo.
- E ti vuole sfruttare - aggiunse Kyle.
- Giusto. E nessuno si brucerebbe una preziosa fonte d'aiuto come te - gli fece eco Jace.
Simon guard prima l'uno e poi l'altro, dopodich scosse la testa. - Da quand' che voi
due siete diventati come Cip e Ciop? Ieri sera era tutto un "Sono io il combattente pi
valoroso!" "No, io sono il combattente pi valoroso!", invece oggi vi ritrovo che giocate ad
Halo e vi date manforte a vicenda per convincermi.
- Ci siamo accorti di avere qualcosa in comune - disse Jace. - Te. Che dai fastidio a
entrambi.
- A proposito, mi  venuta un'idea - fece Simon. - Anche se penso non piacer a
nessuno dei due.
Kyle sollev le sopracciglia. - Sentiamola.
- Il problema  che, se mi tenete costantemente sotto controllo, i tizi che stanno
cercando di uccidermi non ci proveranno pi, e se non ci proveranno pi, non sapremo
mai chi sono. Senza contare che poi, appunto, dovreste tenermi sempre d'occhio, invece
suppongo che tutti e due abbiate di meglio da fare - spieg il ragazzo. - Anzi - riprese,
guardando in direzione di Jace - forse tu no.
- Quindi? Tu che cosa proponi? - chiese Kyle.
- Tendiamo una trappola. Li spingiamo ad attaccarmi di nuovo. Cerchiamo di
catturarne uno e scopriamo chi li manda.
- Se non ricordo male - intervenne Jace - questa  la stessa idea che ho avuto io
l'altro giorno, e a te non piaceva molto.
- Ero stanco - si difese Simon. - Ma ora ho riflettuto. E finora, nella mia esperienza
coi cattivi, posso dire che non ti lasciano in pace soltanto perch li ignori. Continuano a
tornare in modi diversi. Perci, o faccio in modo che tornino da me, o aspetto in eterno che
siano loro ad attaccare.
- Io ci sto - disse Jace
Kyle invece aveva un'aria perplessa. - Volete che ce ne andiamo in giro a zonzo finch
non saltano fuori di nuovo, giusto? - chiese.
- Ho pensato che renderebbe le cose pi facili. Farmi vedere in qualche posto dove tutti
si aspetterebbero di trovarmi...
- Vuoi dire... ? - fece Kyle.
Simon indic il volantino incollato al frigo. Millennium lint. l6 ottobre, alto bar.
brooklyn. H. 21.00. - S, mi riferisco al concerto. Perch no? - Il mal di testa non gli era
ancora passato. Era sempre l, che pulsava a pieno ritmo; fece uno sforzo per dimenticar-
selo, cercando di non pensare a quanto fosse esausto o a come avrebbe fatto per arrivare
alla fine del concerto in quelle condizioni. In un modo o nell'altro doveva procurarsi
dell'altro sangue: non aveva scelta.
A Jace brillavano gli occhi. - Sai, vampiro, devo ammettere che hai avuto un'idea niente
male.
- Vuoi che ti attacchino sul palco?. - chiese Kyle.
- Renderebbe lo spettacolo emozionante - afferm Simon con pi spavalderia di
quanta ne avesse in realt. L'idea di essere attaccato un'altra volta era quasi insopportabile,
anche se non temeva per la propria incolumit: il problema era sopportare ancora una
volta la vista del Marchio di Caino all'opera.
Jace scosse la testa. - Non attaccheranno in pubblico. Aspetteranno fino alla fine del
concerto, e noi saremo l ad affrontarli.
Kyle non era convinto. - Non so...
Continuarono cos ancora per un po', Jace e Simon da una parte, Kyle dall'altra. Simon si
sentiva un po' in colpa: se Kyle avesse saputo del Marchio, convincerlo sarebbe stato molto
pi semplice. Alla fine per il ragazzo cedette alle pressioni e accett a malincuore quello
che secondo lui restava senza dubbio un "piano idiota".
- Per - concluse alzandosi e scrollandosi di dosso le briciole del bagel - ci sto solo
perch mi rendo conto che voi lo fareste comunque, con o senza il mio appoggio. Quindi
tanto vale che partecipi anche io. - Guard Simon. - Chi l'avrebbe mai detto che
proteggerti da te stesso sarebbe stato cos difficile?
- Avrei potuto dirtelo io - disse Jace, mentre Kyle si infilava una giacca e imboccava
la porta d'ingresso. Aveva detto agli altri che doveva andare al lavoro. A quanto pareva
faceva davvero le consegne in bicicletta: il Praetor Lupus, malgrado il nome altisonante,
non pagava poi cos bene. Chiuse la porta dietro di s, e a quel punto face torn a
rivolgersi a Simon. - Dunque, il concerto  alle nove, giusto? Cosa facciamo per il resto
della giornata?
- Facciamo? - ripet Simon con sguardo incredulo. - Ma a casa pensi di non tornarci
mai?
- Ma come, ti sei gi stancato della mia compagnia?
- Posso chiederti una cosa, Jace? Vuoi starmi attorno perch mi trovi affascinante?
- Come scusa?! - fece Jace. - Perdonami,  che credo di essermi addormentato per un
secondo. Cosa stavi dicendo di cos interessante?
- Piantala - gli disse Simon. - Piantala con il sarcasmo almeno per un secondo. Non
mangi, non dormi. Sai chi altro fa lo stesso? Clary. Non so cosa sta succedendo fra voi,
perch sinceramente lei non me ne ha parlato, e presumo che nemmeno abbia voglia di
farlo. Per  abbastanza chiaro che state litigando. E se pensi di volerla lasciare...
- Volerla lasciare?. - Jace lo fiss. - Sei impazzito?
- Se continui a evitarla - ribatt Simon - sar lei a lasciare te.
Jace si alz in piedi. La disinvoltura di poco prima era sparita, lasciando il posto a una
forte tensione: sembrava una tigre in gabbia. And alla finestra e arrotol la tenda,
inquieto. Dalla fessura entr la luce della tarda mattinata, che gli schiariva il colore degli
occhi. - Ci sono dei motivi per quello che faccio - dichiar infine.
- Perfetto - rispose Simon. - E Clary li conosce?
Jace tacque.
- Tutto ci che lei fa  amarti e fidarsi di te - continu Simon. - Tu le devi...
- Esistono cose pi importanti della sincerit - lo interruppe Jace. - Pensi che mi
diverta a farla stare male? Pensi che mi piaccia sapere che la sto facendo arrabbiare, o che
magari mi sto facendo odiare? Perch pensi che sia qui? - Guard Simon con addosso
una specie di rabbia triste. - Non posso stare con lei - disse. - E se non posso stare con
lei, allora non mi importa molto di dove sto. Tanto vale che sto con te, Simon, perch se
almeno sapesse che ti sto proteggendo, forse ne sarebbe contenta.
- Cerchi di farla felice pur sapendo che il motivo principale per cui non lo  sei proprio
tu - disse Simon, senza molto tatto. - Non ti sembra un po' una contraddizione?
- Ma l'amore  una contraddizione - rispose Jace tornando a guardare fuori dalla
finestra.
Capitolo 8
CAMMINANDO NELLE TENEBRE
Clary non ricord quanto odiava l'odore degli ospedali finch non oltrepass con la madre
l'ingresso del Beth Israel. Disinfettante, metallo, caff stanno, e non abbastanza candeggina
da coprire l'odore pungente di malattia e sofferenza. Il ricordo del ricovero di sua madre,
di Jocelyn che giaceva inerte e priva di sensi nel suo nido di tubi e fili, la colp come uno
schiaffo in pieno viso. Trattenne il respiro, cercando di non sentire il sapore dell'aria.
- Stai bene? - Jocelyn si tolse il cappuccio della giacca e fiss Clary, i cui occhi verdi
erano carichi d'ansia.
La ragazza annu, incurvando le spalle dentro il giubilino, e si guard attorno. La
reception era un misto di freddo marmo, metallo e plastica. C'era un grande banco
informazioni dietro al quale andavano e venivano diverse donne, probabilmente
infermiere,- i cartelli indicavano la sala rianimazione, il reparto di radiologia, di oncologia
chirurgica, di pediatria e cos via. Il bar lo avrebbe trovato anche a occhi chiusi: aveva
portato a Luke talmente tanti caff macchiati clic sarebbero bastati a riempire il lago di
Central Park.
- Scusatemi - disse, oltrepassandole, un'infermiera alta e magra che spingeva un
anziano sulla sedia a rotelle. Per un pelo non pass con le ruote sui piedi di Clary. La
ragazza la segu con lo sguardo: s, c'era qualcosa, un luccichio...
- Clary, non si fissa la gente! - disse sua madre a bassa voce. Le mise un braccio
attorno alle spalle, in modo da girarsi entrambe verso la sala d'aspetto del laboratorio di
analisi del sangue. Clary si vedeva riflessa, con sua madre, nel vetro. Anche se era ancora
mezza testa pi bassa di lei, si assomigliavano davvero, o no? Una volta, quando la gente
lo diceva, lei rispondeva che non era vero: Jocelyn era bellissima, lei no. Per la forma
degli occhi e della bocca era la stessa, come anche i capelli rossi, gli occhi verdi e le mani
sottili. Come mai lei aveva preso cos poco dell'aspetto di Valentine e suo fratello tutto?
Lui aveva i suoi stessi capelli biondi e quegli inquietanti occhi scuri. Forse per, a guardar
bene, riusciva a vedere anche nel proprio aspetto qualcosa di Valentine... La mascella un
po' pronunciata, forse...
- Jocelyn. - Si voltarono entrambe. L'infermiera che prima era passata spingendo la
carrozzina ora era ferma davanti a loro. Magra, aspetto giovanile, pelle e occhi scuri.
Quando Clary la osserv bene, l'incantesimo che la copriva scomparve: rimase la donna
magra e giovanile, ma ora aveva la pelle blu e i capelli, legati in uno chignon, bianchi
come neve. La carnagione scura era in netto contrasto con la divisa rosa pallido.
- Clary - disse Jocelyn. - Lei  Catarina Loss e si  presa cura di me quando ero
ricoverata qui. Inoltre  un'amica di Magnus.
- Sei una stregona. - Le parole sfuggirono di bocca a Clary prima che potesse fermarle.
- Ssst! - La donna aveva lo sguardo terrorizzato e poi guard Jocelyn di traverso. -
Non ricordo di averti sentito dire che avresti portato anche tua figlia.  una ragazzina!
- Clarissa  capace di comportarsi come si deve - dichiar Jocelyn guardando la
ragazza con occhi severi. - Dico bene?
Clary annu. Aveva gi visto altre volte degli stregoni, oltre a Magnus, durante la
battaglia di Idris. Dall'esperienza sapeva che tutti avevano delle caratteristiche che li
distinguevano dagli umani, come gli occhi da gatto nel caso di Magnus. Alcuni avevano le
ali, le dita dei piedi palmate o quelle delle mani munite di artigli. Avere per la pelle
completamente blu era qualcosa di difficile da nascondere con delle lenti a contatto o dei
cappotti extralarge e di sicuro Catarina Loss doveva compiere tutti i giorni incantesimi
anche solo per metter piede fuori di casa, soprattutto considerando che lavorava in un
ospedale di mondani.
La stregona punt il pollice in direzione degli ascensori. - Presto, seguitemi, cerchiamo
di fare in fretta.
Clary e Jocelyn corsero dietro di lei agli ascensori, finch non se ne apr uno. Mentre le
porte si richiudevano alle loro spalle con un sibilo, Catarina schiacci un bottone
contrassegnato dalla lettera O. Sotto c'era una fessura di metallo, chiaro segno che quel
piano poteva essere aggiunto solo con l'ausilio di un'apposita chiave. Toccando il tasto,
Catarina lo aveva illuminato facendo partire dal dito una scintilla azzurra, dopodich
l'ascensore aveva iniziato a scendere.
Catarina stava facendo di no con la testa. - Se tu non fossi amica di Magnus Bane, mia
cara Jocelyn Fairchild...
- Fray - la corresse l'altra. - Ora mi faccio chiamare Jocelyn Fray.
- Niente pi nomi da Shadowhunter, allora? - chiese l'altra con un sorriso
compiaciuto; le sue labbra, sullo sfondo di quella pelle blu, erano di un rosso abbacinante.
- E tu, ragazzina, sarai una Shadowhunter come tuo padre?
Clary cerc di nascondere l'irritazione. - No - rispose. - Sar una Shadowhunter, ma
non come mio padre. E comunque mi chiamo Clarissa, ma puoi chiamarmi Clary.
L'ascensore si ferm e le porte si aprirono. Gli occhi azzurri della stregona rimasero
posati su Clary per qualche secondo. - Oh, lo so come ti chiami, Clarissa Morgenstern.
Una piccola ragazza che ha fermato una grande guerra.
- Cos pare - rispose Clary, uscendo dall'ascensore subito dopo Catarina, con la
madre che le seguiva da vicino. - C'eri anche tu? Non ricordo di averti vista...
- S, Catarina c'era - disse Jocelyn, tenendo il passo delle altre due. Stavano
attraversando un corridoio spoglio: lungo i muri, niente finestre n porte. Le pareti erano
di un verde pallido nauseabondo. - Ha aiutato Magnus a usare il Libro Bianco per
risvegliarmi, poi  rimasta a sorvegliarlo mentre lui tornava a Idris.
- A sorvegliare un libro?
- E un volume molto importante - disse Catarina, con le suole di gomma delle scarpe
che cigolavano sul pavimento mentre avanzava a passo svelto.
- Pensavo che fosse la guerra a esserlo mormor Clary a bassa voce.
Avevano finalmente raggiunto la porta, nella quale c'era una finestrella quadrata di
vetro smerigliato e la scritta "Obitorio" che campeggiava a lettere nere. Catarina, con
un'espressione divertita sul volto, gir la mano sul pomello e guard fisso Clary. - Ho
imparato presto nella vita di avere poteri di guarigione - disse. - Sono le magie di cui mi
occupo io. E cos lavoro qui, in questo ospedale, per uno stipendio da fame, e faccio quello
che posso per guaine dei mondani che urlerebbero se solo vedessero il mio vero aspetto.
Potrei guadagnare una fortuna vendendo le mie capacit agli Shadowhunters e agli
stupidi mondani che pensano di sapere cosa sia la magia, invece non lo faccio. Lavoro qui.
Perci non fare tanto la saputella, piccola pel di carota. Non vali pi di me solo perch sei
famosa.
Clary si sent le guance in fiamme. Prima d'ora non aveva mai pensato a se stessa come a
una persona "famosa". - Hai ragione - rispose. - Scusami.
Gli occhi azzurri di Catarina guizzarono in direzione di Jocelyn, che aveva il viso pallido
e teso. - Pronta?
L'altra annu e guard Clary, che fece lo stesso. Catarina spinse la porta, e madre e figlia
la seguirono dentro l'obitorio.
La prima cosa che colp Clary fu il freddo; in quella stanza si gelava, perci chiuse subito
la giacca. La seconda fu l'odore: quello aggressivo dei disinfettanti sovrastava il tanfo
dolciastro della decomposizione. Una luce giallognola pioveva dall'alto delle lampadine
fluorescenti. Al centro della stanza sorgevano due tavoli anatomici, grandi e vuoti; c'erano
anche un lavandino e un tavolino di metallo con una bilancia per la pesatura degli organi.
Lungo una delle pareti correva un armadio di contenitori d'acciaio, simili alle cassette di
sicurezza di una banca ma molto pi grandi. Catarina attravers la stanza puntando verso
uno di essi, ne afferr la maniglia e la tir. Dall'armadio usc, scorrendo su delle rotelle,
una lastra di metallo su cui giaceva la salma di un neonato.
La gola di Jocelyn produsse l'accenno di un rumore. Un secondo pi tardi era corsa al
fianco di Catarina; Clary la segu pi lentamente. Aveva gi visto dei cadaveri: quello di
Max Lightwood, per esempio, che conosceva e che aveva solo nove anni. Ma un neonato...
Jocelyn si port una mano alla bocca. Aveva gli occhi molto grandi e scuri, fissi sul corpo
del piccolo. Clary abbass lo sguardo. A prima vista il bambino, un maschio, sembrava
normale: dieci dita delle mani e dieci dei piedi. Tuttavia, osservandolo pi da vicino (ossia
osservandolo come se avesse voluto vedere al di l di un incantesimo), not che le dita non
erano affatto dita, bens artigli appuntiti e ricurvi. La pelle era grigia e gli occhi, spalancati
e fissi, completamente neri. Non solo l'iride, ma anche la sclera.
Jocelyn sussurr: - Sono come gli occhi di Jonathan quando  nato. Dei cunicoli di
tenebre. Sono cambiati tempo dopo, diventando pi umani, ma ricordo che...
Con un brivido Jocelyn si gir e corse fuori dalla stanza, mentre la porta dell'obitorio
sbatteva alle sue spalle.
Clary guard Catarina, che invece era impassibile. - E i dottori non avevano capito? -
chiese. - Insomma, quegli occhi... e quelle mani...
Catarina scosse la testa. - Non vedono quello che non vogliono vedere - rispose
facendo spallucce. - Qui c' in ballo qualche forza magica che non ho mai visto molte
volte prima d'ora. Magia diabolica. Cose brutte. - Sfil qualcosa dalla tasca. Era un
campione di stoffa, chiuso dentro una bustina di plastica trasparente. Questo  pezzo della
stoffa in cui era avvolto quando l'hanno portato qui. Anche questo puzza di magia
diabolica. Dallo a tua madre, magari lei lo pu mostrare ai Fratelli Silenti, per vedere se
riescono a capirci qualcosa e magari scoprire chi  stato a fare tutto questo.
Clary, frastornata, lo prese in mano. Appena strinse le mani attorno alla bustina, davanti
agli occhi le comparve una runa: era una matrice di linee e di cerchi, l'accenno di
un'immagine che scomparve appena l'involucro le fin dentro la tasca della giacca.
Per il cuore continuava a batterle forte. Questa non andr ai Fratelli Silenti, pens. Non
finch non vedo come funziona quella runa.
- Parlerai con Magnus? - chiese Catarina. - Digli che ho mostrato a tua madre quello
che voleva vedere.
Clary annu meccanicamente, come una bambola. All'improvviso l'unica cosa che
desiderava era andarsene da l, da quella stanza illuminata di luce gialla, lontano
dall'odore di morte e da quel minuscolo corpo profanato che ancora giaceva sulla lastra di
metallo. Pens a sua madre che ogni anno, il giorno del compleanno di Jonathan, tirava
fuori quella scatola e piangeva sulla ciocca dei Buoi capelli, sul figlio che avrebbe dovuto
avere, sostituito da una cosa come quella. Credo che non fosse questo tinello che voleva
vedere, pens Clary. Credo che questo sia quello che sperava fosse impossibile. Invece "Va
bene, glielo dir" fu tutto quello che riusc a rispondere.
L'Alto Bar era il tipico locale alternativo, situato in parte sotto il cavalcavia della
superstrada Brooklyn-Queens, nel quartiere Greenpoint. Ogni sabato sera era aperto a
gente di tutte le et, e il proprietario era amico di Eric, perci lasciava suonare il gruppo di
Simon praticamente ogni volta che voleva, bench cambiassero sempre il nome e non
fossero noti per attirare orde di fan.
Kyle e gli altri membri del gruppo erano gi sul palco a sistemare la strumentazione e a
fare gli ultimi controlli. Avrebbero proposto una delle loro vecchie scalette, con Kyle alla
voce; aveva dimostrato di imparare in fretta i testi, perci si sentivano piuttosto tranquilli.
Simon aveva accettato di rimanere nel backstage fino all'inizio del concerto, e la cosa
sembrava allentare almeno in parte la tensione di Kyle. Ora stava sbirciando attraverso la
tenda di velluto che lo separava dal palco, cercando di intravedere chi era venuto a vederli.
L'interno del bar, un tempo, era arredato con gusto: pareti e soffitti laminati di metallo
che ricordavano i locali clandestini americani dei tempi, del proibizionismo, uno specchio
smerigliato in stile art dco dietro il bancone. Rispetto a quando era stato inaugurato, ora
l'Alto Bar era molto pi trasandato, e sulle pareti campeggiavano macchie di fumo che non
andavano pi via. Il pavimento era ricoperto di segatura, la quale, per via della birra
rovesciata e di altre schifezze, si era tutta raggrumata.
La cosa positiva era che i tavoli allineati alle pareti erano quasi tutti pieni. Simon vide
Isabelle seduta da sola, con indosso un vestitino di maglia color argento che ricordava le
armature medievali e ai piedi i suoi stivali schiaccia-demoni. Aveva i capelli raccolti in
uno chignon spettinato, infilzato con delle bacchette cromate. Simon sapeva che erano
affilate come rasoi, in grado persino di tagliare il metallo o le ossa. Le labbra erano
truccate di rosso acceso, il colore del sangue appena versato.
Ripigliati! disse Simon a se stesso. Smettila di pensare al sangue.
Diversi tavoli erano occupati dagli altri amici della band. Blythe e Kate, fidanzate
rispettivamente di Kirk e di Matt, erano sedute insieme e si dividevano una scodella di
nachos un po' incolori. Eric aveva svariate fidanzate sparse per i tavoli di tutta la stanza, e
poi c'erano parecchi suoi compagni di scuola, che contribuivano a far sembrare il locale
molto pi pieno di quanto non fosse. Seduta in un angolo, tutta sola a un tavolino, c'era
Maureen, l'unica fan di Simon: una ragazza bionda, minuta, con l'aria da orfanella, a cui
avresti dato dodici anni anche se lei sosteneva di averne sedici. Simon pensava che in
realt la vera et fosse quattordici. Vedendolo sbucare con la testa dalla tenda del
backstage, lo salut con la mano e gli fece un gran sorriso.
Simon ritrasse la testa come una tartaruga, chiudendo la tenda di scatto.
- Ehi - fece Jace, seduto sopra un amplificatore rovesciato a controllare il cellulare -
vuoi vedere una foto di Alec e Magnus a Berlino?
- A dire il vero no - rispose Simon.
- Magnus ha dei pantaloni in pelle tirolesi.
- Ripeto, no.
Jace si rimise il cellulare in tasca e guard Simon con aria incuriosita. - Va tutto bene?
S - fece l'altro, ma non era vero. Gli girava la testa, ora agitato e aveva la nausea, tutti
sintomi che attribuiva alla preoccupazione per quello che sarebbe accaduto quella sera. E il
fatto di non aver mangiato non lo aiutava.
Prima o poi avrebbe dovuto affrontare il problema, anzi, meglio prima. Avrebbe voluto
che ci fosse anche Clary, ma sapeva che lei non poteva raggiungerlo. Doveva sbrigare una
commissione per il matrimonio e lo aveva gi avvertito della sua assenza con molto
anticipo. Aveva informato della cosa anche Jace, prima di arrivare al locale, e sembrava
che la notizia lo avesse sollevato e intristito allo stesso tempo, reazione effettivamente
singolare.
- Ehi, ehi! - Era Kyle, che aveva scostato un po' la tenda. - Ci siamo quasi - disse a
Simon guardandolo attentamente. - Sei sicuro allora?
Simon guard prima Kyle e poi Jace. - Sapete che voi due formate proprio una bella
coppia?
I diretti interessati si guardarono a vicenda, e poi guardarono lui. Tutt'e due avevano i
jeans e una maglia nera a maniche lunghe. Jace tir l'orlo della sua con un certo imbarazzo.
- L'ho presa in prestito da Kyle. La mia era parecchio sporca.
- Wow, adesso vi scambiate anche i vestiti! Queste sono cose che fanno solo gli amici
del cuore.
- Ti senti escluso? - fece Kyle. - Vuoi anche tu una delle mie magliette nere?
Simon evit di sottolineare l'ovvio, cio che nulla di adatto a Kyle o Jace potesse andare
bene anche per il suo fisico molto magro. - Purch ognuno si tenga i suoi pantaloni.
- Vedo che sono arrivato proprio quando la conversazione si sta facendo interessante
- disse Eric infilando la testa nella tenda. - Muoviamoci,  ora di cominciare.
Mentre Kyle e Simon salivano sul palco, Jace si alz in piedi. Appena sotto l'orlo della
maglietta presa in prestito, Simon vide la lama luccicante di un pugnale. - In
In bocca al lupo per il concerto - disse con un sorriso spietato. - Io sar gi dal palco,
con la speranza di essere il lupo per qualcun altro.
Raphael avrebbe dovuto presentarsi al tramonto, ma li fece aspettare per quasi tre ore
prima di comparire con la sua Proiezione nella biblioteca dell'Istituto.
Politiche vampire, pens Luke, seccato. Il capo del clan dei vampiri di New York
arrivava, se doveva, ogni volta che gli Shadowhunters chiamavano; per non si lasciava
convocare, e nemmeno era puntuale. Luke aveva trascorso le ultime ore leggendo svariati
libri della biblioteca; Maryse non si era dimostrata molto loquace ed era rimasi, i quasi
tutto il tempo in piedi accanto alla finestra, a bere vino rosso da un bicchiere di cristallo e a
fissare il traffico che scorreva su York Avenue.
Si volt quando comparve Raphael, simile a un segno tracciato da un gesso bianco
nell'oscurit. Prima emerse il pallore del volto e delle mani, poi il nero dei vestiti e dei
capelli. Infine eccolo l, al completo, una Proiezione fatta e finita. - Avete chiamato,
Shadowhunters? - dissi guardando Maryse che veniva verso di lui. Poi si volt,
spostando gli occhi su Luke. - E vedo che c' anche il mezzo uomo e mezzo lupo. Sono
stato forse convocato per una specie di Concilio?
- Non proprio. - Maryse appoggi il bicchiere sopra la scrivania. - Hai sentito parlare
delle morti che si sono verificate in quest'ultimo periodo, vero? I corpi degli
Shadowhunters che hanno ritrovato?
Raphael sollev le sopracciglia in maniera molto espressiva. - S, ma non pensavo di
preoccuparmene. La cosa non ha niente a che vedere con il mio clan.
- Un corpo trovato nel territorio degli stregoni, uno in quello dei lupi mannari, uno in
quello delle fate - disse Luke. - Penso che i prossimi sarete voi. A me sembra un chiaro
tentativo di fomentare l'astio fra i Nascosti. Sono qui in buona fede, Raphael, per
dimostrarti che non ti ritengo responsabile.
- Uuh, che sollievo - fece l'altro, ma il suo sguardo era vigile e cupo. - E cosa ti aveva
fatto pensare che ci fossi di mezzo io?
- Uno dei morti  riuscito a dirci chi  stato ad attaccarlo - spieg Maryse con
prudenza. - Prima di... morire del tutto, ci ha rivelato che la colpevole  Camille.
- Camille... - disse Raphael con voce calma ma un'espressione che, un secondo prima
di tornare vacua, trad un lampo di sgomento. - Ma non  possibile!
- E perch non sarebbe possibile, Raphael? - chiese Luke. - Lei  il tuo capo clan. 
molto potente, e pure nota per la sua crudelt. E a quanto pare  scomparsa. Non  mai
venuta a Idris per combattere insieme a te e non ha mai accettato i nuovi Accordi.
Nessuno Shadowhunter la vede o la sente da mesi... finora.
Raphael tacque.
- Sta succedendo qualcosa - disse Maryse. - E volevamo offrirti la possibilit di
spiegarci cosa prima di informare il Conclave del ruolo di Camille. Siamo in buona fede,
come vedi.
- S - disse Luke in tono comprensivo. - Non dovete proteggerla. Se tenete a lei...
- Tenere a lei? - Raphael si gir e sput a terra, anche se, essendo una Proiezione, lo
fece pi per il gesto che per altro.
- La odio. La disprezzo. Tutte le sere, quando mi sveglio, desidero la sua morte.
- Ah - esclam Maryse. - Allora, forse...
- Ci ha comandati per anni - prosegu Raphael - Era gi lei il capo clan, quando
diventai vampiro, ovvero cinquant'anni fa. Prima di allora, si era unita a noi da Londra;
non conosceva la citt, ma fu abbastanza priva di scrupoli da riuscire a diventare il capo
del clan di Manhattan nel giro di pochi mesi. L'anno scorso sono diventato suo vice, poi,
qualche mese fa, ho scoperto che uccideva gli umani. Li uccideva per divertimento e ne
beveva il sangue, violando la Legge. A volte capita: certi vampiri si ribellano, e non c'
niente che possa fermarli. Ma che questo succeda anche a un capo clan... be', si presume
che loro non si debbano abbassare a certi livelli. - Rimase in piedi in silenzio,
guardandosi dentro coi suoi occhi scuri, perso fra i ricordi. - Noi non siamo come i lupi,
quei selvaggi. Noi non uccidiamo il nostro capo per trovarne un altro. Per un vampiro,
alzare una mano contro un suo simile  il peggiore dei crimini, anche se quel vampiro ha
infranto la Legge. E Camille ha molti alleati, molti seguaci. Non potevo prendermi il
rischio di farla fuori: ho preferito andare da lei, dirle che ci doveva lasciare, sparire,
altrimenti mi sarei rivolto al Conclave. Non volevo farlo, ovviamente, perch sapevo che
se la cosa fosse venuta a galla ci sarebbe andato di mezzo tutto il clan. Avrebbero perso
fiducia in noi, ci avrebbero tenuti sotto stretto controllo. Saremmo stati offesi e umiliati di
fronte a tutti gli altri clan!
Maryse sbuff, impaziente. - Ci sono cose pi importanti che perdere la faccia.
- Invece, quando si  vampiri, pu fare la differenza tra la vita e la morte - spieg
Raphael. Poi riprese a parlare con voce pi profonda. - Sapeva che lo avrei fatto, ne ero
certo, e infatti mi ascolt. Accett di andarsene. La mandai via, ma si lasci dietro un bel
groviglio: io non potevo prendere il suo posto, perch lei non vi aveva rinunciato, e non
potevo spiegare la sua partenza senza rivelare quello che aveva fatto. Dovevo far passare
la sua scelta come un periodo di pausa, un bisogno di viaggiare. Sentirsi uno spirito un po'
vagabondo non  strano per la nostra specie, ogni tanto capita. Quando sai di poter vivere
in eterno, il posto dove sei fermo da molti, molti anni pu finire per sembrarti una grigia
prigione.
- E per quanto tempo pensavi di poter continuare con la messinscena? - domand
Luke.
- Fintanto che ci sarei riuscito - ammise Raphael. - Ovvero fino a oggi, a quanto pare.
- Distolse lo sguardo dagli altri e lo diresse verso la finestra e la luccicante notte fuori da
essa.
Luke si appoggi con la schiena a uno degli scaffali di libri. Era vagamente divertito
dall'aver notato di essere proprio davanti alla sezione Miti e Leggende, colma di volumi
che parlavano di lupi mannari, naga, kitsune e selkies. - Ti far piacere sapere che lei ha
raccontato pi o meno la stessa storia su di te - disse evitando di menzionare a chi
Camille l'aveva detta.
- Pensavo avesse lasciato la citt.
- Forse, ma  tornata - disse Maryse. - E a quanto pare il sangue degli umani non le
basta pi.
- Non so cosa dirvi - fece Raphael. - Io ho cercato di proteggere il mio clan. Se la
Legge mi vuole punire, accetter la punizione.
- Non ci interessa punirti, Raphael - ribatt Luke. - A meno che ti rifiuti di
collaborare, chiaro.
Raphael li guard con lo sguardo in fiamme. - Collaborare a cosa?
- Vorremmo catturare Camille. Viva - dichiar Maryse. -Vogliamo interrogarla.
Abbiamo bisogno di sapere perch ha ucciso degli Shadowhunters e perch proprio quelli.
- Se speri davvero di farcela, spero che tu abbia un piano molto astuto. - Nella voce di
Raphael c'era un misto di allegria e di disprezzo. - Camille  furba persino per quelli
della nostra specie, e sai che da questo punto di vista non scherziamo.
- Ho un piano - annunci Luke - di cui fa parte il Daylighter, Simon Lewis.
Raphael fece una smorfia. - Non mi piace - comment. - Preferirei restare fuori da un
piano che si basa sul coinvolgimento di Simon.
- Be', allora peggio per te - fu la risposta di Luke.
Stupida, pens Clary. Che stupida sei stata a non portarti l'ombrello. La pioggerellina
leggera di cui sua madre l'aveva avvisata quella mattina si era trasformata, ora che aveva
raggiunto l'Alto Bar di Lorimer Street, in qualcosa di simile a un acquazzone.
Si fece largo fra il gruppo di persone ferme a fumare sul marciapiede e si immerse con
piacere nel caldo asciutto del locale.
I Millennium Lint erano gi sul palco, con i ragazzi che picchiavano duro sui loro
strumenti e Kyle, davanti, che ruggiva con voce sensuale dentro il microfono. Per un
attimo Clary si sent orgogliosa: in fondo era in gran parte merito suo se Kyle era stato
preso nel gruppo, ed era chiaro che stava facendo fare bella figura a tutti.
Si guard attorno nel locale, nella speranza di trovare Maia o Isabelle. Sapeva che non ci
sarebbero state entrambe, perch Simon stava ben attento a invitarle a concerti alterni. Lo
sguardo le cadde su una figura snella, coi capelli neri. Fece per raggiungerla, ma si ferm a
met strada: non era affatto Isabelle, ma una donna pi grande, con gli occhi truccati di
nero. Indossava un tailleur e leggeva un quotidiano, apparentemente indifferente alla
musica.
- Clary! Sono qui! - La ragazza si gir e vide la vera Isabelle, seduta a un tavolo vicino
al palco. Aveva un vestito che luccicava come un faro argentato: Clary navig verso di lei e
si accomod sulla sedia di fronte. - Colta di sorpresa dalla pioggia, vedo - comment
Isabelle.
Clary si scost dal viso i capelli bagnati, facendo un sorriso sconsolato. - Se sfidi madre
natura, perdi.
Isabelle sollev le sopracciglia scure. - Pensavo che stasera non saresti venuta. Simon
diceva che avevi non so quale seccatura matrimoniale da sbrigare. - Da quanto aveva
capito Clary, a Isabelle non piacevano particolarmente n i matrimoni n tutti i fronzoli
dell'amore romantico.
- Mia madre non stava bene e ha deciso di rimandare - spieg.
Era vero, ma fino a un certo punto. Quando erano tornati a casa dall'ospedale, Jocelyn
era entrata in camera sua e aveva chiuso la porta. Clary, sentendosi impotente e
dispiaciuta, l'aveva sentita piangere sommessamente da dietro la porta, ma sua madre non
aveva voluto farla entrare n parlarle. Alla fine era tornato a casa anche Luke, e Clary era
stata felice di lasciare che fosse lui a occuparsi di sua madre. Era uscita per fare un giro in
citt, prima di andare a vedere il gruppo di Simon. Se poteva, cercava sempre di non
perderseli, e poi confidarsi con lui le avrebbe fatto bene.
- Ah. - Isabelle non chiese altro. A volte il suo totale disinteresse per i problemi degli
altri era un vero sollievo. - Sono sicura che Simon sar felice di sapere che lei venuta.
Clary guard verso il palco. - Com' andato il concerto finora?
- Bene. - Isabelle mordicchiava pensierosa la sua cannuccia. - Quel loro nuovo
cantante  veramente carino. Ha la ragazza? Mi piacerebbe fare una bella cavalcata in giro
per la citt con quel cavallino selvaggio.
- Isabelle!
- Che c'? - fece lei guardando Clary e scrollando le spalle. - Ma s, dai, io e Simon
non facciamo coppia fissa, te l'ho detto.
In effetti, pens Clary, Simon non avrebbe certo potuto protestare, ma restava pur
sempre suo amico. Mentre stava per dire qualcosa in sua difesa, lanci un'occhiata al palco
e vide qualcosa che attir la sua attenzione: una sagoma familiare, che sbucava dalla porta
del backstage. L'avrebbe riconosciuto ovunque, in qualsiasi momento, non importava
quanto fosse buia la stanza o la sorpresa ili trovarselo di fronte.
Era Jace, vestito come un mondano, in jeans e maglietta nera aderente, che sottolineava il
movimento degli agili muscoli di spalle e collo. I suoi capelli brillavano sotto le luci del
palco. Lo guard furtiva mentre lui si avvicinava al muro e ci si appoggiava contro,
guardando con decisione verso l'ingresso del locale. Sent il cuore che cominciava a battere
forte. Le sembrava di non vederlo da una vita, anche se era passato appena un giorno. Ep-
pure guardarlo era gi come vedere qualcuno di distante, uno sconosciuto. E poi che cosa
ci faceva l? Simon non gli stava simpatico! Prima di allora non si era mai fatto vedere a
nessuno dei concerti della band.
- Clary! - esclam Isabelle in tono di rimprovero. Si gir e vide che per sbaglio le
aveva rovesciato il bicchiere, facendo colare l'acqua sull'adorabile vestito argenteo.
Isabelle agguant un tovagliolino e la guard seria. - Parlagli e basta. So che lo vuoi
fare.
- Mi dispiace - rispose Clary.
Isabelle fece il gesto di allontanarla con la mano. - Muoviti.
Clary si alz, sistemandosi il vestito. Se avesse saputo che c'era anche Jace, non si sarebbe
messa stivali, calze rosse e vestito vintage rosa shocking di Vivienne Westwood trovato
appeso nell'armadio a casa di Luke. Una volta trovava che quei bottoni verdi a forma di
fiore che salivano su fino al collo fossero divertenti e originali, ma ora si sentiva soltanto
molto meno elegante e sofisticata di Isabelle.
Si fece strada lungo la pista, ora affollata di gente che ballava, stava ferma a guardare,
beveva birra, si muoveva appena a ritmo di musica. Non poteva fare a meno di ripensare
alla prima volta che aveva visto Jace. Erano in discoteca, e lei lo aveva notato dall'altra
parte della pista. Quei capelli chiari, quella postura spavalda... lo aveva trovato bellissimo,
ma non nel senso adatto a lei. Non era il genere di ragazzo con cui era possibile uscire,
aveva pensato. Lui esisteva in un mondo a s.
Jace non la not finch Clary non gli fu quasi di fronte. Osservandolo da vicino, si
accorse della sua faccia stanca, come se non dormisse da giorni. Aveva i lineamenti del
viso tirati, le ossa che gli sporgevano da sotto la pelle. Se ne stava appoggiato al muro con
le dita infilale nei passanti della cintura e gli occhi dai riflessi d'oro pallido ben vigili.
- Jace - gli disse.
Lui sobbalz e si volt a guardarla. Per un istante gli si illumin lo sguardo, come
sempre succedeva appena la vedeva, e Clary si sent invadere da un'ondata incontenibile
di speranza.
Quasi all'istante, per, gli occhi di Jace si spensero e l'ultimo tocco di colore che aveva sul
viso scomparve. - Pensavo... Simon ha detto che non saresti venuta.
Clary venne attraversata da un senso di nausea che la spinse a reggersi al muro con una
mano. - Quindi sei venuto solo perch pensavi che non ci sarei stata io?
Lui scosse la testa. - Io...
- E quando intendevi rivolgermi di nuovo la parola? - Clary si accorse che le si era
alzata la voce e si sforz invano di riabbassarla. Ora teneva le mani accanto ai Manchi,
chiuse a pugno, con le unghie che si infilzavano nei palmi. - Se hai intenzione di
chiuderla qui, il minimo che potresti fare  dirmelo, invece di non parlarmi per lasciarmi
capire le cose da sola.
- Perch? - disse Jace. - Perch tutti continuano a chiedermi se ho in mente di
lasciarti? Prima Simon e ora...
- Hai parlato di noi con Simon?. - Clary scosse la testa. - Ma perch? Perch non ne
parli con me?.
- Perch con te non posso farlo - fu la risposta di Jace. - Non posso parlarti, non
posso stare con te, non posso nemmeno guardarti.
Clary rimase senza fiato. Le sembrava di respirare l'acido di una batteria. - Cosa?
Jace sembr rendersi conto di ci che aveva detto e scivol in un silenzio sgomento. Per
un istante si limitarono a guardarsi negli occhi. A un tratto Clary si gir e si mescol
veloce al pubblico, facendosi largo tra gomiti che si agitavano e gruppetti che
chiacchieravano, cieca a tutto tranne che alla porta, dalla quale voleva uscire al pi presto.
- E ora - grid Eric al microfono - canteremo una nuova canzone. L'abbiamo appena
scritta.  per la mia ragazza... Usciamo insieme da tre settimane, ma, accidenti, il nostro 
vero amore. Staremo insieme per sempre, piccola. Ecco a voi... Ti martello come un
tamburo.
Mentre partivano le prime note, .dal pubblico salirono risate e applausi, anche se Simon
non sapeva se Eric si rendeva conto che tutti pensavano stesse scherzando, quando invece
non era cos. Eric si innamorava sempre di tutte le ragazze con cui aveva appena iniziato a
uscire e non mancava mai di dedicare loro una canzone del tutto inappropriata.
Normalmente Simon non se ne sarebbe preoccupato, ma sperava davvero che dopo la can-
zone appena conclusa sarebbero potuti scendere dal palco. Si sentiva male come non mai:
capogiri, sudore a fiotti e sapore metallico in bocca, come di sangue stantio.
La musica si abbatt attorno a lui con violenza, come unghie che gli si infilzavano nelle
orecchie. Cercava di suonare, ma le dita gli scivolavano via dalle corde e si accorse che
Kirk lo stava guardando con aria interrogativa. Si disse di mantenere la calma, eh
concentrarsi, ma era come tentare di mettere in moto un'auto con la batteria scarica. In
testa gli echeggiava un rumore stridente, ma senza scintille.
Guard verso il bancone del bar, in cerca, non sapeva nemmeno il perch, di Isabelle, ma
vedeva solo un mare di visi bianchi voltati verso di lui. Ricord la prima notte all'hotel
Dumont, con tutti quei vampiri che lo guardavano come fiori di carta bianca che si
dischiudevano nelle tenebre del vuoto. Si sent cogliere da un violento attacco di nausea:
barcoll all'indietro, mentre le mani perdevano la presa della chitarra. Aveva la sensazione
che il pavimento si muovesse sotto i suoi piedi. Gli altri membri del gruppo, assorti nella
musica, non si erano accorti di niente. A un certo punto si tolse la tracolla della chitarra e
scans Matt con una spinta per raggiungere la tenda del backstage e attraversarla, appena
in tempo per buttarsi in ginocchio e vomitare.
Non sal niente. Si sentiva lo stomaco vuoto come un pozzo. Si alz e si appoggi alla
parete, premendosi le mani, fredde gelate, contro il viso. Erano settimane che non sentiva
n il caldo n il freddo, ma ora era quasi sicuro di avere la febbre... e di avere paura. Che
cosa gli stava succedendo?
Ricord Jace che diceva: Sei un vampiro. Il sangue per te non  come il cibo. Il sangue
per te ... sangue. Che fosse tutta colpa del fatto di non aver mangiato? Ma in realt non
aveva fame, e nemmeno sete: stava male come se fosse sul punto di morire. Allora forse lo
avevano avvelenato... E il Marchio di Caino non poteva difenderlo da attacchi del genere...
Si avvicin lentamente alla porta antincendio che lo avrebbe portato in strada, sul retro
del locale. Forse un po' di aria fresca gli avrebbe chiarito i pensieri. Forse era tutta
stanchezza e tensione.
- Simon? - Una vocina, come il cinguettio di un uccello. Abbass lo sguardo,
terrorizzato, e vide accanto a s Maureen. Da vicino sembrava ancora pi minuta: ossa
come stuzzicadenti e una cascata di capelli biondissimi, che le scendevano sulle spalle da
sotto un berretto di lana rosa. Portava degli scaldabraccia a strisce arcobaleno e una
maglietta a maniche corte con la stampa serigrafata di Fragolina Dolcecuore. Vedendola, a
Simon cascarono le braccia.
- Non  il momento giusto, Mo, davvero - le disse.
- Vorrei solo farti una fotografia con il cellulare - disse lei tirandosi i capelli dietro le
orecchie, tutta agitata. - Cos posso farla vedere alle mie amiche, okay?
- Okay - accett Simon. Gli pulsava la testa. Che cosa ridicola... Lui non era certo
pieno di fan, anzi Maureen era praticamente l'unica di cui fosse a conoscenza, e per di pi
era l'amica della cuginetta di Eric. Pens che, in effetti, non poteva permettersi di ignorarla.
- Vai, fai pure.
Lei alz il cellulare, scatt, e poi fece una smorfia. - E una insieme? - Gli scivol vicino,
stringendosi al suo fianco. Su di lei sentiva l'odore del lucidalabbra alla fragola e sotto
quello salato del sudore. Infine, quello pi salato del sangue. Maureen alz lo sguardo
verso di lui, tenendo con la mano libera il cellulare davanti a loro, e fece un sorriso. Aveva
gli incisivi distanziati, e una vena blu sul collo. Respir, e la fece pulsare.
- Sorridi - disse la ragazza.
Simon si sent trafiggere dal dolore mentre i canini gli uscivano dalle gengive,
affondandogli nel labbro. Si accorse di Maureen che restava senza fiato e poi del cellulare
che le sfuggiva di mano, mentre lui la prendeva e la brava verso di s, conficcandole i
denti nel collo.
Il sangue gli esplose in bocca, con un sapore indescrivibile. Era come se poco prima
stesse soffocando e ora avesse ricominciato a respirare, inalando grandi boccate di
ossigeno fresco e puro. Maureen lottava per liberarsi e spingerlo via, ma lui ci faceva a
malapena caso. Non si accorse nemmeno che era svenuta; il peso morto di lei li aveva
trascinati entrambi a terra, e ora lui le stava sopra, con le mani strette attorno alle spalle,
stringendole e rilasciandole a ogni sorsata.
Non ti sei mai nutrito di un umano, vero? gli aveva detto Camille. Succeder. E quando
lo farai, non te ne dimenticherai.
Capitolo 9
DA UNA FIAMMA A UN'ALTRA FIAMMA
Clary raggiunse la porta e usc fuori nell'aria serale imbevuta di pioggia. Ora veniva gi a
secchiate, e in un secondo si ritrov bagnata fradicia. Strozzandosi con le gocce di pioggia
e le lacrime, sfrecci di corsa accanto a un furgone giallo che le era familiare, quello di Eric,
con l'acqua che si accumulava sul tetto e poi scivolava dentro al tombino; stava per
attraversare la strada, senza rispettare il semaforo, quando un braccio la prese e la gir
verso di s.
Era Jace. Fradicio quanto lei, la pioggia gli incollava i biondi capelli alla testa e gli faceva
aderire la maglietta al corpo come fosse vernice nera. - Clary, non hai sentito che ti
chiamavo?
- Lasciami andare. - Le tremava la voce.
- No. Non finch non parliamo. - Si guard attorno, in su e in gi per la strada
deserta, con le gocce di pioggia che esplodevano sul nero del marciapiede come fiori che si
dischiudevano in un istante. - Vieni.
Continuando a tenerla per il braccio, quasi la trascin dietro il furgone e poi in una
viuzza che passava accanto all'Alto Bar. Dalle alte finestre sopra di loro usciva il suono
smorzato della musica che veniva dall'interno del locale. La stradina aveva le pareti di
mattonelle ed era diventata una discarica di pezzi di attrezzature musicali ormai
inutilizzabili. Sparpagliati a terra, amplificatori fuori uso e vecchi microfoni, bicchieri di
birra rotti e mozziconi di sigaretta.
Clary si liber dalla stretta di Jace e si gir per guardarlo in faccia. - Se hai in
programma di scusarti, risparmia la fatica. - Si scost i capelli, bagnati e pesanti, dal viso.
- Non voglio starti a sentire.
- Volevo dirti che sto cercando di aiutare Simon - replic lui mentre le gocce di
pioggia gli scorrevano dalle ciglia alle guance come lacrime. - Sono a casa sua da...
- E non potevi dirmelo? Non potevi mandarmi una riga di messaggio per dirmi dov'eri?
Oh, aspetta. No, non potevi farlo, perch il mio cavolo di telefono ce l'hai ancora tu!
Ridammelo.
Senza parlare, Jace si infil una mano nella tasca dei jeans e le pass il cellulare. Lei se lo
mise nella borsa a tracolla prima che la pioggia potesse rovinarlo. Jace rimase a guardarla
con l'aria di chi si  appena preso uno schiaffo in faccia, e questo non faceva che
innervosirla ancora di pi. Che diritto aveva di sentirsi offeso?
- Credo - disse piano il ragazzo - di aver pensato che la cosa pi vicina a stare
insieme a te fosse stare con Simon. Vigilare su di lui. E poi, come uno stupido, ho pensato
che ti saresti accorta che lo stavo facendo per te, e che quindi mi avresti perdonato...
Tutta la rabbia di Clary sal in superficie, come una marea incandescente e inarrestabile.
- Non so nemmeno pei cosa pensi che dovrei perdonarti - grid. - Forse per il fatto che
non mi ami pi? Perch se  questo che vuoi, Jace Lightwood, puoi anche prendere e... -
Fece un passo indietro, e per poco non inciamp su un amplificatore abbandonato. La
borsa le cadde a terra mentre allungava una mano per tenere l'equilibrio, ma Jace si era gi
mosso. Si protese per sorreggerla e non si ferm finch la schiena di lei non fu contro il
muro, il corpo avvolto dalle sue braccia, la bocca ammutolita da baci frenetici.
Clary sapeva di doverlo spingere via. La testa le diceva che era quella la cosa pi
ragionevole da fare, ma al resto del corpo non importava cosa fosse o non fosse
ragionevole. Non quando Jace la baciava come se stesse pensando che farlo lo avrebbe
spedito all'inferno ma ne sarebbe comunque valsa la pena.
Lei gli affond le dita nelle spalle, nel tessuto umido della maglietta, sotto il quale
avvertiva la resistenza dei muscoli; ricambi il bacio con tutta la disperazione degli ultimi
giorni, l'angoscia di non sapere quello che lui stava o non stava pensando, la sensazione di
avere una parte di cuore strappata dal petto e mai abbastanza aria per respirare. -
Dimmelo - disse lei fra i baci, mentre i loro visi umidi scivolavano l'uno sull'altro. -
Dimmi cosa c' che non va... Oh. - sussult mentre lui si allontanava da lei quanto
bastava per abbassare le mani, mettergliele attorno alla vita e sollevarla per posarla sopra
l'amplificatore rotto, cos che entrambi fossero alla stessa altezza. Poi lui le racchiuse la
testa fra le mani e si chin in avanti, finch i loro corpi quasi si toccarono... Quasi. Era una
tortura: lei avvertiva il calore febbricitante che emanava il corpo di lui; continuava a
tenergli le mani sulle spalle, ma non era abbastanza, perch voleva sentirlo avvolto attorno
a s, voleva che la stringesse forte. - P... perch - sussurr. - Perch non puoi parlarmi?
Perch non puoi guardarmi?
Lui abbass la testa per guardarla in faccia. Gli occhi, incorniciati dalle ciglia scurite dalla
pioggia, erano di un oro impossibile.
- Perch ti amo.
Lei non resistette. Gli tolse le mani dalle spalle, incastr le dita nei passanti della sua
cintura e lo tir a s. Lui, le mani premute contro la parete, non oppose resistenza, e
distese il proprio corpo sopra quello di lei finch non furono completamente l'uno
sull'altra - petto, fianchi, gambe - come i tasselli di un puzzle. Le mani di lui le scivolarono
sulla vita; la baci, indugiando a lungo, dandole i brividi.
Lei si ritrasse. - Quello che hai detto non ha senso.
- E questo nemmeno - rispose Jace. - Sono stanco di fingere di poter vivere senza di
te, non lo capisci? Non lo vedi che tutto questo mi sta uccidendo?
Clary lo fiss. Sapeva che era sincero, lo vedeva in quegli occhi che conosceva come i
propri, in quelle ombre bluastre che li segnavano, lo sentiva nel sangue che pulsava nella
gola di lui. Il desiderio di ricevere delle risposte lott contro la parte pi primitiva del suo
cervello e ne usc sconfitto. - Allora baciami - sussurr, e lui premette la bocca contro la
sua, mentre i loro cuori si scontravano attraverso i sottili strati di stoffa bagnata che li
dividevano. E lei ci affog dentro, nella sensazione di lui che la stava baciando; nella
pioggia che le scorreva gi dalle ciglia; nel desiderio di lasciare che quelle mani
scorressero libere sul suo corpo e increspassero il tessuto del vestito, reso sottile e aderente
dall'acqua. Era quasi come averle sulla pelle nuda, sul petto, sulla vita, sulla pancia;
quando lui raggiunse l'orlo del vestito, la spinse pi forte contro il muro afferrandole le
gambe, mentre lei gliele teneva strette attorno alla vita.
Jace emise un gemito di sorpresa, gutturale, e affond le dita nel tessuto sottile delle
calze, che come prevedibile si ruppero. All'improvviso lei si ritrov le dita bagnate di lui
sulla pelle nuda. Per non essere da meno, gli infil le mani sotto la maglietta inzuppata e
lasci che le dita esplorassero quello che incontravano: la pelle tesa e calda sopra le costole,
il netto profilo degli addominali, la cicatrice sulla schiena, le ossa delle anche che
sbucavano da sopra la vita dei jeans. Per lei era territorio inesplorato, ma sembrava che a
lui quelle carezze piacessero da impazzire: gemeva piano contro la sua bocca e la baciava
sempre pi forte, come se non fosse mai abbastanza, mai abbastanza...
A un tratto nelle orecchie di Clary esplose un terribile rumore metallico, che la svegli di
soprassalto da quel sogno di baci e di pioggia.
Allontan Jace da s con un sussulto, abbastanza forte da far s che lui lasciasse la presa,
facendola cadere gi dall'amplificatore. Atterr sui piedi, vacillando, e aggiustandosi in
fretta il vestito. Sentiva il cuore che le batteva come un martello contro la gabbia toracica, e
in pi le girava la testa.
- Accidenti. - In piedi all'imbocco del vicolo, coi capelli neri e bagnati che le
avvolgevano le spalle come un mantello, c'era Isabelle. Tir un calcio a una lattina vuota
che le ingombrava il passaggio e guard Jace e Clary con aria di rimprovero. - Per l'amor
del cielo! - esclam. - Voi due, non posso crederci. Ma perch? Che cos'hanno di male le
camere da letto? E la privacy, poi, dove la mettiamo?
Clary guard Jace. Era bagnato fradicio, l'acqua gli scrosciava gi sui vestiti; i suoi
capelli biondi, incollati alla lesta, sembravano color argento per via della debole luce che
emanavano i lampioni in lontananza. Solo guardarlo faceva venire a Clary voglia di
toccarlo di nuovo, Isabelle o non Isabelle, con un desiderio cos intenso che quasi faceva
male. Lui fissava Izzy con lo sguardo di chi era appena stato svegliato di soprassalto da un
sogno: sul suo viso c'erano stupore, rabbia, lenta presa di coscienza della realt.
Vedendo lo sguardo di Jace, Isabelle disse in tono difensivo: - Stavo solo cercando
Simon.  corso gi dal palco e non so dov' finito. - A un certo punto, si rese tonto Clary,
la musica era finita, anche se non ricordava esattamente quando. - Comunque  chiaro
che qui non c', quindi ricominciate pure a fare quello che stavate facendo. Che senso ha
sprecare un bellissimo muro quando hai qualcuno da sbatterci contro? Lo dico sempre. -
E con quelle parole si allontan a passi decisi, tornando verso il locale.
Clary guard Jace. In un altro momento avrebbero riso insieme del caratteraccio di
Isabelle, ma ora sul viso ili lui non c'era traccia di ironia, e la cosa le fece capire
immediatamente che quanto era appena successo fra loro - qualunque cosa fosse sbocciata
in quella perdita di autocontrollo - ora era svanito. In bocca sentiva il sapore del sangue,
ma non sapeva se era stata lei a mordersi il labbro oppure Jace.
- Jace... - Fece un passo verso di lui.
- Non... - accenn lui in tono molto brusco. - Non posso.
E poi se ne and, correndo veloce come solo lui sapeva fare, una macchia che spariva in
lontananza prima che lei facesse anche solo in tempo a prendere fiato per chiamarlo.
- Simon!
Una voce arrabbiata esplose nelle orecchie del ragazzo. A quel punto avrebbe lasciato
andare Maureen, o almeno cos si disse, ma non ne ebbe la possibilit. Si sent prendere
per le braccia da mani possenti che lo staccarono dal corpo di lei. A metterlo in piedi fu un
Kyle bianco come uno straccio, ancora arruffato e sudato per il concerto appena terminato.
- Simon, maledizione. Cosa diavolo...
- Non volevo - si difese lui, senza fiato. Si rese conto che la sua voce era confusa,
smarrita. Aveva ancora i canini in fuori, perch ancora non aveva imparato a gestire quella
dannata faccenda. Dietro a Kyle, sul pavimento, intravide la sagoma ripiegata su se stessa
di Maureen, immobile in modo inquietante.
-  successo e basta...
- Te l'avevo detto. Te l'avevo detto, Simon! - Kyle aveva alzato la voce, e ora gli stava
dando una forte spinta. Simon barcoll all'indietro e la fronte sembr bruciargli, mentre
una mano invisibile sollevava Kyle e lo scagliava con violenza contro il muro alle sue
spalle. And a sbatterci contro e scivol a terra, appoggiandosi su mani e piedi, finendo
accovacciato come un lupo. Si rialz vacillando. - Cristo santo, Simon...
Lui per si era inginocchiato accanto a Maureen, mettendole freneticamente le mani
addosso per raggiungere il collo e sentire se c'era ancora battito. Quando sent la carotide
pulsargli sotto la punta delle dita, debole ma costante, per poco non pianse dalla gioia.
- Allontanati da lei. - Kyle, con voce tesa, si avvicin a Simon. - Alzati e vattene via.
Simon si alz esitante e rimase a guardare l'altro accanto al corpo inerte di Maureen. La
luce penetrava come una lama attraverso la tenda che portava sul palco,- sentiva che fuori
c'erano ancora gli altri membri della band che chiacchieravano fra loro e iniziavano a
smontare gli strumenti. Sarebbero arrivati l da un momento all'altro.
- Quello che hai fatto poco fa... - disse Kyle. - Mi hai... spinto? Tu non ti sei mosso...
- Non volevo - ripet di nuovo Simon, disperato. Sembrava fosse l'unica frase che
diceva in quei giorni.
Kyle scosse la testa, facendo svolazzare i capelli. - Vai via di qui. Esci e aspettami vicino
al furgone, a lei ci penso io. - Si chin e prese Maureen fra le braccia. Vicino a quella
sagoma imponente, il suo sembrava il corpo di una bambola. Kyle fiss Simon con uno
sguardo di fuoco. - Vai. E spero che tu ti senta davvero, davvero in colpa.
Simon obbed. Raggiunse la porta antincendio e la spinse. Non part nessun allarme, era
rotto da mesi. La porta si richiuse alle sue spalle e lui si appoggi contro il muro del retro
del locale mentre ogni minima parte del suo corpo iniziava a tremare.
L'Alto Bar dava su una stradina con dei magazzini. Dal lato opposto a Simon c'era uno
spazio libero, chiuso da una catena che faceva da cancello. Tra le fenditure del
marciapiede spuntavano brutte erbacce. Pioveva a dirotto e l'acqua inzuppava
l'immondizia disseminata per la strada trascinando bottiglie vuote di birra fino ai tombini
intasati.
Simon pens che fosse la cosa pi bella che avesse mai visto: era come se l'intera notte
fosse esplosa di luce caleidoscopica. La catena era un fascio di fili d'argento lucente, ogni
goccia di pioggia una lacrima di platino. L'erba che sbucava dall'asfalto crepato erano
lingue di fuoco.
E spero che tu ti senta davvero, davvero in colpa, aveva detto Kyle. Ma tutto questo era
molto peggio. Si sentiva fantastico, vitale come mai prima d'ora. Onde di energia lo
attraversavano come una scossa elettrica; il dolore alla testa e allo stomaco era scomparso.
Avrebbe potuto correre per centinaia di chilometri.
Era terribile.
- Ehi, tu. Tutto a posto? - La voce che aveva parlato era elegante e divertita. Simon si
gir e vide una donna con un lungo impermeabile nero e un ombrello giallo aperto sopra
la testa. Il recente dono della visione prismatica gliela faceva sembrare un girasole
scintillante. La donna poi era bellissima, anche se in quel momento gli sembrava
bellissimo tutto: aveva i capelli neri e lucenti, le labbra truccate di rosso. Ricord
vagamente di averla vista seduta a uno dei tavoli durante l'esibizione con la band.
Simon annu, senza azzardarsi a parlare. Doveva avere l'aria veramente sconvolta se una
perfetta sconosciuta lo avvicinava per sapere come stava.
- Cos', ti hanno tirato un colpo in testa? - gli disse la donna indicandogli la fronte. -
Hai un brutto livido. Sicuro che non devo chiamare aiuto?
Simon si copr subito la fronte con i capelli, nascondendo il Marchio. - Sto bene, non 
niente.
- Okay, se lo dici tu... - Non sembrava troppo convinta. Si mise una mano in tasca, ne
estrasse un biglietto da visita e glielo consegn. C'era scritto Satrina Kendall, e sotto il
nome, in stampatello maiuscolo, la professione: band promoter. Completavano il tutto
numero del telefono e indirizzo. - Questa sono io - annunci la donna. - Mi  piaciuto
quello che avete fatto poco fa, ragazzi. Se avete voglia di fare le cose un po' pi in grande,
datemi un colpo di telefono.
Cos dicendo si gir e si allontan con grazia. Simon la segu con lo sguardo... Quella
serata non avrebbe potuto essere pi strana di cos.
Scuotendo la testa, gesto che fece volare gocce di pioggia in tutte le direzioni, affond i
piedi nell'acqua per svoltare l'angolo e raggiungere il punto dove era posteggiato il
furgone. La porta del locale era aperta e la gente si stava riversando all'esterno. Tutto
sembrava ancora stranamente luminoso, pens Simon, ma la visione prismatica iniziava
pian piano a svanire. La scena davanti ai suoi occhi torn presto alla normalit: un bar che
si svuotava, porte laterali aperte, furgoncino con i portelloni neri spalancati gi attorniato
da Matt, Kirk e altri amici che caricavano la strumentazione. Avvicinandosi, Simon vide
che appoggiata su un lato del furgone c'era Isabelle, con un ginocchio piegato e il tacco
dello stivale appoggiato sulla carrozzeria martoriata. Avrebbe potuto aiutare gli altri a
caricare, dato che era pi forte di tutti i membri del gruppo, tranne forse Kyle, ma era
chiaro che non ne aveva nessuna intenzione. Simon non ne era affatto sorpreso.
Lei alz lo sguardo mentre lui si avvicinava. La pioggia era diminuita, ma si vedeva che
era rimasta all'aperto per un po'; i capelli le formavano una tenda lunga e pesante che
scendeva sopra la schiena. - Ehil - disse a Simon staccandosi dal furgone e andandogli
incontro. - Dov'eri finito? Ti ho visto correre gi dal palco...
- Gi. Scusami, ma non mi sono sentito bene - rispose il ragazzo.
- Basta che adesso stai meglio - disse Isabelle stringendolo fra le braccia e
rivolgendogli un sorriso. Simon, sentendo che non avvertiva l'impulso di morderla, fu in-
vaso da un senso di sollievo. Poi, un'altra ondata di senso di colpa, quando ricord il
perch.
- Non hai visto Jace da nessuna parte, vero? - le chiese.
Lei alz gli occhi al cielo. - S, l'ho visto mentre si faceva Clary - disse. - Anche se ora
se ne saranno andati... a casa, spero. Sono la personificazione del "trovatevi una stanza".
- Non pensavo che Clary sarebbe venuta - disse Simon, anche se in realt non era cos
strano; probabilmente l'appuntamento per la torta era stato cancellato o qualcosa del
genere. Non era abbastanza in forze per arrabbiarsi del fatto che Jace si era rivelato una
pessima guardia del corpo. Dopotutto non aveva mai pensato che Jace si occupasse
seriamente della sua incolumit personale. Sperava soltanto che lui e Clary avessero
risolto il problema, qualunque cosa fosse.
- Va be'. - Isabelle fece un sorriso. - Visto che siamo rimasti noi due, cosa ne dici se
andiamo da qualche parte e...
Una voce, una voce molto familiare, sbuc dall'ombra appena dietro il lampione pi
vicino. - Simon?
Oh no, non adesso. Non proprio adesso.
Si gir lentamente. Aveva ancora il braccio di Isabelle attorno alla vita, anche se sapeva
che non ci sarebbe rimasto per molto. Non se la persona che secondo lui aveva appena
parlato era quella che immaginava.
E lo era.
Maia era uscita dall'ombra ed era ferma in piedi a guardarlo, con un'espressione
incredula sul viso. I capelli, di solito ricci, le stavano incollati alla testa per via della
pioggia; gli occhi ambrati erano spalancati, i jeans e il giubbino, dello stesso tessuto,
inzuppati. Nella mano sinistra stringeva un pezzo di carta arrotolato.
Simon si accorse a malapena che accanto a lui gli altri membri della band avevano
rallentato i movimenti e li stavano guardando a bocca aperta. Il braccio di Isabelle gli
scivol gi dalla vita. - Simon? - gli disse. - Che succede?
- Mi avevi detto che avresti avuto da fare - aggiunse Maia guardando Simon. - Poi
qualcuno, stamattina, mi ha infilato questo sotto la porta. - Allung un volantino
arrotolato, subito identificabile con quello che pubblicizzava il concerto di quella sera.
Isabelle guard prima Simon e poi Maia, mentre sul viso le compariva lentamente
l'espressione di chi aveva capito tutto. - Fermi un attimo - disse. - Voi due state
uscendo insieme?
Maia la guard con aria decisa. - E voi due?
- S - afferm Isabelle. - E da qualche settimana ormai.
Maia strinse lo sguardo. - Anche noi. Ci frequentiamo da settembre.
- Non posso crederci - fece Isabelle. E davvero sembrava non riuscirci. - Simon? -
lo chiam girandosi verso di lui, con le mani sui fianchi. - Hai una spiegazione?
I membri della band, che avevano finalmente caricato tutta l'attrezzatura (i vari pezzi
della batteria erano ammassati sui sedili posteriori, le chitarre e il basso sul retro), stavano
spudoratamente osservando la scena. Eric mise le mani a megafono attorno la bocca e
grid: - Signore, signore! Non c' bisogno di litigare. C' abbastanza Simon per tutte!
Isabelle si gir di scatto e gli lanci uno sguardo talmente di fuoco da ridurlo al silenzio
in un secondo. I portelloni posteriori del furgone si chiusero di colpo, il veicolo part e si
allontan. Traditori, pens Simon, anche se a essere onesti gli altri avevano sicuramente
immaginato che lui sarebbe salito sulla macchina di Kyle, parcheggiata dietro l'angolo.
Sempre che fosse sopravvissuto abbastanza a lungo.
- Non posso crederci, Simon - disse Maia. Anche lei era in piedi con le mani sui
fianchi, nell'identica posizione di Isabelle. - Ma che cosa avevi in testa? Come hai fatto a
mentire cos?
- Non ho mentito - protest Simon. - Non ci siamo mai detti di essere una coppia
ufficiale! - Poi si gir verso Isabelle. - E noi nemmeno! E poi so che uscivi con altre
persone...
- Non persone che conosci anche tu, per - ribatt Isabelle, furente. - Non tuoi amici.
Come la prenderesti se scoprissi che stavo uscendo anche con Eric?
- Rimarrei sorpreso, onestamente - rispose Simon. - Non  certo il tuo tipo.
- Non  questo il punto, Simon. - Maia si era avvicinata a Isabelle, e ora le due lo
fronteggiavano insieme, un muro inamovibile di rabbia femminile. Il locale si era
completamente svuotato, e oltre a loro tre, in strada, non c'era pi nessuno. Simon valut
per un istante le possibilit di fuga, ma si rese conto che non erano molto buone. I lupi
mannari correvano veloce, e Isabelle era una cacciatrice di vampiri professionista.
- Mi dispiace, davvero - disse. Per fortuna l'euforia del sangue appena bevuto
cominciava a svanire. Le sensazioni travolgenti di poco prima avevano smesso di ine-
briarlo, ma in compenso gli avevano lasciato un senso di panico. Come se non fosse
sufficiente, con la mente continuava a tornare a Maureen e a quello che le aveva fatto. Si
chiese se ora fosse tutto a posto. Ti prego, fai che stia bene. - Avrei dovuto dirvelo,
ragazze.  che mi piacete tutt'e due e non volevo ferire n l'una n l'altra.
Nell'istante in cui quella frase gli usc di bocca, Simon si rese conto di quanto fosse
assurda. Ecco l'ennesimo cretino che cercava delle scuse per la sua cretinata. Non aveva
mai pensato a se stesso come a un ragazzo capace di certe cose: lui era quello gentile,
quello che passava inosservato, al massimo del tipo misterioso o dell'artista tormentato.
Invece, quella volta, era il ragazzo pieno di se che se ne infischia se frequenta due ragazze
allo stesso momento, magari non mentendo su quello che sta facendo, ma nemmeno
dicendo la verit.
- Wow - disse, soprattutto a se stesso. - Sono un grandissimo stronzo.
- Direi che questa  la prima cosa giusta che hai detto da quando sono arrivata -
comment Maia.
- Amen - sentenzi Isabelle. - Quanto a me,  troppo poco, troppo tardi...
La porta laterale del locale si apr e qualcuno usc fuori. Era Kyle. Simon si sent sollevato;
il ragazzo aveva un'aria seria, ma non cos seria come pensava avrebbe avuto se a
Maureen fosse successo qualcosa di sconvolgente.
Scese i gradini e li raggiunse, mentre ormai l'acquazzone si era trasformato in una
pioggerellina leggera. Maia e Isabelle gli davano le spalle, perch erano impegnate a
fulminare Simon coi loro sguardi inferociti. - Ora non ti aspettare che una di noi ti
rivolga ancora la parola - dichiar Isabelle. - E io poi far un discorsetto anche a Clary.
Un discorsetto molto, molto serio sugli amici che si sceglie.
- Kyle - disse Simon incapace, quando l'altro fu a portata d'orecchio, di trattenere
nella voce un senso di liberazione. - Maureen... Ora sta...
Non aveva la minima idea di come chiedergli quello che voleva sapere senza far capire a
Maia e Isabelle che cosa era successo, ma a quanto pareva non fu necessario, perch non
riusc a completare la frase. Maia e Isabelle si erano gi girate: Isabelle aveva l'aria
scocciata, Maia sorpresa, l'aria di chi si stava chiedendo chi fosse quel ragazzo.
Non appena Maia riusc a osservarlo bene, cambi subito espressione: spalanc gli occhi
e impallid di colpo. Kyle, a sua volta, la fissava con l'aria di uno che si era appena
risvegliato da un incubo solo per scoprire che si trattava della realt, e che non era ancora
finita. Mosse la bocca come per parlare, ma non produsse alcun suono.
- Ehi! - esclam Isabelle, guardando prima l'uno poi l'altra. - Per caso voi due... vi
conoscete?
Maia dischiuse le labbra. Stava ancora fissando Kyle. Simon fece appena in tempo a
pensare che lei non lo aveva mai guardato neanche lontanamente con la stessa intensit
con cui ora guardava Kyle, quando la sent sussurrare "Jordan"... Un istante dopo si
avvent su di lui, con gli artigli scoperti e acuminati, e glieli conficc nel collo.
Parte Seconda
Niente  gratuito. Tutto ha un prezzo.
Per ogni guadagno, c' un prezzo da pagare.
Per ogni vita, una morte. Anche la tua musica,
che tanto abbiamo ascoltato,
anche quella andava pagata. Tua moglie  stata
il pagamento per la tua musica.
Ora l'Inferno  soddisfatto.
Ted Hughes - The Tiger Bones
Capitolo 10
RIVERSIDE DRIVE 232
[eBL 041] Cassandra Clare - citt degli angeli caduti[by Pico & Elena77]
Simon sedeva sulla poltrona del soggiorno di Kyle e fissava il fermo immagine sul
televisore nell'angolo della stanza. Era il videogioco, messo in pausa, a cui aveva giocato
con Jace, e la scena era quella di un tunnel sotterraneo melmoso con un mucchio di ca-
daveri a terra, attorniati da pozze di sangue molto realistiche. Inquietante, ma Simon non
aveva n la voglia n le energie necessarie per alzarsi e spegnere. Le immagini che gli
erano passate tutta la notte per la testa erano state di gran lunga peggiori. La luce che
inondava la stanza attraverso le finestre, e che fino a prima era soltanto il chiarore
impalpabile dell'alba, ora si era intensificata fino a diventare la luminosit ancora pallida
del mattino presto, ma Simon se ne accorse a malapena. Continuava a vedere davanti agli
occhi il corpo accasciato di Maureen, con quei capelli biondi macchiati di sangue. Se stesso
che barcollava in avanti nel buio della notte, con il sangue della ragazza che gli cantava
nelle vene. E poi Maia che si avventava su Kyle, aggredendolo con gli artigli. Kyle era
rimasto fermo a terra, senza alzare un dito per difendersi; probabilmente si sarebbe
lasciato uccidere, se non fosse intervenuta Isabelle staccandogli di dosso il corpo di Maia e
facendola rotolare a terra, dove l'aveva bloccata finch la sua furia non si era trasformata
in lacrime. Simon aveva cercato di intervenire, ma Isabelle lo aveva dissuaso con uno
sguardo rabbioso, tenendo un braccio attorno alla ragazza e una mano alzata per fargli
segno di stare alla larga.
- Vattene via - gli aveva detto. - E porta lui con te. Non so che cosa le abbia fatto, ma
non deve essersi trattato di una cosa tanto piacevole.
E aveva ragione. Simon conosceva quel nome, Jordan. Lo aveva sentito altre volte,
quando aveva chiesto a Maia come fosse stata trasformata in lupo mannaro. Era stato il
suo ex ragazzo, gli aveva detto. Lo aveva fatto con un attacco crudele e violento,
dopodich era scappato lasciandola a gestire da sola le conseguenze del suo gesto.
E quel ragazzo si chiamava Jordan.
Era quello il motivo per cui Kyle aveva solo un nome sul citofono: era il suo cognome.
Quello completo doveva essere Jordan Kyle, dedusse Simon. Era stato uno stupido, un
vero stupido a non esserci arrivato prima. Non che in quel momento gli servisse un altro
motivo per odiarsi.
Kyle, o meglio Jordan, era un lupo mannaro; guariva in fretta. Quando Simon lo sollev
in piedi, senza troppa delicatezza, i profondi tagli che aveva sul collo e sotto i brandelli
della maglietta si erano gi cicatrizzati. Simon gli aveva preso le chiavi e aveva guidato
fino a Manhattan senza quasi aprire bocca, mentre Jordan sedeva praticamente immobile
sul sedile del passeggero, fissandosi le mani insanguinate.
- Maureen sta bene - aveva detto infine mentre attraversavano Williamsburg Bridge.
- Sembrava messa peggio. Non sei ancora molto bravo a nutrirti di umani, perci non
aveva perso troppo sangue. L'ho messa su un taxi, non ricorda niente. Pensa di esserti
svenuta davanti, e se ne vergogna moltissimo.
Simon sapeva di dover ringraziare Jordan, ma per quanto ci provasse non riusciva a
farlo. - Tu sei Jordan - gli disse. L'ex ragazzo di Maia. Quello che l'ha trasformata in un
lupo mannaro.
Si trovavano su Kenmare Street; Simon and verso nord, direzione Bowery, una via
profilata di pensioncine da due soldi e negozietti illuminati. - S - disse finalmente
Jordan. - Kyle  il cognome. Ho iniziato a farmi chiamare cos quando sono entrato nel
Praetor.
-Ti avrebbe ucciso, se non fosse intervenuta Isabelle.
- Se vuole farlo, ne ha tutto il diritto - replic Jordan prima di sprofondare nel silenzio.
Non disse pi nulla mentre Simon trovava parcheggio e insieme salivano le scale che li
portavano al loro appartamento. Era entrato in camera sua senza nemmeno togliersi la
giacca sporca di sangue, e infine aveva chiuso la porta sbattendola.
Simon aveva messo tutte le sue cose nello zaino e si era fermato un passo prima di
lasciare l'appartamento. Anche allesso non capiva bene perch la notte prima avesse esi-
tato, ma alla fine, invece di uscire, aveva lasciato le sue cose accanto alla porta e si era
seduto sulla poltrona, dove aveva trascorso tutta notte e dove stava ancora adesso.
Avrebbe voluto chiamare Clary, ma era troppo presto. Inoltre Isabelle l'aveva vista
allontanarsi insieme a Jace c l'idea di interrompere un momento speciale non era un
granch. Si chiese come stesse sua madre. Se l'avesse visto la sera prima, con Maureen,
l'avrebbe giudicato in tutto e per tutto il mostro che lo aveva accusato di essere. Forse era
cos.
Alz lo sguardo quando la porta di Jordan si apr di uno spiraglio e il ragazzo ne usc.
Era scalzo, con ancora in dosso gli stessi jeans e la stessa maglietta del giorno prima. Le
cicatrici sul collo si erano trasformate in segni rossi appena visibili. Guard Simon. I suoi
occhi verde nocciola, di solito cos luminosi e allegri, erano attraversati da un'ombra scura.
- Pensavo te ne saresti andato.
- Stavo per farlo - ammise Simon. - Ma poi ho pensato che dovevo darti la
possibilit di spiegare.
- Spiegare cosa? Non c' niente da spiegare. - Jordan cammin lento verso il bancone
della cucina e rovist in un cassetto finch non recuper un filtro per il caff. -
Qualunque cosa Maia abbia detto di me, sar senz'altro vera.
- Ha detto che l'hai picchiata - rispose Simon. Jordan, in cucina, si chiuse nel silenzio.
Abbass lo sguardo sul filtro come se non sapesse pi cosa farsene.
- Ha detto che siete usciti insieme per mesi e che tutto andava alla grande - continu
Simon. - Poi tu sei diventato geloso e violento. Quando lei te lo ha fatto notare, tu l'hai
picchiata. Ti ha lasciato, e mentre una sera tornava a casa da sola, qualcosa l'ha attaccata e
per poco non l'ha uccisa. E tu... tu hai lasciato la citt. Senza scuse, senza spiegazioni.
Jordan appoggi il filtro del caff sul bancone della cucina. - Come ha fatto a venire qui
e a trovare il branco di Luke Garroway?
Simon scosse la testa. -  saltata su un treno per New York e li ha rintracciati. Maia 
una sopravvissuta. Non si  lasciata abbattere da quello che le hai fatto, come invece
avrebbe fatto un sacco di gente.
-  questo il motivo per cui sei rimasto? chiese Jordan. - Per dirmi che sono un
bastardo? Questo lo so gi.
- Sono rimasto - rispose Simon - per quello che ho fatto ieri notte. Se avessi scoperto
tutto il giorno prima, allora s, me ne sarei andato. Ma dopo quello che hai fatto per
Maureen... - Si morse le labbra. - Pensavo di poter controllare le cose che mi
succedono,invece non  stato cos, e ho fatto del male a una persona che non lo meritava.
Ecco il motivo per cui rimango.
Perch se io non sono un mostro, non lo sei nemmeno tu.
Perch voglio sapere come si fa ad andare avanti,e forse tu me lo puoi dire. - Simon si
chin in avanti. - Perch da quando ti ho conosciuto, sei sempre stato buono con me. Non
ti ho mai visto comportarti male e nemmeno arrabbiarti. E poi ho ripensato ai Lupi
Guardiani,e quando mi hai detto di esserti unito a loro perch avevi commesso delle
brutte azioni. Forse la brutta azione  Maia ed  lei la pena che cercavi di scontare...
-S, ci sto provando. - Rispose Jordan. -  lei.
Clary, seduta alla scrivania della camera libera in casa di Luke, aveva disteso davanti a
s il lembo di tessuto preso all'obitorio del Beth Israel. Per tenerlo fermo lo aveva fissato
con delle matite, e ora lo sovrastava, stilo alla mano, cercando di ricordare la runa che
aveva visto in ospedale.
Concentrarsi era difficile. Continuava a ripensare a Jace, alla sera prima, a dove fosse
andato, al perch fosse cos triste. Prima di vederlo, non si era resa conto di quanto fosse
abbattuto, e la scoperta le aveva straziato il cuore. Voleva chiamarlo, ma da quando era
rientrata a casa si era trattenuta diverse volte dal farlo. Se lui aveva voglia di spiegarle
qual era il problema, l'avrebbe fatto senza che gli venisse chiesto: lo conosceva
abbastanza bene da sapere che era cos che si comportava.
Chiuse gli occhi e cerc di costringersi a disegnare la runa. Non l'aveva ideata lei, di
questo era abbastanza si cura. Era una runa che gi esisteva, anche se non poteva giurare
di averla gi vista nel Libro Grigio; la sua forma le indicava che non si trattava tanto di
traduzione, quanto di rivelazione, rivelazione di qualcosa nascosto sottoterra, come se
stesse soffiando via lentamente la polvere depositata sopra un'iscrizione...
Lo stilo le sussult fra le dita e, quando riapr gli occhi, Clary scopr con sorpresa che era
riuscita a fare un piccolo disegno sul bordo del tessuto. Sembrava una macchia
d'inchiostro, con degli strani schizzi che si allargavano qua e l; Clary corrug la fronte,
pensando che magari aveva perso il suo dono. Invece il tessuto inizi a brillare, come
gocce d'acqua sull'asfalto bollente, e la ragazza rimase a fissare le parole che percorrevano
il panno come se a scriverle fosse stata una mano invisibile.
Propriet della Chiesa di Talto. Riverside Drive 232.
Clary si sent prendere dall'entusiasmo. Era un indizio, un vero indizio! Ci era arrivata
da sola, senza l'aiuto di nessuno.
Riverside Drive, numero 232. Si trovava, pens, nella zona dell'Upper West Side, vicino
a Riverside Park, dall'altra parte del fiume rispetto al New Jersey. Non era molto distante,
anzi. La Chiesa di Talto... Clary appoggi lo stilo con un espressione preoccupata sul viso.
Di qualunque cosa si trattasse, erano cattive notizie. Si lanci n la sedia verso il vecchio
computer di Luke ed entr Internet. Non si stup di scoprire che le parole "Chiesa di
Talto" non davano alcun risultato sensato. Quello che c'era scritto sul bordo della striscia
di tessuto doveva essere in purgatico, o in ctoniano, o in qualche altro linguaggio
demoniaco.
Di una cosa per era certa: questa fantomatica Chiesa di Talto celava un segreto, e
probabilmente un segreto poco piacevole. Se era coinvolta nella trasformazione di neonati
umani in cosi con gli artigli al posto delle mani, non poteva trattarsi di una vera comunit
religiosa, Clary si chiese se magari la madre che aveva abbandonato il bambino vicino
all'ospedale ne facesse parte e le sapesse in cosa si era cacciata prima di dare alla luce suo
figlio.
Quando prese il telefono si sent avvolgere da un'ondata di freddo, che la paralizz con
l'apparecchio in mano. Voleva chiamare sua madre, ma si rese conto che non poteva
parlare di queste cose con lei, che aveva appena smesso di piangere accettando di uscire
un po' con Luke per scegliere le fedi. E sebbene Clary ritenesse sua madre abbastanza forte
da saper gestire qualsiasi verit fosse emersa, di certo si sarebbe messa nei guai con il
Conclave per aver approfondito le indagini fino a quel punto senza informarli.
Luke. Per Luke era con sua madre, perci non poteva chiamare nemmeno lui. Maryse,
forse. La sola idea di contattarla le sembrava per assurda, la intimoriva. Inoltre Clary
sapeva, magari senza volerlo ammettere a se stessa, che se avesse lasciato il caso al
Conclave, lei sarebbe stata messa da parte, esclusa da un mistero che le sembrava
profondamente personale. Senza contare che poi le sarebbe sembrato di tradire sua madre
per il Conclave.
Ma partire all'avventura cos, da sola, senza sapere cosa avrebbe trovato... S, si era
allenata, ma non fino a quel punto. E poi sapeva che, di carattere, era portata prima ad
agire e poi a riflettere. Strinse fra le mani il cellulare, esit un istante... e mand un breve
messaggio: RIVERSIDE 232. INCONTRIAMOCI SUBITO LI'.  IMPORTANTE. Schiacci
il tasto d'invio e rimase seduta un momento, finch lo schermo del telefono non si accese
con la risposta: OK.
Con un sospiro, Clary appoggi il cellulare e and a prendere le sue armi.
- Io amavo Maia - disse Jordan. Ora era seduto sul divano, dopo essere finalmente
riuscito a prepararsi il caff ma senza averne bevuto una goccia. Se ne stava l con la tazza
fra le mani, girandola  rigirandola mentre parlava. - Devi saperlo, prima che ti racconti
il resto. Arriviamo tutt'e due da una squallida cittadina del New Jersey e lei aveva sempre
un sacco di casini perch suo padre era nero e sua madre bianca. Aveva anche un fratello,
uno psicopatico totale: Daniel, non so se te ne ha mai parlato.
- Non molto - fece Simon.
- Con una situazione del genere alle spalle, la sua vita era praticamente un inferno, ma
non per questo si lasciava scoraggiare. La incontrai in un negozio di musica, stava
comprando dei vecchi dischi in vinile. Iniziammo a parlare e capii subito di avere davanti
a me la ragazza pi in gamba nel raggio di chilometri. Bella, per di pi. E dolce. - Mentre
parlava, Jordan aveva lo sguardo distante. - Siamo usciti insieme ed  stato fantastico.
Eravamo innamoratissimi, come quando hai sedici anni. Poi mi hanno morso: una sera,
durante una rissa in un locale. Una volta mi cacciavo spesso in guai del genere. Ero
abituato a prendere calci e pugni, ma non morsi. Pensai che il ragazzo che l'aveva fatto
fosse un pazzo, ma chi e ne importava. Andai in ospedale, mi misero i punti e on ci pensai
pi.
- Circa tre settimane dopo  cominciato tutto. Ondate di rabbia e di nervosismo
incontrollabile. Non ci vedevo pi e non capivo quello che stava succedendo. Sfondai la
finestra della cucina con un pugno solo perch si era incastrato un cassetto. Ero pazzo di
gelosia per Maia: pensavo che guardasse altri ragazzi, ero convinto che... bah, non so
nemmeno io cosa mi passasse per la lesta. So solo che sono scattato. L'ho picchiata. Vorrei
dire che non ricordo di averlo fatto, invece s. E lei mi ha lasciato... - La voce gli si spense
in gola. Bevve un sorso di caff, e Simon pens che aveva l'aria di stare male. Doveva
essere una storia che raccontava di rado. O forse mai. - Un paio di sere pi tardi andai a
una festa e la rividi. Che ballava con un altro. Che lo baciava come se volesse dimostrare
che con me era finita. Aveva scelto la notte peggiore per farlo, non che avrebbe potuto
immaginarselo.. . Era la prima notte di luna piena da quando ero stato morso. - Le
nocche delle mani, avvolte attorno alla tazza, gli erano diventate bianche. - E stata la
prima volta in cui sono mi sono trasformato. La trasformazione mi ha squarciato il corpo,
distrutto le ossa e la pelle. Morivo di dolore, e non solo per quello. Volevo lei, volevo che
tornasse da me, volevo chiarire, ma tutto quello che riuscivo a fare era ululare. Iniziai a
correre per le strade, e fu l che la rividi, mentre attraversava il parco vicino a casa sua.
Stava rincasando...
- E tu l'hai attaccata - intervenne Simon. - L'hai morsa.
- Gi - ammise Jordan, perso nei ricordi. - Quando il giorno dopo mi svegliai, mi
resi conto di quello che avevo fatto. Cercai di andare da Maia per spiegarmi, ma a met
strada venni bloccato da un tipo grande e grosso che mi fissava. Sapeva chi ero, sapeva
tutto di me. Mi disse di essere un membro del Praetor Lupus, assegnato al sottoscritto.
Non era molto contento di non essere intervenuto in tempo, dopo che avevo gi morso
Maia. A quel punto non mi avrebbe neanche lontanamente permesso di avvicinarla,
diceva che avrei solo peggiorato le cose. Mi promise che i Lupi Guardiani l'avrebbero pro-
tetta e aggiunse che, avendo infranto una regola ferrea, ovvero quella di non mordere gli
umani, l'unico modo di evitare una punizione era di unirsi all'organizzazione e imparare
l'autocontrollo.
- Non volevo farlo. Gli avrei sputato addosso e mi sarei preso qualsiasi punizione
avessero voluto infliggermi. Mi odiavo da morire. Quando per lui mi spieg che avrei
potuto aiutare altri come me, magari evitare che quanto successo a me e a Maia succedesse
anche ad altri, fu come vedere una luce in fondo al tunnel, in un futuro lontano. Come
fosse un'occasione per rimediare al male che avevo causato.
- D'accordo - disse piano Simon. - Ma non  una coincidenza un po' strana che alla
fine ti abbiano assegnato proprio a me? Uno che frequentava proprio la ragazza che avevi
morso e trasformato in lupo mannaro?
-Nessuna coincidenza. Il tuo caso  uno fra quelli che mi hanno affidato. Ho scelto te
appunto perch fra le informazioni c'era il nome di Maia... Un lupo mannaro e un vampiro
che escono insieme: sai, non capita lutti i giorni.  stata la prima volta in cui ho davvero
capito che anche lei si era trasformata dopo... dopo quello che le avevo fatto.
- Non hai mai controllato per scoprirlo? Mi sembra un po'...
- Ci ho provato. Il Praetor non voleva, ma ho fatto ci che ho potuto per scoprire cosa le
fosse successo. Sapevo che era scappata da casa, ma le cose non le andavano bene gi da
prima, perci non potevo basarmi su quello. E non  che ci sia un registro nazionale dei lu-
pi mannari in cui cercarla... Speravo soltanto... speravo che non si fosse trasformata.
- Quindi hai accettato il mio caso per via di Maia? Jordan arross. - Ho pensato che
magari, incontrandoti, avrei potuto scoprire che ne era stato di lei. Se stava bene.
- Ecco perch mi hai rimproverato perch frequentavo anche un'altra! - disse Simon
ripensando alle parole di Jordan. - Volevi proteggerla.
Lui lo guard di traverso da sopra il bordo della tazza di caff. - Be', s. La tua  stata
una cretinata.
- Quindi sei stato tu a infilare il volantino del concerto sotto la sua porta, vero? -
chiese Simon scuotendo la testa. - Interferire con la mia vita sentimentale faceva parte
della missione o  stato solo un tuo tocco personale?
- Io le ho fatto del male - rispose Jordan. - E non volevo che la cosa si ripetesse con
un altro.
E non ti  venuto in mente che se fosse venuta al concerto avrebbe cercato di farti a pezzi?
Se non fosse arrivata in ritardo, magari ti avrebbe aggredito mentre eri ancora sul palco.
Uno spettacolo nello spettacolo, insomma.
- Non lo sapevo... - disse Jordan. - Non potevo immaginare che mi odiasse cos tanto.
Cio, io non odio il ragazzo che mi ha trasformato, perch so che probabilmente non
riusciva a controllarsi.
- S - rispose Simon. - Per nemmeno lo amavi. Non avevi una relazione con lui.
Maia invece s: ora lei pensa che l'hai morsa, l'hai mollata e poi ti sei completamente
dimenticato di lei. Ti odier tanto quanto una volta ti amava.
Prima che Jordan potesse ribattere, suon il campa nello. Non il citofono, segno che
qualcuno era davanti al portone del palazzo, proprio il campanello della porta di casa. I
due ragazzi si scambiarono sguardi perplessi. - Aspetti qualcuno? - chiese Simon.
Jordan fece di no con la testa e appoggi la tazza di caff. Insieme raggiunsero il piccolo,
corridoio d'ingresso, dove Jordan fece segno a Simon di restargli dietro, mentre apriva la
porta.
Non c'era nessuno. Soltanto un biglietto ripiegato sul lo zerbino, tenuto fermo da un
sasso con l'aria particolarmente pesante. Jordan si pieg per liberare il foglio di carta e si
raddrizz corrugando la fronte.
- E per te - disse passandolo a Simon. Perplesso, l'altro apr il biglietto. Stampato al
centro,in un infantile stampatello maiuscolo, c'era questo messaggio:
SIMON LEWIS, ABBIAMO LA TUA RAGAZZA. DEVI VENIRE
OGGI AL 232 DI RIVERSIDE DRIVE. PRESENTATI PRIMA
CHE FACCIA BUIO, ALTRIMENTI LE TAGLIEREMO LA GOLA.
- uno scherzo - fece Simon fissando coni uso il biglietto. - Per forza.
Senza dire una parola, Jordan lo prese per il braccio e lo trascin in soggiorno. A quel
punto lo lasci andare e si mise a cercare il cordless. - Chiamala, Simon - disse appena
trov la cornetta, mettendogliela in mano. - Chiama Maia e assicurati che sia tutto a
posto.
- Ma potrebbe non essere lei. - Simon fiss il telefono mentre quell'assurda situazione
gli girava attorno al cervello in tutto il suo orrore, come un morto vivente che assedia una
casa implorando di entrare. Concentrali, disse fra s. Niente panico. - Potrebbe anche
essere Isabelle.
- Santo cielo! - esclam Jordan guardandolo storto. - Qualcun'altra? Per caso
dobbiamo fare una lista di tutti i nomi da chiamare?
- Simon prese il telefono e si gir per comporre un numero.
Maia rispose al secondo squillo. - Pronto?
Maia, sono Simon.
Dalla voce di lei svan qualsiasi traccia di cordialit. -Ah. Cosa vuoi?
- Solo controllare se stai bene - rispose lui.
- Sto bene. - Parlava in tono irritato. - Non  che la nostra storia fosse poi cos seria.
Non sono contenta, ma sopravviver. Resta il fatto che tu sei un coglione.
- No - disse Simon. - Volevo controllare che tu stessi bene fisicamente.
C'entra Jordan? - Pronunciando quel nome, Maia esprimeva rabbia e tensione. -
Giusto. Voi due ve ne siete andati insieme, no? Be', puoi dirgli di starmi alla larga. Anzi, la
cosa vale per sia per lui sia per te.
Riattacc, e nella cornetta rimase solo un ronzio simile a quello di un'ape all'attacco.
Simon guard Jordan. - Sta bene. Ci odia, ma a parte quello dalla voce sembra tutto a
posto.
- Okay, ora chiama Isabelle.
Ci vollero due tentativi prima che la ragazza rispondesse;quando Simon sent finalmente
la sua voce, distratta e annoiata, dall'altra parte della linea, era ormai a un passo da una
crisi di panico. - Chiunque mi abbia chiamato, spero abbia un valido motivo - sentenzi
Isabelle.
Simon prov un profondo senso di sollievo. - Isabelle, sono Simon.
- Ossignore. Sentiamo, cosa vuoi?
- Solo controllare se stai bene...
- Cosa? E secondo te dovrei essere a pezzi perch tu sei un bugiardo, impostore,
grandissimo figlio di...
- No. - Quella cosa iniziava davvero a stancarlo. - Volevo sapere se stai bene, cio,
non ti hanno rapita o cose del genere, vero?
Segu un lungo silenzio. - Simon - disse infine Isabelle. - Questo  davvero, ma
davvero, il pretesto pi stupido che abbia mai sentito per fare una lagnosa telefonata di
riappacificazione. Ma che problemi hai, dico io?!
- Credo di non saperlo - disse Simon riattaccando prima che potesse farlo lei e
ripassando il cordless a Jordan. - Anche Isabelle sta bene.
- Non capisco - fece l'altro con aria perplessa. - Chi potrebbe fare una minaccia del
genere, sapendo che  un bufala facilissima da smascherare?
- Penseranno che sono uno stupido - fece Simon, poi tacque. Gli era venuta in mente
una cosa terribile. Strapp di mano a Jordan il telefono e inizio a comporre freneticamente
un numero.
- Chi ? - chiese Jordan. - Chi stai chiamando?
A Clary suon il cellulare proprio mentre stava girando l'angolo della Novantaseiesima
Strada verso Riverside Drive. Sembrava che la pioggia avesse lavato via la tipica sporcizia
cittadina; il sole, in mezzo a un cielo brillante, colpiva coi suoi raggi la striscia verde
brillante del parco che correva lungo il fiume, le cui acque, quel giorno, sembravano quasi
azzurre.
Infil una mano in tasca per recuperare il telefono, lo trov e lo apr per rispondere. -
Pronto?
All'altro capo della linea c'era la voce di Simon. - Oh, grazie a... - Si interruppe. -
Tutto bene, Clary? Non ti hanno rapita o cose del genere, vero?
- Rapita? - fece lei controllando nel frattempo i numeri civici degli edifici. 220, 224...
Non sapeva bene cosa aspettarsi. Una vera e propria chiesa? O un posto che un
incantesimo avrebbe fatto sembrare abbandonato? - Simon, ma sei ubriaco o cosa?
- Per quello sarebbe un po' presto - rispose Simon, chiaramente sollevato. - No,  che
ho ricevuto... uno strano messaggio. Qualcuno che minacciava di fare del male alla mia
ragazza.
- Quale?
- Che simpatica. - Simon non aveva la voce divertita. - Ho gi chiamato Maia e
Isabelle, loro stanno bene. Poi mi sei venuta in mente tu... Voglio dire, passiamo molto
tempo insieme e magari qualcuno potrebbe credere che siamo fidanzati. Ora per non so
pi a cosa pensare.
Ah, boh! - Il 232 di Riverside Drive comparve davanti a Clary all'improvviso: un grosso
edificio squadrato, di pietra, con il tetto appuntito. Forse una volta poteva aver avuto l'aria
di una chiesa, pens, ma ora non proprio
- Comunque Maia e Isabelle hanno scoperto l'una dell'altra, ieri sera. E non  stato
bello - aggiunse Simon. - Avevi ragione a proposito del fatto di scherzare col fuoco.
Clary osserv la facciata della sua destinazione. La maggior parte degli altri edifici lungo
la via ospitavano appartamenti di lusso, con i portieri in livrea dentro gli ingressi. Quello
invece no: solo una serie di alti portoni di legno a forma di arco e delle grosse maniglie di
ferro dall'aspetto antico al posto dei pi comuni pomelli. - Ahi ahi. Mi dispiace per te,
Simon. Qualcuna delle due ti rivolge ancora la parola?
- Non proprio.
Clary impugn uno dei maniglioni e spinse la porta, che si apr cigolando appena.
Abbass la voce. - Magari  stata una di loro due a lasciarti il messaggio?
- Ma no, non mi sembra nel loro stile - ribatt Simon, sinceramente stupito. - E se
fosse stato Jace?
Sentire quel nome era per Clary come un pugno allo stomaco. Trattenne il fiato e disse:
- Non credo che, pei quanto arrabbiato, ne sarebbe capace. - Allontan il cellulare
dall'orecchio. Sbirciando dietro il portone semiaperto, fu felice di trovarsi davanti quella
che sembrava una normalissima chiesa: una lunga navata, il tremolio delle candele accese.
Dare una sbirciatina all'interno non le avrebbe di certo fatto male. - Ora devo andare,
Simon. Ti richiamo pi tardi - gli disse.
Richiuse il telefono e prosegu lungo la navata della chiesa.
Pensi davvero che fosse uno scherzo? - Jordan camminava in su e in gi per la casa
come una tigre ingabbia allo zoo. - Non so. A me sembra davvero una specie di scherzo
malato.
- Malato? Non ho detto che non lo fosse. - Simon guard il biglietto. Ora era
appoggiato sul tavolino del divano, con le sue lettere in stampatello visibili anche a una
certa distanza. Il solo osservarlo gli faceva contorcere lo stomaco, anche se a quel punto
sapeva che non aveva senso. - Sto solo cercando di pensare chi potrebbe averlo scritto. E
perch.
- Forse dovrei prendermi un giorno di ferie per controllare te e tenere d'occhio anche lei
- disse Jordan. - Sai com', non si sa mai.
- Deduco che tu ti stia riferendo a Maia - fece Simon - So che lo dici in buona fede,
ma non credo proprio che ti voglia avere attorno.
Jordan serr la mascella. - Le starei lontano, cos non mi vedrebbe.
- Wow. Lei ti piace ancora molto, vero?
- Ho una responsabilit personale nei suoi confronti -_ rispose Jordan con aria seria.
- Qualsiasi altro sentimento io possa provare nei suoi confronti, non conta.
- Puoi fare quello che vuoi - gli disse Simon. - Ma secondo me...
Il campanello della porta suon di nuovo. I due ragazzi si scambiarono un rapido
sguardo prima di precipitarsi all'ingresso. Jordan arriv per primo. Afferr l'attaccapanni,
butt gi le giacche e spalanc di colpo la porta brandendolo sopra la testa come fosse un
giavellotto.
Dall'altra parte della soglia c'era Jace, comprensibilmente perplesso. - Quello  un
attaccapanni?
Jordan butt l'oggetto a terra e fece un sospiro. - Se tu fossi stato un vampiro, lo avrei
utilizzato per uno scopo ben pi utile.
- Vero - disse Jace. - Ma anche se fossi stato un tizio con un sacco di cappotti.
Simon sbuc con la testa da dietro Jordan. - Scusa, abbiamo avuto una mattinata
difficile.
- Be', sta per diventarlo ancora di pi. Sono venuto qui per portarti all'Istituto, Simon.
Il Conclave ti vuole vedere, e a loro non piace aspettare.
L'istante in cui il portone della Chiesa di Talto si chiuse dietro Clary, la ragazza ebbe la
sensazione di trovarsi in un altro mondo, lontana anni luce dal rumore e dalla frenesia di
New York. Lo spazio all'interno dell'edificio era molto ampio, con un soffitto alto parecchi
metri. Una navata stretta correva tra file di banchi e grosse candele marroni ardevano sui
candelabri a muro delle parete. L'ambiente le sembrava poco illuminato, ma forse soltanto
perch era abituata allo splendore della stregaluce. Avanz lungo la navata, con le scarpe
da tennis che si sentivano appena sul marmo polveroso del pavimento. Che strano, pens,
una chiesa senza neanche una finestra. Percorsa tutta la navata, raggiunse l'abside, dove
pochi gradini portavano alla pedana rialzata su cui sorgeva l'altare. Lo osserv, e si
accorse di un'altra stranezza: in quella chiesa non c'erano croci. Sull'altare compariva per
una tavoletta verticale in pietra, sormontata dall'immagine di un gufo inciso. L'iscrizione
recitava:
LA SUA CASA PENDE VERSO LA MORTE,
E I SUOI SENTIERI MENANO AI DEFUNTI.
NESSUNO FRA QUELLI CHE VANNO DA LEI NE RITORNA,
NESSUNO RIPRENDE I SENTIERI DELLA VITA.
Clary rimase perplessa. Non aveva troppa familiarit con la Bibbia (di certo non ne
ricordava, come Jace, lunghi estratti quasi alla perfezione), ma quelle righe, anche se
avevano chiaramente a che fare con la religione, le sembravano comunque un po' strane in
una chiesa. Rabbrivid e si avvicin ancora di pi all'altare, su cui poggiava un grosso
tomo chiuso. Fra le pagine c'era qualcosa come un Segnalibro, ma quando Clary si
avvicin si rese conto che in realt si trattava di un pugnale, con un'impugnatura nera su
cui erano incisi simboli occulti. Ricord di averli gi visti in qualche manuale. S,
quell'arma era un athame, spesso utilizzato nei rituali demoniaci di evocazione.
Sent freddo allo stomaco, ma si chin comunque per guardare la pagina contrassegnata,
decisa a scoprire di cosa si trattasse. Peccato che si ritrov di fronte a una calligrafia
intricata e stilizzata, difficile da decifrare anche se fosse stata nella sua lingua. Si trattava di
un alfabeto con lettere appuntite e spigolose, che Clary vedeva sicuramente per la prima
volta. Le parole si trovavano sotto un'illustrazione di quello che era evidentemente un cer-
chio di evocazione, di quelli che gli stregoni tracciano sul suolo prima di compiere degli
incantesimi allo scopo di attrarre e concentrare i poteri magici. Quello che si trovava di
fronte, dispiegato sulla pagina, in inchiostro verde, era formato da due diversi cerchi
concentrici, con un quadrato all'interno. Nello spazio fra i cerchi erano scarabocchiate delle
rune; Clary non le riconobbe, ma sentiva il loro linguaggio dentro le ossa, e le vennero i
brividi. Morte e sangue.
Si affrett a voltare pagina e si imbatt in un gruppo di illustrazioni che le tolsero il fiato.
Era una serie di immagini, a partire da quella di uni donna con un uccello appollaiato
sulla spalla sinistra. Il volatile, forse un corvo, aveva un'aria furba e inquietante. Nella
seconda immagine l'uccello era sparito e la donna era in evidente stato di gravidanza.
Nella terza, era sdraiata su un altare non molto diverso da quello davanti a cui si trovava
ora Clary; sopra di lei incombeva una figura incappucciata, che teneva fra le mani una
siringa di fattura moderna, in contrasto con tutto il resto, piena di liquido rosso scuro. La
gravida sapeva con certezza che le sarebbe stato iniettato, perch stava urlando.
Nell'ultima immagine la donna sedeva con in grembo un bambino apparentemente
normale, se non fosse che aveva gli occhi del tutto neri, senza tracce di bianco. La madre lo
guardava inorridita.
Clary sent che le si rizzavano i peli sulla nuca. Sua madre aveva ragione: qualcuno stava
cercando di far nascere altri bambini come Jonathan. Anzi, c'era gi riuscito.
Fece un passo indietro, allontanandosi dall'altare. Ogni singola cellula del corpo le stava
gridando che in quel posto c'era qualcosa di molto, molto sinistro, finch si rese conto di
non poter indugiare un altro secondo: sarebbe stato meglio uscire e aspettare l'arrivo dei
rinforzi. Certo, era riuscita a scovare quell'indizio senza l'aiuto di nessuno, ma il risultato
era troppo sconvolgente per permetterle di gestire l'intera faccenda da sola.
Fu a quel punto che avvert un rumore.
Un debole sussurro, come una marea lenta che si ritraeva, con l'aria di provenire
dall'alto. Alz lo sguardo, tenendo l'athame stretto in pugno. E rimase a guardare. Lungo
tutto il ballatoio sopraelevato c'erano file e file di sagome silenziose, ciascuna con indosso
una specie di completo sportivo: scarpe da ginnastica, pantaloni grigio chiaro, felpe con la
zip e cappuccio calato sul viso. Erano completamente immobili, tenevano le mani
appoggiate al parapetto e guardavano in gi, verso di lei. O per lo meno cos sembrava a
Clary, visto che in realt non riusciva nemmeno a distinguere se fossero maschi o
femmine.
- Ehm... scusate - disse. La sua voce riecheggi forte contro le pareti di pietra. - Non
volevo disturbare n...
L'unica risposta che ricevette fu il silenzio. Un silenzio di piombo. Il cuore cominci a
batterle pi forte.
- Be', io allora vado - disse deglutendo forte. Fece un passo in avanti, appoggi
l'athame sull'altare e si giro per andarsene. Solo allora, una frazione di secondo prima di
voltarsi, sent l'odore che c'era nell'aria: il tanfo familiare dei rifiuti in decomposizione. Tra
lei e la porta, alto come un muro, c'era un incrocio terrificante di pelle a squame, denti
affilati come lame e artigli sporgenti.
Clary aveva passato le ultime sette settimane ad allenarsi per affrontare un demone in
battaglia, anche uno di proporzioni gigantesche. Ora che per stava accadendo davvero,
l'unica cosa che riusc a fare fu gridare.
...
FINE Parte 1.